di Giulio Ambrosetti

Ce lo chiediamo e lo chiediamo perché il vaccino contro la difterite garantisce una protezione che dura 10 anni nell’età adulta
“La difterite l’hanno portata i migranti“, titola il quotidiano La Verità. Non si tratta di un articolo a effetto ma di una realtà certificata da uno studio pubblicato sul New England Journal of medicine (qui per esteso l’articolo de La Verità che vi consigliamo di leggere). Alla luce di quanto si dice in questo articolo ci siamo posti una semplice domanda: quante sono a Palermo (ma il discorso è generale) le persone coperte dal vaccino contro la difterite? Per quello che noi sappiamo, l’immunizzazione dura dieci anni. Come si usa dire in questi casi dalle nostre parti, “senza sapere né leggere, né scrivere” abbiamo posto la domanda a AI Overview, l’intelligenza artificiale di Google. E Google non può certo essere annoverata tra gli ‘scapestrati’ sovranisti. Ecco la domanda che abbiamo posto: “Per quanti anni tutela il vaccino contro la difterite?”. Risposta di AI Overview: “Il vaccino contro la difterite garantisce una protezione che dura 10 anni nell’età adulta, dopo aver completato il ciclo di base e i richiami previsti nell’infanzia e nell’adolescenza”.
Le domande che abbiamo posto a Google
Sì, ricordavamo bene: la protezione del vaccino contro la difterite dura dieci anni. Sempre “senza sapere né leggere, né scrivere” abbiamo posto una seconda domanda: “Chi si è vaccinato contro la difterite dopo dieci anni può infettarsi?”. Risposta: “Sì, dopo dieci anni dall’ultimo richiamo la protezione diminuisce e si può correre il rischio di infezione o di contrarre la malattia, motivo per cui è raccomandato un nuovo richiamo ogni 10 anni“. Al illustra anche come funziona la protezione contro la difterite: “Il calo degli anticorpi: con il passare del tempo i livelli di difesa nel sangue scendono. L’importanza dei richiami: il vaccino contro la difterite non garantisce un’immunità per tutta la vita. La regola dei 10 anni: per restare protetti in età adulta bisogna ripetere la dose ogni dieci anni, di solito insieme a tetano e pertosse (vaccino dTpa). Se sono passati più di dieci anni, l’immunità ridotta rende l’organismo meno capace di neutralizzare la tossina del batterio [Corynebacterium diphtheriae]. È consigliato rivolgersi alla propria Asl o al medico di base per verificare la propria situazione vaccinale ed eventualmente effettuare il richiamo”.
Cosa succederà?
Come sottolinea Angelo Giorgianni in una riflessione su quanto sta avvenendo in queste ore a Palermo (che potete leggere qui), ci sono media che hanno utilizzato una “deriva linguistica” molto lungimirante e soprattutto intelligente: «Caccia», «Scovare», «Nel mirino», «Operazione a tappeto». Della serie, troviamo i bambini non vaccinati contro la difterite. Siccome a Palermo (e suppungo non soltanto a Palermo ma anche nel resto d’Italia e nei Paesi europei dove i migranti hanno portato, anzi, riportato la difterite: leggere sempre l’articolo de La Verità) saranno in tanti a non aver fatto il “richiamo” contro la difterite, una domanda è d’obbligo: cosa succederà? Proporranno una bella ‘passata’ di “richiami” (magari a spese dell’Unione europea come avvenuto per la pandemia, vera o presunta, provocata dal virus SARS-CoV-2)?
La situazione dei cittadini non più coperti dalla vaccinazione contro la difterite è uguale o diversa da quella dei bambini non vaccinati?
Da quello che sappiamo, nell’Unione europea ci sono Paesi dove la vaccinazione contro la difterite non è obbligatoria: Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia. Anche nel Regno Unito il vaccino contro la difterite non è obbligatorio. In Italia, invece, è obbligatorio. Non è che, nel nome dell’emergenza, riproporranno il ‘regime terapeutico’ che abbiamo visto in azione nella stagione del Covid? Altra domanda: la situazione dei cittadini non più coperti dalla vaccinazione contro la difterite è uguale o diversa da quella dei bambini che le autorità stanno cercando di “scovare” con una “operazione a tappeto”, per usare il linguaggio che abbiamo letto e ascoltato in queste ore? Ancora una domanda: non è che le ‘autorità’ opteranno per le soluzioni adottate nella stagione Covid, ovvero obbligo del “richiamo” pena la sospensione dal lavoro e dallo stipendio, open day, Green Pass, DPCM e via continuando? Ribadiamo a scanso di equivoci: le nostre sono solo domande.







