I governanti di Finlandia e Norvegia si sono precipitati da Putin dissociandosi dall’Unione Europea citando un vecchio adagio siciliano: “Arma e cammisa l’avemu divisa…”

di Giulio Ambrosetti

Chi governa questi due Paesi nordici dell’Europa ha capito che andare dietro agli ‘europeisti’ guerrafondai è una stupidaggine politica. I possibili 10 milioni di profughi ucraini in Europa

Come scriviamo ripetutamente da almeno una decina di giorni, la Russia non ha vinto in Ucraina: ha stravinto. Se non chiude il conflitto in tempi brevi lo fa per due buoni motivi: uno esterno e il secondo interno. Cominciamo con il motivo esterno. Il Paese di Vladimir Putin (foto sopra tratta da Wikipedia), per dirla alla siciliana, sta ‘allungannu u sucu’ (allungando il sugo), ovvero continua i combattimenti – soprattutto i bombardamenti a Kiev e in altre città ucraine – perché vuole continuare a logorare l’Unione Europea, costringendola a nuovi esborsi in favore del regime di Volodymyr Zelenskyj. Quest’ultimo ha chiesto alla Commissione Europea altri 70 miliardi di euro (oltre i 90 miliardi di euro che la UE sta erogando che servono al Paese di Zelenskyj per pagare i debiti con l’FMI, sigla che sta per Fondo Monetario Internazionale). Gli ‘europeisti, questa volta, non vogliono ‘cacciare’ i soldi (questa, almeno, è la tesi ufficiale: poi…). Non solo. La Russia prosegue i bombardamenti perché vuole che, entro Dicembre, almeno 10 milioni di profughi ucraini invadano l’Europa, soprattutto Polonia e Germania.

I russi non possono chiudere subito la guerra in Ucraina perché, dopo quasi cinque anni di conflitto, non riuscirebbero a governare il repentino passaggio da economia di guerra a economia di pace

C’è anche un secondo motivo per il quale la Russia non vuole chiudere subito la guerra. Dopo oltre quattro anni di conflitto (a fine Febbraio del prossimo anno saranno cinque anni di guerra) l’economia russa è imperniata sulla produzione di armi. Fermare la guerra tutto d’un colpo provocherebbe effetti nefasti nel sistema produttivo russo che, per il 50% e forse più, è in questo momento un’economia di guerra. Lo spostamento da economia di guerra a economia di pace deve essere graduale, per evitare contraccolpi su occupazione e consumi. Nella migliore delle ipotesi la Russia ha bisogno di almeno tre mesi per iniziare a mettere in piedi gli ammortizzatori sociali per governare il passaggio da economia di guerra a economia di pace; nella peggiore delle ipotesi potrebbero servire anche sei mesi.

Facciamocene una ragione: americani e russi hanno tutto l’interesse a mantenere alti i prezzi di petrolio e gas

Ovviamente per governare l’economia russa nella transizione dalla guerra alla pace ci vogliono anche le risorse finanziarie: ciò significa che il prezzo mondiale del petrolio non scenderà sotto i 100 dollari/barile per almeno altri sei mesi, anche se finiranno sia la guerra in Ucraina, sia la guerra nel Golfo. Idem per il prezzo del gas. Ricordiamo che americani e russi sono grandi produttori di petrolio e gas e hanno tutto l’interesse a tenere i prezzi elevati, soprattutto se la Russia – primo Paese al mondo per la produzione di gasolio – continuerà a fornire lo stesso gasolio agli Stati Uniti d’America a prezzi stracciati. Chi ne pagherà le conseguenze sarà soprattutto l’Unione Europea, che non possiede né petrolio, né gas. Quella che abbiamo illustrato è la motivazione interna per la quale la Russia non chiude subito una guerra già vinta sul campo.

I governanti di Finlandia e Norvegia, per ciò che riguarda l’Unione Europea, avrebbero citato a Putin un vecchio proverbio siciliano: “Arma e cammisa l’avemu divisa”…

Che quanto scriviamo sia vero lo dimostra il fatto che i governanti di due Paesi non esattamente ‘amici’ della Russia – si tratta di Finlandia e Norvegia – si siano precipitati al telefono per parlare con Putin, annunciando, da parte loro, il ramoscello d’ulivo. Per la cronaca, la Finlandia fa parte dell’Unione Europea, mentre la Norvegia si è sempre guardata bene dall’entrare nel ‘lager-UE’. Da quello che si capisce, entrambi i governanti di questi Paesi hanno detto a Putin che non hanno nulla a che spartire con i guerrafondai dell’Unione Europea. Sembra che i governanti di questi due Paesi avrebbero preso in prestito un vecchio adagio siciliano per dissociarsi dall’Unione Europea: “Arma e cammisa l’avemu divisa...” (traduzione per i non siciliani: l’anima e la camicia le abbiamo divise, ovvero non abbiamo nulla a che spartire con gli ‘europeisti’ guerrafondai). La risposta del presidente della Federazione Russa è stata secca: “La Russia non rinuncerà alla liberazione della Regione del Donbass”. Detto ciò, la telefonata dei governanti di Finlandia e Norvegia a Putin è una straordinaria vittoria della Russia. Di fatto, si tratta di due Paesi che si sono dissociati dall’Unione Europea: la Norvegia dall’esterno, la Finlandia dall’interno della stessa UE.

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