La “censura democratica” dei signori dell’Unione europea dell’euro: chi non la pensa come loro è un “putiniano”

Il vero dramma della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dei suoi tirapiedi è che non si accorgono che la maggioranza dei cittadini è contro di loro

di Diego Fusaro

Apprendiamo dai più letti e, soprattutto, più venduti quotidiani nazionali e internazionali una novità interessante e forse nemmeno così originale: l’Unione Europea ha dichiarato di sapere con certezza che, dietro la mozione di sfiducia contro Ursula von der Leyen, vestale dei mercati apatridi, vi è la Russia di Putin. Era stata la stessa von der Leyen, d’altro canto, ad affermare già qualche settimana addietro che quanti volevano sfiduciarla erano “amici di Putin”. Ci siano consentite allora due considerazioni telegrafiche a commento di questa uscita demenziale fatta dall’Unione Europea, sempre più simile a un treno in corso verso l’abisso ma poi anche a un soggetto paranoico.

Gli ‘europeisti’ che ce l’hanno fatta a torroncino con il ‘complottismo’ non si accorgono che i veri, radicali complottisti sono proprio loro

In primo luogo, per gli araldi del pensiero unico europeisticamente e capitalisticamente corretto, deve sempre esserci la Russia di Putin di mezzo. Il teorema è semplicissimo: dietro tutto quel che non va, secondo l’Unione Europea almeno, vi è la longa manus del perfido zar rossobruno Vladimir Putin. E dire che sono gli stessi che utilizzano a tambur battente la categoria di complottismo, senza avvedersi del fatto che i primi e più radicali complottisti sono proprio loro. La seconda considerazione riguarda il fatto che, grazie a questa narrazione manicomiale, viene delegittimata aprioricamente ogni possibile critica rivolta all’Unione Europea e ai suoi pretoriani, subito ostracizzata come putiniana. Chi critica Bruxelles e le sue politiche neoliberali e imperialistiche, non è un legittimo critico che, nell’agone democratico, esprime pacatamente la sua visione: è, invece, demonizzato come un agente di Putin, come un infiltrato della Russia, dunque come un nemico che non deve essere ascoltato, ma deve essere il prima possibile silenziato.

Per l’Unione europea la “lotta alla disinformazione” è sopressione della libertà di pensare

Ci imbattiamo così nel concetto di censura democratica, un ossimoro che perfettamente esprime l’essenza dell’odierna Unione Europea. Dobbiamo a Spinoza la teoria secondo cui un governo democratico si caratterizza anche e non secondariamente per il fatto che riconosce la libertas philosophandi, ossia la libertà di dire e di pensare tutto ciò che si desidera: ebbene, l’Unione Europea non corrisponde in nulla a un governo di questo genere, dato che sempre più si sta adoperando per limitare e magari anche sopprimere il diritto di espressione di quanti, per una ragione o per un’altra, si trovino in disaccordo con la governance neoliberale di Bruxelles. La categoria di “lotta alla disinformazione” viene utilizzata esattamente in vista di questo obiettivo, cioè della soppressione della libertà di pensare criticamente rispetto all’ordine dominante. Sempre così attenta a denunciare i totalitarismi e le dittature altrui, l’Unione Europea farebbe bene a cominciare a guardare in se stessa.

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