di Giulio Ambrosetti

Stamattina in un centro commerciale ho acquistato tre melanzane che definisco classiche: ovali nere. Tre melanzane di media pezzatura al tatto dure, non mature, che lasciavano presagire una polpa soda e compatta. A casa, quando le ho tagliate a metà per metterle in acqua e sale, la sopresa: piene zeppe di semi. Immangibili! Per quello che so, quando una melanzana è piena di semi o è molto matura, o la pianta si è sciroppata carenza di acqua o, ancora, è la stessa pianta è stata colpita da stress termici. Le tre melanzane non erano mature: alla vista e al tatto si presentavano bene ma, di fatto, facevano letteralmente schifo. Una vergogna! Quasi 5 euro buttati.
Con molta probabilità non è un prodotto siciliano: sono importate o dalla Spagna o dalla Turchia
Debbo essere sincero: quando le ho acquistate mi sono sembrate buone. Invece mi hanno rifilato tre schifezze. Se debbo essere sincero, non credo che le melanzane che ho acquistato siano siciliane: con molta probabilità, sono state importante o dalla Spagna o dalla Turchia. E’ da questi Paesi che l’Italia importa le melanzane fuori stagione. In realtà, siamo al limite: nella prima settimana di Novembre in Sicilia si raccolgono le ultime melanzane di pieno campo; poi ci sono le melanzane di serra. Ma sia le melanzane siciliane di pieno campo (anche le ultime, cioè quelle che si raccolgono a fine Novembre), sia le melanzane siciliane di serra sono buone. Le melanzane che ho acquistato non sono siciliane: e sono da buttare. Che dire? Che ormai acquistare frutta e ortaggi è un terno al lotto. E più andremo avanti nell’attuale Unione Europea ultra-liberista e globalista, più aumenterà la presenza nelle nostre tavole di ortofrutta che fa letteralmente schifo.







