Harry ti presento Giorgia: i soldi per i danni provocati dal ciclone dove sono? Esistono ancora i 2 miliardi di euro scippati da Salvini a Sicilia e Calabria per il Ponte di Messina? Dubbi anche sulla Regione

Peraltro, l’inizio dei lavori per il collegamento stabile tra la nostra Isola e il Continente è stato rinviato. Un motivo in più per restituire questa somma. I soldi ci sono o sono stati utilizzati per l’Ucraina e per pagare gli interessi sul debito pubblico?

Il Ciclone Harry ha devastato Sicilia, Calabria e, in parte, anche la Sardegna. La premier Giorgia Meloni? Non si è vista. Da Roma si sono presentati due siciliani: il presidente del Senato, Ignazio La Russa, e il Ministro della Protezione Civile e delle Politiche del mare, Nello Musumeci. Nessuno dei due è stato chiaro sui fondi da destinare alla Sicilia per fronteggiare l’emergenza. Si sa: se c’è da dare montagne di soldi all’Ucraina di Volodymyr Zeleskyj e alla sua ‘banda’, non ci sono problemi. Per i cittadini della nostra Isola colpiti da una tempesta marina molto strana (ne abbiamo scritto qui) solo chiacchiere. Come quelle del Ministro Musumeci, già presidente della Regione siciliana dal Novembre 2017 fino al 2022, che tre anni fa avrebbe voluto ricandidarsi alla guida della Sicilia. Era proprio il caso di inviare lui? E infatti, come non era difficile prevedere, il Ministro si è cimentato in dichiarazioni surreali: “Non è un problema di risorse ma di progettualità”: e già, perché gli oltre mille sfollati di Niscemi, dove un pezzo del centro abitato è venuto giù, e gli altri cittadini siciliani massacrati dalle onde marine gigantesche aspettano da Roma la “progettualità” e non interventi concreti. Insomma, questa il Ministro Musumeci se la poteva risparmiare.

Un po’ confuso l’annuncio dello stanziamento di 50 milioni di euro da parte del Governo regionale

Finora, almeno sulla carta, un stanziamento peraltro irrisorio rispetto ai danni – circa 50 milioni di euro – è stato annunciato dal Governo regionale di Renato Schifani (foto sopra tratta da Regione siciliana) in un clima di grande confusione. Leggiamo che si tratterebbe in parte di “fondi globali”: la cosa è strana, perché in questi casi, in mancanza di fondi, si interviene con i fondi di riserva. Ammesso che nel Bilancio regionale 2026 siano stati appostati i fondi di riserva. La domanda è semplice: i soldi per Sicilia, Calabria e Sardegna ci sono? Sulla carta ci dovrebbero essere, se è vero che per avviare i lavori per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina il Governo Meloni – tramite il Ministero delle Infrastrutture gestito dal ‘capo’ della Lega Ministro Matteo Salvini – ha scippato 1,6 miliardi di euro alla Regione siciliana e 300 milioni di euro alla Regione Calabria. L’inizio dei lavori, com’è noto, è stato rinviato. Regione siciliana e Regione Calabria potrebbero riprendersi questi soldi, ammesso che siano disponibili e non siano già finiti in Ucraina o chissà dove. Su questo punto si aspettano notizie dal Governo Meloni e si aspettano chiare richieste dai presidenti, il citato Schifani e il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Ci auguriamo che questi due politici facciano prevalere le ragioni dei rispettivi cittadini che rappresentano rispetto alle esigenze di ‘cassa’ del Governo nazionale di centrodestra.

Non è che la rivendicazione dell’unità nazionale sempre sbandierata dal Governo Meloni farà la fine farsesca del sovranismo dell’attuale Governo di centrodestra trasformato in inchini e salamelechi all’Unione europea?

Giorgia Meloni, un giorno sì e l’altro pure, non perde occasione per rivendicare l’unità nazionale e la presenza dello Stato. Ha una buona occasione per fare seguire alle parole i fatti. Lo farà o finirà come la sceneggiata del sovranismo di Meloni e compagnia bella che si è trasformato in inchini e salamelechi all’Unione europea di ‘massoni & predoni’ a ‘trazione’ tedesca? O forse gli attuali governanti dell’Italia sono convinti che Sud e Sicilia, anche davanti a un terribile disastro ambientale, possano aspettare, magari accontentandosi di comunicati stampa e dichiarazione di solidarietà a distanza? E i ‘Giornaloni’ italici, tutti rigorosamente del Nord Italia, che dicono? E la televisione cosa ci sta raccontando? Diciamo le cose per come stanno: l’indifferenza del Governo Meloni con la sua fumosa richiesta di ‘progettualità’ ha trovato un alleato perfetto nell’atteggiamento dei media nazionali. Nei giorni più critici dell’emergenza, mentre il Ciclone Harry si accaniva, i telegiornali e i principali quotidiani hanno riservato a quanto avveniva nelle tre Regioni del Mezzogiorno uno spazio marginale, quasi imbarazzato. Solo dopo le denunce di alcuni esponenti politici è arrivato un tardivo tentativo di recupero, in piena ‘zona Cesarini’, quando ormai l’emergenza aveva già scritto le sue pagine più drammatiche lontano dai riflettori. Un recupero di facciata, che sa tanto di cattiva coscienza. Come se Harry avesse colpito un Paese lontano, estraneo, quasi una colonia che non merita la stessa attenzione riservata ad altre zone d’Italia quando la natura si accanisce. Un copione già visto tante volte.

L’impressione è che stiamo rivivendo l’indifferenza romana del 2011 davanti all’alluvione che colpì allora la provincia di Messina

Nel 2011, quando un’alluvione devastò Barcellona Pozzo di Gotto, Saponara e altre aree della provincia di Messina la dinamica fu identica. Allora fece scalpore un video di un blasonato quotidiano nazionale intitolato “Da Genova a Messina, le differenze di un’Italia flagellata”, in cui si paragonava le due tragedie con frasi che furono percepite come profondamente offensive verso il Sud. Si parlava di “mattone selvaggio”, “accozzaglia di laterizi”, si arrivava a dire che “aiutare il Sud potrebbe risultare pericoloso”. La reazione fu immediata e virale: una lettera aperta del Movimento Sicilia Libera, che iniziava con “Ciccio, ti scrivo a nome di tanti siciliani…”, ottenne milioni di visualizzazioni. Stessa sorte per un articolo pubblicato dal giornale online Blogsicilia.it , allora diretto da Antonella Sferrazza e firmato da Elena Di Dio, che denunciava con forza quell’atteggiamento. Due voci femminili che ebbero il merito di dire ad alta voce ciò che molti pensavano ma non osavano esprimere in forma scritta e che attirarono l’attenzione risentita di redazioni romane e milanesi. La lettera del Movimento Sicilia Libera fu persino erroneamente attribuita ad Andrea Camilleri, segno di quanto quella ferita avesse toccato nel profondo l’anima siciliana e di come quelle parole avessero saputo interpretare un sentimento collettivo.

I pregiudizi intressati verso il Sud

A distanza di quasi quindici anni la storia si ripete con una fedeltà sconcertante. Come se nulla fosse cambiato, come se nessuna lezione fosse stata appresa. Che questo atteggiamento non sia frutto di casualità lo aveva già certificato la Svimez. L’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno aveva stigmatizzato una pubblicistica nazionale “intrisa di pregiudizi”, capace di accendere i riflettori sul Sud quasi esclusivamente quando si parla di criminalità, degrado, inefficienza. Il Sud che funziona, che resiste, che soffre per cause spesso esterne – come una calamità naturale – sembra non fare notizia.
È un meccanismo perverso: il Meridione diventa visibile solo quando conferma gli stereotipi, invisibile quando avrebbe bisogno di solidarietà e attenzione istituzionale.

Una questione di cittadinanza

L’indifferenza del Governo Meloni rispecchia fedelmente quella dei media. E viceversa. È un circolo vizioso in cui il Sud resta sempre ai margini dell’agenda nazionale, un’appendice di cui ricordarsi solo quando conviene politicamente o quando le polemiche diventano troppo rumorose per essere ignorate. Siamo di fronte a un problema di cittadinanza diseguale: esistono italiani di serie A, le cui tragedie meritano la presenza fisica del presidente del Consiglio che arriva immediatamente, Ministri schierati sul luogo del disastro, edizioni straordinarie e aperture in prima pagina; ed italiani di serie B, a cui si dedica uno spazio residuale e zero presenza istituzionale. Non si tratta di rivendicare privilegi o attenzioni morbose. Si tratta di pretendere dignità, rispetto, quello sguardo attento che ogni comunità merita quando è colpita da una calamità. Si tratta di chiedere che il Sud non debba sempre dimostrare di esistere, di soffrire, di avere diritto alla stessa considerazione riservata ad altre aree del Paese.
Harry passerà, le acque si ritireranno, i danni verranno conteggiati. Quanto ai soldi, vedremo. Questo è un piccolo Blog. Ma ci impegniamo a rompere i coglioni senza dare tregua. In questo momento non possiamo non notare il segno di un’indifferenza che è forse la tempesta più difficile da superare: quella che soffia nei ‘Palazzi del potere’ e nei mezzi d’informazione ‘Nordisti’. Uno schema neocoloniale che continua a relegare il Mezzogiorno ai margini dell’Italia che conta. Fino al prossimo disastro, fino alla prossima denuncia, fino al prossimo tardivo recupero in zona Cesarini. Fino a quando, forse, Harry riuscirà davvero a presentarsi a Giorgia e non solo a Sally.

Foto sopra tratta da Qds

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