
di Giulio Ambrosetti
Intervista con un uomo che, da oltre quarant’anni, si occupa degli ultimi di Palermo e, in generale, dei drammi sociali. Quattro anni fa aveva lanciato l’allarme proprio sulla diffusione del crack in città. Una droga di largo consumo che oggi è al centro di un volume di affari spaventoso
Ormai a Palermo le aggressioni di commercianti, turisti e comuni cittadini sono all’ordine del giorno. Un’ondata di violenza con protagonisti giovani e anche giovanissimi. Per lo più si tratta di rapine. Cercano soldi e quello che trovano. Ma soprattutto soldi. La situazione è grave, perché la città sta diventando insicura. Il Sindaco Roberto Lagalla si è rivolto al Ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. Qua e là leggiamo che ci sarà una riunione. Noi abbiamo deciso di fare una chiacchierata con Nino Rocca, figura storica, a Palermo, nel campo delle attività sociali. Con Nino Rocca ci conosciamo dai primi anni ’80 del secolo passato. A Palermo si è sempre occupato degli ultimi. Grande in suo impegno in favore dei senza casa della città. Qualche anno fa lo abbiamo intervistato a proposito delle ragazze nigeriane che vengono fatte prostituire con tanto di riti Vudù.
Quattro anni fa: “Lancio l’allarme perché il crack dà subito dipendenza e provoca effetti devastanti”

Sopra, un’immagine del crack: foto Wikipedia
“Al centro di questa ondata di violenza c’è la droga, soprattutto il crack – ci dice Nino Rocca -. Ne abbiamo parlato quattro anni fa. Abbiamo lanciato l’allarme ma il fenomeno è stato sottovalutato”. Ricordiamo perfettamente l’intervista del Febbraio 2021 a Nino Rocca, che abbiamo pubblicato su I Nuovi Vespri. Diceva quattro anni fa: “A Palermo il crack tra i giovani rischia di diventare un’emergenza sociale. Vorrei lanciare un appello al mondo della scuola, al mondo della sanità e ai servizi sociali. E’ assolutamente necessario porre la dovuta attenzione a questo fenomeno in piena diffusione. La repressione, da sola, non basta. Ricordo che gli interessi che ruotano attorno alla diffusione del crack a Palermo sono notevoli: dietro ci sono la mafia nigeriana e la mafia siciliana. Il crack a Palermo sta dilagando. E’ questo è dovuto alle sue caratteristiche. A differenza della cocaina, che ha un certo costo, una dose di crack la si può acquistare con cinque, al massimo dici euro. E’ un prezzo che invoglia tanti ragazzi. Da qui la sua diffusione in città tra le giovani generazioni. Lancio l’allarme perché il crack dà subito dipendenza e provoca effetti devastanti”. (qui per esteso l’intervista a Nino Rocca di quattro anni fa)
Il crack aumenta gli istinti violenti e altera i principali centri di controllo del sistema nervoso centrale
Il crack viene ricavato dalla lavorazione della cocaina. Ancora l’articolo dei I Nuovi Vespri di quattro anni fa: “In genere, si assume inalando il fumo dopo aver surriscaldato i cristalli in apposite pipe di vetro. C’è anche chi utilizza bottiglie di plastica modificate, oppure lattine. All’inizio questa sostanza stupefacente è stata concepita per i cocainomani cronici con i tessuti nasali distrutti dalla stessa cocaina. Una modalità, alla fine, per consentire ai cocainomani di continuare a drogarsi. Come giustamente dice Nino Rocca, il crack è una sostanza stupefacente altamente pericolosa perché induce in tempi brevi elevata dipendenza e rapida assuefazione psicologica e fisica. Costa poco e ha una diffusione trasversale: insomma, arriva potenzialmente a tutti. Inoltre – leggiamo su Wikipedia – è in grado di aumentare gli istinti violenti e alterare i principali centri di controllo del sistema nervoso centrale. Spesso porta all’alienazione sociale o a forme di psicosi”.
IL PROBLEMA DA PALERMO SI VA ESPANDENDO IN PROVINCIA
A quanto pare la situazione, rispetto a quattro anni fa, è peggiorata.
“Sì, è molto peggiorata. E’ diventata un affare enorme che coinvolge alcuni quartieri socialmente degradati di Palermo e tende ad espandersi verso i centri della provincia”.
C’è solo il crack o ci sono altre droghe?
“Il crack è al centro di questo grande affare criminale. Ma cominciano a spuntare altre droghe: per esempio, la Ketamina. Poi ci sono droghe sintetiche, il metadone e inizia piano piano a diffondersi anche il fentanyl. Ma la droga più diffusa rimane il crack”.
Per la cronaca, la ketamina è anche conosciuta come una delle droghe dello sballo (come potete leggere qui), mentre il fentanyl, molto diffuso negli Stati Uniti d’America dove solo quest’anno si comincia a registrare una riduzione dei decessi causato da questa drog (come potete leggere qui).
LA MAFIA QUATTRO ANNI FA, LA MAFIA OGGI. LE DUE INTERPRETAZIONI
Quattro anni fa le ci diceva che dietro la diffusione del crack c’erano la mafia nigeriana e la mafia siciliana. E’ ancora così?
“La situazione, oggi, è più complessa”.
In che senso?
“Nel senso che ci sono due interpretazioni”.
Ovvero?
“C’è chi sostiene che la mafia stia lanciando appositamente campo libero alle bande di ragazzi che effettuano rapine a ritmo continuo colpendo turisti, commercianti e cittadini”.
Un messaggio alle istituzioni? Della serie: se ci lasciate in pace ci pensiamo noi a ristabilire l’ordine in città. Altrimenti vedetevela voi. E’ così?
“Potrebbe essere così”.
E la seconda interpretazione?
“La seconda interpretazione è che la situazione è ormai così grave che è sfuggita dalle mani della mafia locale. Per la parte che riguarda le rapine i giovanissimi e i giovani vengono lasciati liberi di agire”.
Totalmente liberi?
“Non esattamente. Questa seconda interpretazione presuppone comunque un ruolo della mafia, che ci guadagna lo stesso. Anche perché, ribadisco, attorno al crack gira ogni giorno una montagna di soldi”.
IL RUOLO DELLA ‘NDRANGHETA
Come arriva questa droga a Palermo?
“Alla base c’è la ‘ndrangheta che fa arrivare la cocaina a Catania. Da qui viene trasferita a Palermo”.
IL CRACK A DOMICILIO
Che succede a Palermo?
“Da quello che sappiamo si vanno diffondendo a ritmo crescente i luoghi dove si produce il crack. Per lo più, da quello che sappiamo, c’è un coinvolgimento delle famiglie povere della città. Temiamo che il fenomeno si vada espandendo anche nei centri della provincia di Palermo. Semplificando, le famiglie preparano il crack e i ragazzi lo vanno vendere. Un tempo c’era il contrabbando di sigarette. Oggi c’è il mercato del crak. C’è anche un diffuso ed efficiente servizio a domicilio facilitato dai monopattini e dalle biciclette”.
In effetti, non abbiamo mai visto forze dell’ordine che fermano monopattini e biciclette, che peraltro percorrono liberamente le corsie dei bus e dei taxi, oltre che i marciapiedi”.
“Infatti, è proprio così”.
Quante saranno le famiglie coinvolte?
“E’ impossibile saperlo. E’ un fenomeno che si costituisce dal basso. E si diffonde. Le voci girano. Le famiglie povere vengono a conoscenza di quanto avviene e si cimentano in questo affare. Il fenomeno è in grande diffusione”.
A PALERMO SONO 4 MILA E FORSE PIU’ I GIOVANI E GIOVANISSIMI COINVOLTI NEL CONSUMO DI CRACK
Quanti saranno a Palermo i consumatori di crack? Sono tutti giovani?
“La stima non è semplice. Dovendo dare un numero, direi che i consumatori sono oltre 4 mila. Sono per lo più giovani e anche giovanissimi. Ma, ribadisco, il numero è in aumento”.
Il basso prezzo del crack, supponiamo, favorisce la diffusione di questa droga.
“Assolutamente sì. Ma anche se il prezzo del crack è basso non tutti i ragazzi che sono diventati dipendenti da questa droga hanno la disponibilità economica per acquistarla. Prima cominciano a prendere soldi e altro dalle proprie abitazioni e poi iniziano ad effettuare rapine”.
Anche rapinare poche decine di euro a turisti, commerciani e cittadini per loro è già un buon risultato, alla fine.
“Purtroppo è così. E c’è dell’altro”.
LA PROSTITUZIONE GIOVANILE
Cosa?
“Ci sono giovani tossicoipendenti che si prostituiscono per aveva a disposizione i soldi per la droga. Anche questo, purtroppo, è un fenomeno in crescita”.
E’ vero che si va anche diffondendo il consumo di bevande alcoliche?
“In alcuni casi sì”.
COINVOLTI TUTTI I CETI SOCIALI DEL CAPOLUOGO DELLA SICILIA
Il fenomeno coivolge i giovani dei ceti sociali bassi o di tutti i ceti sociali?
“Di tutti i ceti sociali”.
Si registrano decessi?
“Anche questo è un dato che non conosciamo. Ma da quanto ci risulta i decessi non mancano. La sensazione è che le famiglie che subiscono un lutto non siano molto disponibili a raccontare i fatti. Va detto, però, che c’è una reazione importante da parte delle famiglie con i figli coinvolti in questo dramma sociale”.
LA SENSIBILITA’ DEL TRIBUNALE DI PALERMO
Ovvero?
“Lo scorso Aprile c’è stata una riunione presso il Tribunale di Palermo con il giudice Piergiorgio Morosini, che ha dimostrato apertura e grande sensibilità verso questo problema. Anche la politica siciliana è intervenuta. L’Assemblea regionale siciliana ha approvato una legge e ci sono i decreti attuativi. Detto questo, lo scenario non è cambiato”.
LE POSSIBILI SOLUZIONI
Avete ipotizzato altre possibili soluzioni?
“Il problema, ripeto, è complesso. Ma ci stiamo muovendo. Ho già detto della sensibilità mostrata dal Tribunale di Palermo. Con l’ex assessore comunale Giusy Pennino è stata ipotizzata l’apertura di quattro centri di accoglienza a bassa soglia dando vita a una rete tra le istituzioni. Questi centri avrebbero dovuto essere aperti nei quartieri dove si spaccia. Poi l’assessore Pennino è stata sostituita e non abbiamo avuto più notizie. Eppure la via da percorrere potrebbe essere giusta: una rete tra le istituzioni sociali, sanitarie, giuridiche con il coinvolgimento delle scuole per cominciare ad affrontare l’emergenza”.
C’è anche un problema di evasione scolastica?
“Assolutamente sì. L’evasione scolastica comincia dalle scuole medie. E sono proprio questi ragazzi che, spesso, alimentano sia lo spaccio di droga, sia il consumo della stessa droga”.
IL RICORSO ALL’ESERCITO
Il Sindaco ipotizza il ricorso all’esercito?
“Per carità, va tutto bene. Ma ho difficiltà a pensare che i militari possano presidiare tutta la città di Palermo”.
Quali sono i quartieri della città dove il fenomeno è molto diffuso?
“Ballarò, Borgo Vecchio, la zone dove un tempo sorgeva il mercato storico della Vucciria, lo Sperone. E lo Zen 2. Attenzione: presidiare queste zone con i militari potrebbe non essere una soluzione risolutiva, perché i ragazzi cambierebbero quartiere. Vedo molto meglio l’apertura dei centri di accoglienza per iniziare un dialogo con questi ragazzi. Lo scontro e la repressione non porterebbero da nessuna parte”.








