di Ciro Lomonte

Sapete qual è la cosa che impressiona di questa riflessione? E’ che quanto si racconta è rintracciabile negli interventi che si leggono qua e là. L’autore li ha messi insieme, come potete leggere sotto, e ne ha tratto le conseguenze
Analizzando pubblicamente la crisi finanziaria di Stato, Regione Siciliana e Comuni, Siciliani Liberi ha mostrato con molti esempi e fatti concreti come i Comuni e la Regione Siciliana siano in stato di insolvenza selettiva: pagano ancora gli stipendi e alcuni servizi pubblici essenziali. Non riescono più a pagare molteplici servizi e lavori che si interrompono o non iniziano affatto. Al solito inascoltato, il 9 Giugno il Sindaco di Carlentini, Paolo Amenta, presidente dell’associazione dei Comuni siciliani (ANCI Sicilia) audito in Ars ha ribadito agli impotenti deputati e assessori regionali come i Comuni siciliani siano tutti in condizioni di insolvenza: se non ci date i soldi, ha detto in sostanza, a Settembre avremo difficoltà persino a pagare qualsiasi spesa (https://siracusapress.it/…/finanza-locale-lallarme-di…/). Vediamo dunque qual è la situazione concreta delle finanze di Comuni e Regione Siciliana quando ormai a fine Giugno siamo alle porte della liquidazione dell’euro.
La mancanza di soldi sta colpendo i titolari degli stabilimenti balneari siciliani distrutti dal ciclone Harry lo scorso Gennaio. A Roma lo Stato, dopo tre anni, non ha ancora ristorato gli alluvionati dell’Emilia Romagna
Partiamo dalle centinaia di imprese che hanno visto i loro stabilimenti balneari o i ristoranti distrutti dal ciclone Harry a Gennaio. Siciliani Liberi previde che avrebbero dovuto fare tutto da soli, per la ricostruzione e che solo la Regione avrebbe dato piccoli fondi prelevati raschiando il bilancio da qualche residuo risparmio di vecchie gare di appalto e dalla propria legge finanziaria. Quando siamo praticamente a Luglio, in piena stagione estiva, apprendiamo direttamente dalle imprese come “solo poco più della metà delle aziende ha ricevuto i 20.000 euro per la ripresa immediata, e 500.000 euro stanziati dalla giunta Basile risultano ancora bloccati” (https://www.gdmed.it/…/balneari-siciliani-oltre-il…/). “Lei cosa si sente di dire a chi ha ricostruito con i propri soldi e oggi aspetta ancora quei ristori? E perché questi ritardi?”, chiede il cronista al presidente dell’associazione delle imprese. Che scoraggiato spiega: “Dico la verità sui ritardi: la pubblica amministrazione, a tutti i livelli, fatica a muoversi con la velocità che l’emergenza richiederebbe… adesso ci aspettiamo velocità massima. Come CNA stiamo facendo pressing costante sugli uffici regionali per accelerare le erogazioni e stiamo assistendo i nostri associati nell’espletamento delle pratiche. Non molleremo”. Ancora una volta, esattamente come nel caso delle proteste di ANCI Sicilia, gli amici della CNA e di tutte le altre categorie potranno fare tutto “il pressing costante” che desiderano. La Regione Siciliana non ha i fondi e non li potrà erogare. Quanto allo Stato, non ha ristorato nemmeno gli alluvionati della Romagna a 3 anni dalle alluvioni (https://www.rainews.it/…/alluvioni-in-romagna-solo-il…). Pensare che lo faccia con le imprese siciliane o calabresi è infantilismo politico.
Chi è stato colpito dalla frana di Niscemi ha ricevuto pochi fondi della Regione. E lo Stato italiano? Non pervenuto. La farsa dei fondi europei in Sicilia
Veniamo dunque a Niscemi, dove si è verificata la frana. A Maggio, dopo non aver ricevuto un centesimo dallo Stato ma giusto qualche migliaio di euro dalla Regione, i cittadini sono scesi in piazza lamentando una “totale mancanza di comunicazione, diretta e rispettosa” con lo Stato che ha “aggravato il senso di abbandono e di ingiustizia vissuto dai cittadini colpiti” (https://palermo.repubblica.it/…/niscemi_la_rabbia…/). Anche in questo caso, pensare che lo Stato governato di fatto da 35 anni dall’ex PCI conceda contributi ai siciliani colpiti dalla frana alluvionale quando non riesce a farlo con la “sua” Emilia Romagna, è infantilismo politico. Quanto ai vari fondi europei (Fesr, Fse+, Fsc, etc) del bilancio comunitario 2021-27, essi semplicemente non esistono più. Tutti dirottati e spesi dalla Commissione europea per pagare Cassa integrazione e altre spese dovute alle politiche energetiche, green etc messe in atto dopo il 2021. Basta un solo numero dato dallo Stato. Al 31 Agosto 2025, cioè a 2 anni dalla fine della Programmazione 2021-27, in Sicilia la Regione aveva speso 53 milioni a fronte di quasi 6 miliardi di presunta allocazione del fondo ‘Pr Sicilia Fesr’: lo 0,94%. Cioè, nulla. Dati ufficiali del Governo (https://www.rgs.mef.gov.it/…/2025…/BMPC-31.08.2025.pdf). E nel successivo anno di monitoraggio che si chiuderà fra poche settimane, i risultati a 18 mesi dalla fine della programmazione i risultati saranno persino peggiori.
La Tari di Catania la più esosa d’Italia (per chi la paga). A Siracusa mancano i soldi per dare l’acqua a Ortigia. A Messina si registra un’impressionante ‘moria’ di esercizi commerciali e, in generale, di aziende
Quanto ai Comuni, sono tutti alla paralisi. Tutti aderiscono alla quinta “rottamazione delle cartelle esattoriali” varata dal Governo che consente di sanare i debiti locali come Imu, Tari o multe stradali dal 2000 al 2023. A Catania, sono i giorni da “incubo” della Tari: la più alta in Italia. Che sta portando alla fuga dalla bellissima seconda capitale di Sicilia (https://www.instagram.com/reel/DZXXXCZM1QE/). A Siracusa il Comune non riesce nemmeno a garantire l’approvvigionamento idrico di Ortigia, cuore del turismo che garantisce il sostentamento economico dei cittadini. La rete idrica è la più ammalorata d’Italia. Ma il Comune non ha un soldo per rifarla. Anche lì, proteste dei cittadini (https://www.instagram.com/reel/DZwuUJLIFqI/). Senza soldi, però, non c’è nulla da fare. A Messina in un solo anno, il 2025, sono chiusi 1000 negozi e 900 aziende. “Decine e decine di saracinesche abbassate, locali sfitti da anni e insegne spente e polverose” scrive un cronista (https://www.letteraemme.it/chiudiamo-i-battenti-dentro…/). “Basta farsi un giro per le vie della città, in centro così come in periferia, per appurare la lenta moria di negozi e botteghe, circa il 20% delle quali – quindi una su 5 – sono chiuse e inattive”. Senza negozi e aziende da tassare, con le famiglie in fuga a causa della mancanza di lavoro ben retribuito, il bilancio comunale collassa. Esattamente come quello di Palermo, Catania e Siracusa.
Ormai l’Europa dell’euro è ai titoli di coda. E’ questione di tempo. Poco tempo
Il debito pubblico italiano a Marzo 2026 ha toccato il record storico: quasi 3.159 miliardi di euro. In un solo anno, fra il Marzo 2025 e il Marzo 2026, è cresciuto di 125 miliardi. In cassa il Tesoro ad Aprile aveva solo 42 miliardi, 27 in meno dello scorso anno. (https://www.francomostacci.it/?page_id=757). L’Italia, in pratica, va avanti facendo 125 miliardi di nuovo debito in euro (cioè in marco tedesco) ogni 12 mesi. Siciliani Liberi osserva come solo un ingenuo possa pensare che Francia e Germania, dopo essersi presa la quasi totalità delle banche e delle imprese italiane, consentiranno all’Italia di continuare a farlo. Ecco perché la liquidazione dell’euro avverrà adesso in tempi rapidissimi. L’apertura della crisi politica in Gran Bretagna, mentre è già iniziato lo scontro fra Italia e Usa, segnerà l’avvio della crisi finanziaria del “debito sovrano” delle stremate economie europee parte dell’euro. Poi, inizierà la necessaria e non più rinviabile ricostruzione dell’economia di Sicilia ed Italia. Che sarà condotta da forze politiche e sociali completamente nuove e diverse da quelle che hanno portato Sicilia ed Italia in questa situazione.








