Il patentino antifascista? Dirotta l’attenzione delle persone che così non riflettono sulla violenza dell’attuale globalizzazione economica tenendole impegnate su un nemico morto e sepolto

Come illustra in modo magistrale il filosofo marxista autore di questa riflessione, siamo al cospetto del solito, collaudatissimo antifascismo in assenza di fascismo

di Diego Fusaro

Leggiamo in questi giorni della nuova proposta di istituire un “patentino antifascista” per gli editori in relazione alla fiera libraria romana “Più libri più liberi”. Si tratta di una proposta che definire demenziale è ancora poco. Siamo al cospetto del solito, collaudatissimo antifascismo in assenza di fascismo, risorsa simbolica fondamentale della riproduzione dell’odierno capitalismo sans frontières. Come ho provato ad argomentare estesamente nel mio libro “Sinistrash”, l’antifascismo in assenza di fascismo è solo l’alibi per non essere anticapitalisti in presenza di capitalismo: serve a dirottare lo sguardo dalla contraddizione oggi dominante, la violenza del mercato capitalistico, verso un nemico morto e sepolto, il fascismo mussoliniano. L’antifascismo in assenza di fascismo a sinistra e l’anticomunismo in assenza di comunismo a destra lasciano intendere che l’unica forma politica ammessa e praticabile sia il liberalismo, ovvero l’involucro politico di legittimazione del totalitarismo glamour del capitalismo.

Questa demenziale richiesta ci riporta ai metodi del ‘glorioso ventennio’, quando per vivere era richiesta la tessera del partito fascista

Il paradosso, oltretutto, risiede nel fatto che l’idea di istituire un patentino di legittimità per poter parlare e per poter lavorare richiama direttamente i metodi che furono del regime fascista, quando, come è noto, era richiesta la tessera del partito per poter fare pressoché qualsiasi cosa. Per parte nostra, sulle orme di Spinoza, rivendichiamo la libertas philosophandi: in una libera repubblica democratica, ciascuno deve poter sostenere le tesi che vuole, le quali, se false, saranno poi confutate dalle tesi vere, poiché il contrario di falsità è verità, non censura. Le idee si combattono con le idee.

Un precedente pericoloso

Tra l’altro, il patentino potrebbe costituire un pericoloso precedente, quasi come se si aprisse una insidiosa finestra di Overton: per poter parlare e lavorare oggi ci viene chiesto di sottoscrivere il patentino di antifascismo, ma domani potrebbero chiederci di sottoscrivere un patentino con il quale ci si impegna a supportare Washington, Israele e il liberalismo occidentale. Ciò costituisce un ulteriore argomento per supportare la tesi di Spinoza circa la libertas philosophandi. Lo diciamo senza perifrasi. Preferiamo un mondo in cui anche i sedicenti fascisti possano esprimere le loro tesi rispetto a un mondo in cui, con l’alibi della lotta al fascismo, prevalga la censura e siano in pericolo le tesi critiche e disallineate di tutti.

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