Guerra in Iran e strategia globale del Segretario del Tesoro americano Scott Bessent: verso uno scontro economico, finanziario, commerciale e soprattutto bancario tra USA e Cina? Germania fuori dall’euro?

di Giulio Ambrosetti

Se gli iraniani hanno vinto, come ‘strillano’ da giorni i media globalisti, di fatto schierati con Teheran e con la Cina, perché in queste ore il Governo dell’Iran si dice pronto a colpire gli alleati arabi di Washington nel Golfo? Proviamo a illustrare come stanno le cose

C’è qualcosa che non funziona nella retorica iraniana. Mettiamola così: tra gli avvertimenti che il regime di Teheran mette in giro in queste ore e i fatti emergono contraddizioni. “Non abbiamo distrutto il loro esercito, ma abbiamo vinto”: queste le parole che arrivano dall’Iran. Non hanno distrutto il dispiegamento militare americano nel Golfo, ma il portavoce del Parlamento iraniano, Mohammad-Bagher Ghalibaf, dice che il suo Paese ha vinto la guerra contro gli Stati Uniti e Israele sul piano militare e politico. Ma se gli iraniani hanno vinto perché in queste ore puntano a colpire gli alleati arabi di Washington? Proviamo a illustrare come stanno le cose. Dicendo subito che, in questa fase storica, l’Iran è un Paese costretto a passare al contrattacco sia per uscire dall’angolo in cui si trova, sia per sdebitarsi con la Cina che fino ad oggi ha sostenuto gli iraniani. In Iran vivono 92 milioni di persone che, con la chiusura del Golfo ad opera degli americani, sarebbero già alla fame senza gli aiuti cinesi e, in parte, anche russi. Tutto questo mentre il presidente americano, Donald Trump, ha postato sulla rete una foto che per l’Iran e i suoi alleati, Cina in testa, è piuttosto sinistra: lo Stretto di Hormuz controllato dagli americani (foto sopra).

Colpire economicamente i Paesi che sostengono l’Iran con provvedimenti mai visti fino ad oggi nel mondo

Per entrare nel cuore di quanto sta avvenendo nel Golfo e, soprattutto, di quello che potrebbe avvenire nei prossimi giorni nei mercati globali a tutti i livelli bisogna partire da quello che scrivono in questi giorni i soliti giornali americani globalisti che avversano sia il presidente Donald Trump, sia Israele. Media che fanno da cassa di risonanza all’Iran. Stando a quanto raccontano, gli iraniani si appresterebbero a sabotare i cavi sottomarini e, tanto per cambiare, ad attaccare il Kuwait (si dice che non ci dovrebbero essere più missili iraniani contro gli Emirati Arabi Uniti che avrebbero restituito all’Iran i fondi ‘congelati’). Perché questi attacchi, ammesso che si materializzino? La risposta è semplice: l’amministrazione americana si appresterebbe ad iniziare una guerra economica e commerciale globale che non colpirebbe solo l’Iran, che peraltro, con il Golfo chiuso, non è in grado di esportare petrolio, zafferano e pistacchi, che sono i beni che reggono l’economia iraniana. L’amministrazione Trump potrebbe colpire tutti i Paesi che commercializzano con l’Iran e che, direttamente o indirettamente, sostengono l’Iran.

Il piano di Scott Bessent per colpire in primo luogo l’economia cinese

La domanda è: che strumenti utilizzerà l’amministrazione americana? Ecco, la sorpresa è che i dazi doganali ci saranno, ma giocheranno un ruolo addirittura marginale. Gli USA puntano a colpire il cuore delle economie che si reggono sulle esportazioni, con riferimento, ovviamente, alle economie dei Paesi che aiutano l’Iran. Partendo, come vedremo, dalla finanza e dalle banche. Il piano di attacco è stato messo a punto dal Segretario al Tesoro degli Stati Uniti d’America, Scott Bessent. Che ha annunciato misure di isolamento dell’Iran senza precedenti. In testa tra i Paesi che verranno colpiti dagli americani per isolare l’Iran c’è, ovviamente, la Cina che, come già accennato, sostiene a spada tratta il regine teocratico di Teheran. La Cina è il principale acquirente del petrolio iraniano. Gli americani puntano a sanzionare le raffinerie di petrolio cinesi. E a sanzionare tutte le banche cinesi, impedendogli di accedere ai sistemi finanziari americani e globali. Questa mossa provocherebbe un caos bancario, economico e commerciale mondiale. Gli effetti negativi non risparmierebbero l’economia americana. Ma farebbero collassare in poche settimane l’economia cinese che, com’è noto, si regge sull’export dei propri prodotti in Occidente, a cominciare proprio dal mercato statunitense.

Un possibile scontro economico, finanziario, commerciale e bancario mai visto fino ad oggi nel mondo. La Germania sta per abbandonare l’euro?

Qualcuno sostiene che i cinesi reagirebbero bloccando l’export di terre rare negli USA. Due anni fa l’economia americana, senza terre rare cinesi, sarebbe andata in tilt. Questo perché le amministrazioni USA a guida Democratica, sbagliando, non hanno mai voluto potenziare ricerca e lavorazione di terre rare per non inquinare l’ambiente. Di fatto condannando l’America alla dipendenza dalla Cina in materia di terre rare. Oggi è così solo in parte, perché l’amministrazione Trump ha cambiato indirizzo politico anche sulle terre rare. E’ chiaro che lo scontro economico tra USA e Cina che si va delineando avrà conseguenze globali che non risparmieranno la stessa America. La differenza è che l’economia degli Stati Uniti, da due anni a questa parte, ha puntato sull’autosufficienza, mentre la Cina, lo ribadiamo ancora una volta, non solo dipende dall’export dei propri prodotti ma oggi non è in condizione di aumentare i propri consumi interni. Anche se i media occidentali non ne parlano si va verso uno scontro globale che avrà effetti devastanti nell’economia mondiale. Con risvolti assai negativi che non risparmieranno Unione europea e Regno Unito. Non è da escludere, a breve, qualche notizia clamorosa, come l’uscita della Germania dall’euro.

Una possibile guerra del dollaro. Che, in questo caso, verrebbe gestita dagli americani. Difficile, se non impossibile, anticipare cosa potrebbe succedere nei mercati globali

La ‘ricetta’ Bessent non si limita solo a colpire le banche cinesi: il Segretario del Tesoro potrebbe anche impedire alla Cina di acquistare dollari americani. Fino ad ora ha tenuto banco lo spauracchio della ‘dedollarizzazione’ da parte dei cinesi e dei Paesi del BRICS. In questo caso, però, sarebbero gli americani ad imporre la ‘dedollarizzazione’ ai cinesi. Quello che succederebbe nei mercati globali non è facilmente discrivibile, anche perché una cosa del genere non è mai avvenuta. Gli effetti, infatti, andrebbero misurati su tutti i provvedimenti bancari e finanziari che il Tesoro americano metterebbe in campo. Non c’è nemmeno bisogno di dire che i cinesi si incazzerebbero e avvierebbero ritorsioni immediate con effetti indescrivibili e, soprattutto, imprevedibili in tutte le catene economiche, bancarie, finanziarie e commerciali mondiali. Difficilissimo, per esempio, anticipare che cosa succederebbe alle assicurazioni e alle agenzie di cambio internazionali. Chi conosce il funzionamento dell’economia mondiale, a cominciare dalle catene commerciali globali, sa di cosa stiamo parlando.

L’eventuale attacco ai porti sul modello del caos scoppiato nel Mar Nero

Non è finita. Nel bel mezzo del caos senza fine che si determinerebbe nello scenario economico, finanziario e bancario mondiale, gli Stati Uniti potrebbero impedire all’Iran l’accesso a tutte le partecipazioni globali in criptovalute, in oro, in beni immobili. Per non parlare dei conti esteri, oggi in parte già ‘congelati’. Ovviamente, verrebbero prese di mira le infrastrutture commerciali, a cominciare dai porti: quello che, in pratica, sta facendo la Russia nel Mar Nero: vero è che anche i russi non esportano più prodotti agricoli, grano in testa, in Europa e in Africa: ma hanno bloccato l’export ucraino: che è quello che interessa al Paese di Vladimir Putin. Ed è quello che potrebbe fare l’America, attaccando tutti i porti che commercializzano petrolio iraniano.

Al di là di quanto raccontano i media globalisti, Israele tiene sotto scacco due alleati storici di Iran e Cina: Hamas a Gaza ed Hezbollah in Libano. Guerrieri Houthi quasi fuori scena

Per concludere la nostra disamina, va detto che gli effetti a catena di questa strategia americana di attacco globale, ribadiamo, potranno essere valutati solo quando si materializzeranno. Ma è chiaro che se Cina e Iran stanno pensando non di attaccare la flotta americana nel Golfo (avrebbero la peggio) ma i Paesi del Golfo alleati degli americani, ebbene, un motivo c’è: e il motivo è che potrebbero anticipare le mosse americane. Se gli iraniani inizeranno a bombardare i Paesi del Golfo con la scusa di colpire le basi americane, ebbene, significa che tutto quello che avete letto sta per verificarsi. Non è una tesi improbabile, anche perché Israele ha praticamente immobilizzato due alleati storici dell’Iran e della Cina: Hamas a Gaza ed Hebollah in Libano. Mentre i guerrieri Houthi possono solo attaccare l’Arabia Saudita contro la quale si scontrano dal 2015. Per il resto, contano poco.

Se dovesse scoppiare il caos globale la Russia si salverebbe, mentre l’Unione europea verrebbe polverizzata

In questa fase non ci resta che aspettare. Precisando che il caos che potrebbe scatenarsi non dovrebbe sortire grandi effetti negativi in Russia. Questo Paese è governato da persone intelligenti che, a differenza dei cinesi, la cui intelligenza economica è stata forse un po’ troppo sopravvalutata, non hanno imperniato la propria economia sull’export (petrolio e grano a parte). Ci saranno ulteriori problemi, invece, per l’Unione europea, che ha un sistema economico demenziale, se è vero che oltre a dipendere dall’export ha adottato una moneta unica – l’euro – a gestione ‘rigida’ che è servita solo alla Germania e ai suoi alleati ma che oggi è un peso, soprattutto per i tedeschi: non a caso abbiamo ricordato che potrebbe essere arrivato il momento, per i teutonici, di mollare l’euro, magari trovando il modo per continuare a tenere in pugno il resto d’Europa.

Un commento

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *