di Giulio Ambrosetti

Il dubbio
Ormai la cronaca di ogni giorno ci racconta di uomini che uccidono la moglie o la compagna. In alcuni casi l’uomo, dopo aver tolto la vita alla moglie o alla compagna, si uccide. Sono tragedie terribili che vengono puntualmente raccontate dai media: giornali cartacei e online, televisione, radio con relativa diffusione sulla rete. Detto questo, vorrei esternare un dubbio. Ribadisco la parola: dubbio. E’ possibile che il clamore che si crea attorno a questi fatti di sangue possa fungere da esempio da imitare? Torno a ribadirlo: il mio è solo un dubbio e, da giornalista, sono favorevole, ovviamente, al diritto di cronaca. Però…Però vorrei esternare un però.
I gesti estremi
Da persona che vive nell’attuale società ho la sensazione che attorno a noi siano in crescita le fragilità e, purtroppo, anche la solitudine. E, qualche volta, pure la convinzione che l’unica alternativa ai problemi che si presentano davanti ai nostri occhi sia il gesto estremo. Sono rimasto molto colpito – suppongo come tante altre persone – dalla storia di marito e moglie con la bambina di 5 anni affetta da gravi problemi di disabilità che sono stati trovati morti. Colpisce il ritrovamento di numerosi scritti in cui i due coniugi illustravano il senso di isolamento e di impotenza. Poi la tragedia.
Cronache di morti ordinarie?
Quello brevemente descritto è un caso limite. Me ce ne sono altri dove, in realtà, il quadro è diverso. Come la vicenda – sempre di queste ore – del trentenne che non sopportava di essere stato lasciato dalla fidanzata. Così l’ha rapita e l’ha scaraventata da un dirupo uccidendola. Per poi togliersi la vita gettandosi anche lui dal dirupo. La mattina presto ho ricominciato a seguire qualche Tg. Mi ha colpito la descrizione molto particolare di questo evento. Lo stesso discorso vale per altre tragedie di uomini che tolgono la vita alle donne. Ho l’impressione che queste storie stiano diventando ordinarie: e la cosa mi spaventa. Esagero? Non lo so.
Il problema non è solo italiano ma mondiale
La domanda che pongo è la seguente: siamo sicuri che raccontare per filo e per segno queste storie, con dovizia di particolari – soprattutto con riferimento alla televisione, che è il media di maggiore impatto – sia un fatto positivo? Me lo chiedo e la chiedo perché, ribadisco, ho la sensazione che la realtà in cui viviamo sia sempre più fragile. Il problema non riguarda solo l’Italia ma tutta la società in generale. Il fenomeno dei femminicidi, purtroppo, è molto diffuso in Francia, in Germania e, in generale, in altri Paesi europei. Ed è molto diffuso in Africa, nelle Americhe e in Asia. Il mio, ribadisco ancora una volta, è solo un dubbio.
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