
Se è corretto quello che da tre anni scrive Lomonte ci sembra difficile, se non impossibile, che i governanti mettano per iscritto una notizia non vera
Da oltre tre anni Ciro Lomonte (foto sotto), esponente di Siciliani Liberi, scrive a ripetizione che i soldi del Pnrr (sono quasi 195 miliardi di euro stanziati dall’Unione europea in favore dell’Italia per fronteggiare gli effetti economici negativi provocati non dal Covid ma da chi ha gestito la pandemia, vera o presunta) non esistono. E scrive anche che non esistono nemmeno i soldi del Fondo di sviluppo e coesione (Fsc) e i soldi del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e del Fondo sociale europeo (Fse). Noi non siamo così radicali, nel senso che pensiamo che in Italia questi soldi sono arrivati in minima parte e che, nel complesso, Lomonte ha ragione da vendere. Ebbene, ci sono tre parlamentari in carica che hanno aderito al progetto politico del generale Roberto Vannacci. Perché non presentano un’interrogazione parlamentare con richiesta di risposta scritta? Il Governo deve rispondere per iscritto, perché se è vero che questi fondi sono stati distratti per finalità diverse da quelle per i quali sono stati stanziati, beh, è difficile, se non impossibile, che i governanti scriverebbero il falso.

Quasi tutte le Regioni italiane hanno speso una parte minima di questi fondi. Non è un po’ strano?
Scrive oggi Lomonte: “A confermare quanto anticipato e spiegato solo da Siciliani Liberi, ovvero che i fondi europei della Programmazione 2021-27 non esistono più da anni, è direttamente la Ragioneria dello Stato che ha appena fornito il dato. Al 28 Febbraio 2026, quando manca poco più di un anno alla fine dei 6 anni della ‘Programmazione’, pressoché tutte le Regioni, per prima la Regione Siciliana, non hanno speso praticamente nulla della presunta dotazione dei fondi in questione. La Regione Siciliana ha speso il 5,06% del Fondo di sviluppo e coesione; il 6,57% del Fesr; l’11% della dotazione Fse. La colpa, tuttavia, non è come scrive il cronista de La Sicilia dovuta al fatto che la burocrazia regionale non sarebbe ‘all’altezza dell’opportunità’ (https://www.lasicilia.it/…/spesa-dei-fondi-ue-la…). Ma al fatto che la presunta ‘opportunità’ non esiste”.
Il ruolo della Ragioneria dello Stato
“L’intera dotazione dei fondi europei 2021-27, pari a 800 miliardi di euro – scrive sempre Lomonte – è stata spesa dalla Commissione europea in larga parte in contribuzioni dirette agli Stati membri per la cassa integrazione in deroga. La Ragioneria non lo dice: ma se si andasse a controllare realmente se le piccole cifre spese dalla Regione Siciliana e dalle altre Regioni sono veramente di origine comunitaria probabilmente si troverebbe che si tratta di anticipazioni bancarie a interesse garantite dai ‘decreti di spesa’ dei vari assessorati. In breve, la Regione Siciliana come tutte le altre Regioni italiane da inizio 2022 non dispone più di oltre il 40% del proprio bilancio. Rendendo così la Regione in tutto e per tutto simile ai Comuni siciliani, di fatto tutti in condizioni di insolvenza. In pratica, l’intera spesa comunitaria è bloccata (e lo resterà, fino allo scioglimento della UE). E la Regione, esattamente come i Comuni, vive dei soli trasferimenti statali e delle poche tasse che riesce a trattenere in Sicilia (parte dell’Irpeg, l’addizione regionale Irpef, parte del Bollo auto e poco altro), così come i Comuni attendono i soldi di Tari e Imu per pagare le poche spese che riescono a sostenere oltre al pagamento degli stipendi e di pochi servizi essenziali, peraltro in forte ritardo: come basterebbe verificare chiedendo ad Enel e agli altri fornitori elettrici contrattualizzati quanto introitano dal pagamento della pubblica illuminazione delle altre bollette elettriche da parte dei Comuni siciliani”.
Lo scippo romano di Irpef e Iva alla Sicilia avallato da tutte le forze politiche della nostra Isola
Per essere precisi, la Regione siciliana incassa anche una parte delle entrate di Irpef e di Iva che, in realtà, se lo Statuto siciliano dovesse essere applicato senza raggiri e imbrogli, dovrebbero restare tutte nelle ‘casse’ della Regione. Se lo Stato ne trattiene larga parte lo si deve alle norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto siciliano approvate nel 2016 dal Parlamento nazionale e dall’Assemblea regionale siciliana. In quel momento il centrosinistra governava a Roma e nella nostra Isola. Ma non ci risulta che il centrodestra e il Movimento 5 Stelle, che erano all’opposizione a Roma e in Sicilia, abbiano contestato questo scippo scellerato ai danni della Sicilia. La politica siciliana al gran completo, a Roma e in Sicilia, ha avallato lo scippo dello Stato di Irpef e Iva ai danni della Regione siciliana.
I tre parlamentari nazionali che fanno capo al movimento Futuro Nazionale se vogliono possono fare chiarezza. Lo stesso Vannacci, europarlamentare, potrebbe presentare un’interrogazione alla Commissione europea
Restano alcune domande. Lomonte dice che i soldi Pnrr, Fsc, Fesr e Fse non sono mai arrivati non soltanto alla Sicilia ma anche in altre Regioni perché sono serviti per pagare la cassa integrazione. A noi risulta che una parte di questi fondi sia finita in Ucraina. In questi giorni l’Ucraina ha firmato un accordo con l’Arabia Saudita per fornire droni. Con quali soldi l’Ucraina produce questi droni? E’ evidente che i soldi per queste produzioni ucraine sono arrivati dall’Unione europea. Così come è evidente che tali droni vengono prodotti non in Ucraina ma in un altro Paese, magari europeo, che la Russia non può bombardare. Possibile che nel parlamento italiano non c’è un solo parlamentare in grado di chiedere il rendiconto esatto della spesa di Pnrr, Fsc, Fesr e Fse? L’unica forza politica che può fare chiarezza su questa storia è Futuro Nazionale del generale Vannacci. E’ solo questione di volontà politica. Come già accennato, richiedendo la risposta scritta in un’interrogazione il Governo non potrebbe non raccontare il vero per iscritto. Tra l’altro, il generale Vannacci ricopre la carica di europarlamentare. Anche lui potrebbe presentare un’interrogazione alla Commissione europea con richiesta di rendicontazione dei fondi Pnrr, Fesr e Fse, ovviamente sempre per iscritto. Sarebbe interessante, poi, raffrontare cosa scrivono i governanti italiani e cosa scrivono i signori della Commissione europea.







