I capi di Governo europei “obiettivi prioritari” del regime iraniano? Qualche dubbio sorge, se non altro perché Unione europea e Regno Unito non si sono mai schierati contro l’Iran…

di Giulio Ambrosetti

In politica, si sa, tutto è possibile. Anche che i governanti europei stiano cercando di ricollocarsi accanto all’America di Donald Trump…

Veramente il regime iraniano ha pubblicato un elenco di politici stranieri che sono stati definiti “obiettivi prioritari” includendovi, oltre a Donald Trump, Marco Rubio, Pete Hegset e Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu, anche alcuni politici dell’Unione europea come il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, il capo del Governo italiano Giorgia Meloni e il capo del Governo del Regno Unito Keir Starmer? Certo, tutto è possibile. Ma la notizia è un po’ strana. Passi che, nell’elenco che ritrae questi politici in abiti da prigionia, ci siano gli esponenti apicali di USA e Israele. Ma la presenza di politici europei che passeranno alla storia per non essersi schierati contro il regime teocratico iraniano, lasciando soli americani e israeliani a combattere contro l’Iran, beh stride con la logica. E allora da cosa nasce questa foto a effetto?

Come mai la ‘Grande informazione’ occidentale non lega la battuta d’arresto dell’economia cinese con gli enormi esborsi che il Paese del Dragone sta sostenendo per tenere in piedi l’Iran con i suoi 92 milioni di abitanti?

Il primo elemento da prendere in considerazione è che in Iran ormai non si capisce più chi comanda. Il Paese, un tempo unito, è diviso in tre o forse più fazioni. Che tradotto significa che è nel caos assoluto. La Cina, alleata di ferro dell’Iran, da quando è scoppiata la guerra nel Golfo sta spendendo un fiume di denaro per aiutare lo storico alleato e forse in questo Paese c’è chi si chiede se il ‘capo’, Xi Jinping, stia facendo la cosa giusta. Ebbene, oggi la Cina è in grande confusione. E comincia a perdere colpi anche in economia, se è vero che nel secondo trimestre dell’anno in corso il Prodotto Interno Lordo (PIL) cinese ha registrato rallentamento: +4,3% su base annua rispetto al +5% del primo trimestre. E’ il livello più basso dal 2022. Colpa della debole domanda interna, dicono. Ora, a parte il fatto che la domanda interna debole significa che i cittadini cinesi non hanno i soldi per acquistare beni, che non è esattamente un problema secondario, vanno messi nel conto anche gli aiuti che la Cina sta fornendo all’Iran: e sono aiuti dai costi esorbitanti! Senza la Cina gli iraniani sarebbero già stati sconfitti.

Come mai nessuno si accorge che, mentre Cina e Iran annaspano nelle difficoltà economiche, gli USA, con il nuovo aumento del prezzo del petrolio, stanno guadagnando una barca di soldi?

Insomma, Iran e Cina, oggi, sotto il profilo economico, sono in grande affanno. Al di là della tragicomica informazione di una parte dei media statunitensi (leggere vicini al Partito Democratico e, in generale, ai globalisti) e dei media occidentali sempre globalisti (con riferimento non soltanto ai media progressisti ma anche ai media vicini alle formazioni politiche di centrodestra che si sono vendute all’Unione europea ultra-liberista e globalista della Commissione europea di Ursula von der Leyen), la realtà che emerge è che la strategia americana in Iran si sta dimostrando vincente. Le guerre si vincono con la forza economica oltre che con le armi. Agli osservatori attenti non sfugge un elemento: da quando è ripresa la guerra nel Golfo il prezzo del petrolio è schizzato di nuovo all’insù. E siccome gli Stati Uniti d’America sono il primo Paese al mondo per la produzione di petrolio e, da tre mesi circa, il primo Paese esportatore di petrolio del mondo, grazie all’aumento del prezzo del petrolio gli USA stanno guadagnando una barca di soldi! Proprio mentre Cina e Iran sono in grande difficoltà economiche. Questo cambia lo scenario per gli eredi europei di Don Abbondio. Vediamo di entrare nel dettaglio.

A breve Trump dovrebbe aprire i ‘giochi’ delle rivelazioni sulle controverse elezioni presidenziali americane del Dicembre 2020. L’attuale presidente ha sempre affermato che quelle elezioni gliele hanno “rubate”

I governanti di Ue e del Regno Unito non sono irresistibili statisti ma hanno capito quello che sta succedendo e quello che succederà: e cioè che l’Iran è in difficoltà. A pensar male si fa peccato, però… E qui torniamo all’inizio di questo articolo. Però non può essere escluso che i governanti dell’Unione europea e del Regno Unito stiano cercando di ricollocarsi, facendosi passare per quello che non sono stati da quando è esplosa la guerra nel Golfo: ovvero ‘nemici’ dell’Iran. Parlano i fatti. Nell’ultimo vertice NATO gli ‘europeisti’ si sono improvvisamente ammorbiditi verso il presidente americano Donald Trump, che pure, da quando è rientrato alla Casa Bianca, li ha sempre presi a pesci in faccia. Il presidente USA gli sta dando filo, anche perché per l’America avere accanto l’Unione europea o non averla accanto è la stessa cosa. Quando Trump deciderà di colpire Ue e Regno Unito lo farà senza esitazioni. Ciò potrebbe avvenire anche a breve, quando l’attuale amministrazione americana dovrebbe tirare fuori le ‘carte’ sulle elezioni presidenziali americane del Dicembre 2020 che sono state ‘taroccate’. Vicenda che coinvolge non soltanto alcuni settori politici statunitensi, ma anche qualche Paese europeo. Ormai dovrebbe essere questione di qualche giorno. Ricordiamo che Trump ha sempre affermato che le elezioni del 2020 gliele hanno “rubate”. E non ha mai ritrattato.

Da quello che si capisce, Trump vuole chiudere il dossier Iran entro i primi giorni di Settembre

Un altro elemento da segnalare è che qualche giorno fa Trump ha comunicato al Congresso che la guerra con l’Iran è ripresa. E poiché il presidente non vuole passare dal Parlamento per l’autorizzazione al conflitto, cosa che dovrà fare se il conflitto si protrarrà oltre 60 giorni, se ne deve dedurre che alla Casa Bianca contano di chiudere il dossier Iran entro i primi giorni di Settembre. Come abbiamo scritto più volte, la tregua è servita all’amministrazione Trump per non sforare i 60 giorni di guerra e per non chiedere al Congresso americano l’autorizzazione per il proseguimento del conflitto. Con molta probabilità, i servizi segreti americani e israeliani hanno utilizzato la tregua per scoprire dove gli iraniani conservano le armi (che sono per lo più missili). Non è una cosa semplice, perché l’Iran si estende in un territorio immenso, pari a due volte Spagna e Italia messe insieme. Magari non sono riusciti a individuare tutti i depositi di missili, ma è indicativo il fatto che da quando la guerra è ripresa sembra che i missili americani abbiano colpito e continuino a colpire obiettivi militari iraniani.

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