L’attacco alla Cattedrale della Dormizione di Kiev è un messaggio ai nemici del Paese di Putin che sostengono l’Ucraina. Risposta agli attacchi alla Russia e ai sequestri delle navi petroliere russe?

di Giulio Ambrosetti

E’ un bruttissimo segnale che le Cancellerie europee farebbero bene a non ignorare

Magari noi siamo esagerati. Anzi, “complottisti”. Però nessuno ci leva dalla testa che l’attacco russo alla Cattedrale della Dormizione di Kiev sia un segnale della Russia a tutti i suoi nemici. Il significato è chiaro: siamo in grado di colpire qualuque bersaglio con missili che è impossibil intercettare. E adesso ci siamo rotti i cabbasisi… Insomma, non abbiamo bisogno di utilizzare le armi nucleari – che peraltro abbiamo – per ridurre in cenere qualunque obiettivo. Certo, a Mosca non possono ammettere ufficialmente che sono stati loro ad attaccare, in modo lieve ma significativo, la Cattedrale ucraina targata Unesco. Dicono che hanno sbagliato gli ucraini, o chi per loro, ad utilizzare male un missile Patriot. La politica, in tempi di guerra, è anche questo.

La sensazione è che i russi si sarebbero stancati di subire attacchi alle proprie città e alle proprie raffinerie. E si sarebbero stancati anche dei sequetri delle proprie navi petroliere

Un altro elemento che merita attenzione è la tempistica. L’attacco alla Cattedrale della Dormizione è stato sferrato poche ore prima del vertice del G 7 di Evian, in Francia. Si può ipotizzare che il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, che lo ricordiamo è un moderato rispetto ad altri personaggi in vista del vertice russo, abbia deciso di alzare un po’ il tono dello scontro. Ed è anche logico: i nemici della Russia, che forniscono soldi e armi all’Ucraina di Volodymyr Zelenskyj – e tra questi ci sono in prima fila Unione europea e Regno Unito – hanno colpito alcune raffinerie russe e hanno bloccato alcune navi ombra della flotta russa che trasportano e commercializzano il petrolio russo. Le bombe sulla Cattedrale della Dormizione di Kiev potrebbero contenere, in termini strettamente operativi, due possibili messaggi: 1) se continuerete a colpire città e raffinerie russe quello che avete visto a Kiev potrebbe essere solo l’inizio; 2) fino ad ora, quando avete abbordato e sequestrato le nostre navi potreliere, non abbiamo reagito, ma non è detto che sarà sempre così…

Le parole di Lavrov rivolte agli USA

E’ interessante notare che, in queste ore, il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, diplomatico molto abile che quando parla non lo fa mai a caso, ha detto che per la Russia, con riferimento al dossier Ucraina, valgono sempre gli accordi raggiunti al vertice Anchorage, in Alaska, con il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Tali accordi prevedono, ad esempio, la non ammissione dell’Ucraina nella NATO. Lavrov dice che, a un certo punto, il presidente americano si sarebbe tirato indietro. In realtà, è stata la Russia a non staccarsi dall’alleanza con la Cina nella questione iraniana. Nel senso che la Russia di Putin, anche se di malavoglia, rimane alleata dell’Iran e, di conseguenza, schierata contro gli USA.

La parola passa adesso a Trump

Come finirà? E’ importante una dichiarazione di qualche giorno fa di Trump, che dopo aver annunciato la firma dell’accordo con l’Iran previsto in Svizzera per Venerdì 18 Giugno, ha ribadito che “l’Unione europea è ininfluente”. Anche questo è un messaggio. Trump ha fatto intendere che non può fare a meno di recarsi in Francia per parlare con personaggi politici “ininfluenti”: cioè con gli esponenti dell’Unione europea che, per l’appunto, contano quanto il due di coppe con la briscola a denari… L’attacco russo alla Cattedrale della Dormizione di Kiev è arrivato poche ore prima del vertice di Evian. Ora la parola ripassa a Trump. Se il presidente americano rimarrà ad Evian per tutta la durata del vertice del G 7, ebbene, significherà che, pur non condividendo nulla con l’Unione europea nemica giurata della Russia, ci tiene a far sapere che rimane distante dalla stessa Russia. Ma se Trump lascerà il vertice G 7 di Evian prima della conclusione dei lavori, ebbene, ciò potrebbe essere interpretato come un’apertura a Putin. A patto che la Russia cominci a cambiare idea sull’Iran…

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