
di Giulio Ambrosetti
Solito appuntamento mensile con il chimico del Cnr su meteo, economia, ambiente, e agricoltura
Siamo giunti a metà Settembre. Alla chiusura dello Stretto di Hormuz dovuto alla guerra nel Golfo Persico si aggiunge ora la distruzione dell’oleodotto che portava il petrolio saudita sulla costa del Mar Rosso. A bombardare questo oleodotto sono stati i guerrieri Houthi sostenuti da Cina e Iran. La chiusura del Golfo da parte degli americani (leggere stop all’esportazione di petrolio iraniano), i continui attacchi di Ucraina (e NATO) alle raffinerie di petrolio russo e, adesso, i danni all’oleodotto che portava il petrolio saudita sulla costa del Mar Rosso stanno determinando l’aumento del prezzo del petrolio (qui un articolo). Il 12 Settembre ha visto la pioggia tornare diffusamente su tutta la Sicilia e il primo calo delle temperature dopo un’Estate a dir poco afosa. Il gasolio costa 2,2 euro al litro, e l’inflazione è alle stelle. Moltissime aziende non hanno riaperto, fra cui la Ilva di Tarano dove sono stati spenti gli altoforni e, con essi, la produzione di acciaio da minerale, che in Italia avveniva solo a Taranto. Tempo dunque di tornare a sentire il nostro amico Mario Pagliaro, per il nostro dialogo mensile su meteo, economia, ambiente, e agricoltura. Un dialogo letto in tutta Italia e ormai pure fuori dall’Italia da molti italiani che vivono e lavorano all’estero, costretti ad emigrare dalle folli politiche “europeiste” imposte all’Italia da Germania e Francia camuffate da “Unione europea”. Imposizioni politiche balorde che hanno massacrato l’industria europea (soprattutto automobilistica), compresa l’economia italiana.
ECCO PERCHE’ IL CALDO ESTIVO NON CI HA DATO TREGUA PER QUASI 110 GIORNI
La prima domanda non può che riguardare il meteo. A cosa è stata dovuta questa incredibile Estate senza respiro, e che tempo possiamo attenderci in Sicilia nelle prossime settimane, specie in relazione alle piogge?
“L’Estate incredibilmente calda e afosa è stata dovuta al continuo precipitare di grandi masse di aria fredda sulla costa occidentale dell’Africa. Così, da un lato, in Africa occidentale l’Estate è stata caratterizzata da temperature insolitamente fresche e da piogge torrenziali, dall’altro lato la piccola Europa occidentale è stata investita dalla continua espulsione di aria bollente dal deserto del Sahara dall’Algeria fino al confine occidentale dell’immenso deserto. Questa grande massa di aria bollente, attraversando il breve tratto di Mediterraneo che la separa dalla Sicilia come dalla Spagna, si caricava di umidità, col risultato di rendere contemporaneamente l’aria caldissima e carica di umidità. Non appena, nella seconda settimana di Settembre, l’aria fredda di origine artica ha fatto irruzione sull’Italia, sono iniziate le prime grandi piogge. Che il 12 Settembre hanno interessato anche la Sicilia. Il quadro meteorologico è ormai instabile: già nei prossimi giorni si formerà un nuovo uragano mediterraneo distante dalla costa ionica siciliana, più prossimo alle coste greche e balcaniche meridionali. Il modello previsionale europeo indica significativi accumuli di pioggia fra l’inizio di questa settimana e Sabato 19 Settembre in tutta la Sicilia, particolarmente su quella orientale”.
SE LA GUERRA IN UCRAINA CONTINUERA’ A BLOCCARE LA NAVIGAZIONE NEL MAR NERO IL GRANO RUSSO NON ARRIVERA’ IN EUROPA E I PREZZI DI QUESTO CEREALE ANDRANNO ALLE STELLE
Veniamo al prezzo del grano: lei, a Luglio, ci aveva detto che il prezzo del grano in Italia e in Sicilia è “determinato dalle importazioni dalla ex Unione Sovietica: se dovesse venir meno, il prezzo tornerebbe rapidamente a livelli record, tanto per il grano duro che per quello tenero”. La guerra nella ex URSS si è persino intensificata. Cosa ne sarà del prezzo del grano?
“Aumenteranno fino a quando le forniture dalla ex URSS attraverso il Mar Nero non saranno ripristinate. Infatti alla riapertura delle varie borse merci dopo la lunga pausa estiva i prezzi sono iniziati a salire in tutta Italia al ritmo di 10 euro a tonnellata a settimana: con la riapertura delle fabbriche alimentari e dei mulini, le scorte di grano importato dalla ex URSS a prezzi molto bassi si esauriranno rapidamente, mentre il grano ex sovietico non può più raggiungere né la piccola Europa, né i popolosi e semi-desertici Paesi del Nord Africa. Dove infatti è iniziata la corsa ad accaparrarsi il grano prima che i prezzi tornino ad essere altissimi. L’Algeria il 4 Settembre ha comprato in una singola asta 400 mila tonnellate di grano duro nordamericano, pari più o meno la produzione annuale della Sicilia, pagandolo fra i 324 e i 334 dollari a tonnellata. Non molti tuttavia comprendono quale sarà l’impatto concreto dalla fine dell’export del grano ex sovietico se la guerra, che tutti auspichiamo possa finire al più presto, non dovesse terminare”.
Già, cosa accadrà se la guerra nella ex URSS continuerà e non sarà più possibile ricevere dal Mar Nero il grano della ex URSS?
“Ci sarebbero, già nelle prossime settimane, aumenti dei prezzi dei generi alimentari di base e misure di razionamento senza precedenti in moltissimi grandi Paesi, specie in quelli con una grande popolazione giovane e non autosufficienti dal punto di vista alimentare. I numeri, che in Italia restano poco conosciuti, aiutano a capire. In Asia, gli importatori avevano prenotato alle due principali repubbliche dalla ex URSS fra i 2 e 2.5 milioni di tonnellate di grano, da ricevere via nave fra Luglio e Settembre. Ma a Singapore il 20 Agosto gli importatori constatavano allarmati che il grano non stava arrivando. L’Egitto nei primi 6 mesi dell’anno ha ricevuto dalla ex URSS l’82% del proprio enorme fabbisogno di grano importato, visto che la produzione nazionale è ben lungi dal fornire al popoloso Paese africano l’autosufficienza. L’Indonesia, altro Paese con un’enorme popolazione – quasi 290 milioni di abitanti – aveva contrattualizzato 600.000 tonnellate di grano ex sovietico sempre nello stesso periodo cruciale: Luglio-Settembre”.
SENZA IL GRANO RUSSO MEZZO MONDO E FORSE PIU’ RIMARRA’ SENZA QUESTO CEREALE E I PREZZI CRESCERANNO A DISMISURA
E cosa sta succedendo?
“Lo scenario è complesso. Un rappresentante indonesiano delle aziende molitorie notava alla stessa data dello scorso 20 Agosto come, senza il grano della ex URSS, saranno costretti a comprare con urgenza il grano di cui hanno bisogno urgente dall’Australia, dall’Argentina o dalla Romania. In breve, l’ex Unione Sovietica era divenuto il granaio del mondo. Se la ex URSS smette di esportare il proprio grano perché le vie marittime del Mar Nero restano chiuse, tutti i Paesi del mondo non autosufficienti riguardo la produzione di grano e farina fronteggeranno seri e prolungati problemi di disponibilità. In quel caso, tutti i Paesi, inclusi quelli che il grano lo possiedono in quantità sufficiente, dovranno fronteggiare aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari ottenuti dalla farina di grano che potrebbero superare di molto quelli registrati fra inizio e metà 2022, prima che l’accordo fra le ex Repubbliche sovietiche ripristinasse le enormi esportazioni dalla ex URSS”.
METTIAMO NEL CONTO UNO SPAVENTOSO AUMENTO DEI PREZZI DEI BIGLIETTI AEREI E DEL CIBO
Parliamo di inflazione, appunto. In Italia il gasolio costa 2,2 euro/litro nelle città, ed ha superato i 2,4 euro/litro lungo le varie tratte autostradali. La benzina costa oltre 2 euro/litro. Il kerosene, idem. Il Governo ci racconta che l’inflazione a Luglio era solo al 3,4%. Non le chiedo un commento su una simile messinscena, quanto invece quale potrebbe essere l’impatto concreto sul sistema industriale e dei trasporti se simili prezzi dei carburanti dovessero continuare.
“Semplicemente, le aziende non avrebbero alternative ad aumentare drasticamente i prezzi riducendo al contempo in modo drastico la produzione di beni e il loro trasporto. Insomma, dovrebbero cambiare registro, per evitare che le loro attività diventino antieconomiche. Anche qui, i numeri aiutano. Ad Agosto 2026 il prezzo del kerosene in Europa è aumentato dell’80% sull’anno precedente, sfiorando i 1.300 dollari a tonnellata. Infatti, la maggiore compagnia aerea low-cost ha annunciato il taglio di 10.000 volti nei prossimi pochi mesi e un consistente aumento dei prezzi. Più di un terzo del cherosene consumato nei Paesi Ue è importato: di questo, quasi la metà arrivava dal Golfo Persico. Da mesi non arriva più a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz e del Golfo. Inoltre, i Paesi che ancora lo vendono, come l’India e altri Paesi asiatici, stanno riducendo le vendite, preoccupati della crisi energetica, aumentando il prezzo di vendita praticamente ogni settimana. Il prezzo altissimo del gasolio, poi, si riflette due volte sull’aumento dei prezzi alimentari: durante la loro produzione in agricoltura, dove il gasolio manda avanti l’intera agricoltura meccanizzata, e poi durante il trasporto delle derrate agricole: prima dal campo ai vari mercati, poi dai mercati alle aziende, e infine dalle aziende ai consumatori. E’ una situazione evidentemente molto grave: di nuovo, se la guerra nel Golfo Persico non terminerà e la chiusura di Hormuz dovesse continuare, gli effetti sui prezzi e sulla produzione agricola ed industriale saranno senza precedenti storici.
GLI EFFETTI POSITIVI IN SICILIA
In questa situazione oggettivamente molto difficile c’è qualcosa di positivo per la Sicilia che lei riesce comunque a vedere?
“Certo. Ci sono almeno due conseguenze positive. La prima è che l’aumento dei prezzi agricoli tornerà a remunerare gli agricoltori, e pure gli allevatori, del loro prezioso lavoro dopo molti anni in cui le importazioni di derrate agricole straniere hanno sistematicamente depresso i prezzi agricoli in tutta Italia, e in particolare nel Meridione. Le crisi in corso rendono le esportazioni via nave sempre più costose a causa del forte aumento dei costi di assicurazione, oltre al fatto che molte tratte non sono più coperte. L’altro, è che le imprese e le famiglie in Sicilia ricorreranno in massa all’energia solare, cioè al fotovoltaico e al solare termico, per autoprodursi gratuitamente dal sole almeno una parte dell’energia di cui hanno bisogno, inclusa l’energia elettrica per caricare i veicoli elettrici, che diventeranno ubiqui. La Sicilia è la regione più soleggiata d’Italia e fra le più soleggiate dell’intero bacino mediterraneo: il potenziale di crescita è immenso. E ora può realizzarsi anche grazie al fatto che il costo degli impianti è crollato e la loro capacità di generare e fornire energia di alto pregio è divenuta realtà anche grazie all’abbinamento con i moderni sistemi di accumulo dell’energia basati sulle batterie al litio”.








