di Giulio Ambrosetti

Fino ad oggi le due parti sono apparse lontane. Ma il fatto che vada in scena l’incontro tra i due leader lascia ben sperare. L’articolo di MediaOnOnline
Oggi, a Washington, il presidente americano, Donald Trump, accoglierà il numero uno della Cina, Xi Jinping. Un incontro che cade in un momento storico delicatissimo, tra guerra nel Golfo, guerra in Ucraina e l’eterna questione di Taiwan, l’isola supertecnologica che è parte del territorio cinese. Solo che i governanti di Taiwan rivendicano l’indipendenza. Ipotesi, questa che, ovviamente, viene respinta da Pechino. Sono tre argomenti importanti che, con molta probabilità, saranno al centro dei colloqui fra Trump e Xi Jinping. Affronto questo tema in un approfondimento che ho pubblicato su MediaOnOnline.
La possibile quadra
Quando i rappresentanti di due grandi potenze si incontrano per discutere e trovare uno o più accordi – peraltro due grandi potenze che sono in competizione tra loro – ognuna delle due si gioca le proprie carte. Nell’articolo si racconta che oggi l’obiettivo fondamentale dell’amministrazione americana di Donad Trump è chiudere la guerra nel Golfo con lo smantellamento del regime teocratico iraniano. Mentre la Cina persegue tre obiettivi in ordine di importanza. Primo: evitare che gli USA vendano poco meno di 15 miliardi di dollari di armi a Taiwan; il secondo e il terzo obiettivo stanno sulla stesso piano: la difesa dell’Iran per garantire ai cinesi la presenza nel Golfo e la vittoria della Russia, alleato strategico della Cina, nella guerra in Ucraina. E’ soprattutto su questi punti che Trump e Xi dovranno trovare la quadra.
Le sanzioni bancarie americane contro l’Iran hanno sortito effetti dirompenti
L’articolo racconta quanto potrebbe avvenire durante il vertice di oggi, analizzando lo scenario economico. A cominciare dalla sanzioni che l’amministrazione Trump ha appioppato all’Iran: sanzioni economiche, finanziarie, commerciali e, per la prima volta, anche bancarie. Come abbiamo già illustrato più volte, qualunque Paese del mondo che intrattiene con l’Iran rapporti economici, finanziari e commerciali utilizzando il canale bancario viene immediatamente messo fuori dall’area del dollaro americano (qui l’articolo che illustra queste particolari sanzioni). Nell’articolo si racconta che oggi oltre 50 Paesi del mondo non possono fare a meno del ricco mercato americano. Queste sanzioni particolari stanno creando problemi enormi all’Iran, che è un Paese di 92 milioni di abitanti che si ritrova con le attività commerciali fortemente ridotte dal blocco del Golfo disposto dagli americani. Nessuna nave può entrare o uscire dal Golfo senza che lo vogliano gli americani.
Il corridoio lasciato aperto dagli americani
Nell’articolo si legge che tutti possono aiutare l’Iran: ma debbono farlo gratuitamente. Né possono acquistare beni dall’Iran, a meno che non paghino in contanti: e la cosa non è nemmeno proponibile. Raccontiamo che gli iraniani debbono aver capito che, per loro, la situazione si complica. Fino ad ora sono stati aiutati da Cina e Russia, con costi notevoli per questi due Paesi. Gli americani hanno cercato di non far pesare troppo l’assedio sulla popolazione iraniana già provata dal regime dispotico di questo Paese. Non a caso hanno lasciato aperto il Corridoio Internazionale Nord-Sud (INSTC), che collega l’Iran con la Russia e la più ampia rete commerciale eurasiatica. All’inizio sembrava un errore USA (qui un articolo). In realtà ci potrebbe essere stato un mezzo accordo fra America da una parte e Russia e Cina dall’altra parte per aiutare la popolazione iraniana.
Va messo nel conto anche lo scenario peggiore: niente accordo e caos globale. Ma a chi converrebbe?
Resta la domanda: per quanto tempo possono andare avanti tali aiuti? Va da sé che se americani e cinesi, oggi, non dovessero trovare un’intesa, beh, non è da escludere che gli USA chiudano pure questo canale per rendere sempre più drammatica la situazione economica in Iran. E’ chiaro che, senza accordo, si accentuerebbe la crisi economica globale: chiusura del Canale di Suez, aumento a dismisura dei prezzi di petrolio e gas, caos nella navigazione, caos nei voli aerei per mancanza di carburante, bombardamenti a ripetizione tra Golfo e Ucraina e via continuando. Non per essere ottimisti in eccesso, ma uno scenario del genere non converrebbe a nessuno.
I globalisti, pur di andare contro Trump, tifano Iran. Ma questa volta potrebbero restare delusi…
Riassumendo, gli americani sono interessati alla fine del regime iraniano. Questo ovviamente non va bene alla Cina, che non ha particolari simpatie per la teocrazia che governa l’ex Persia, ma che non vuole perdere l’influenza geopolitica nel Golfo. La Cina, a propria volta, non vuole che l’America di Trump venda armi a Taiwan vuole la fine della guerra in Ucraina con la vittoria della Russia di Vladimir Putin. Il presidente americano è in grado di accontentare i cinesi ma in cambio, come già sottolinato, vuole la fine del regime iraniano, obiettivo che gli Stati Uniti perseguono dal lontano 1979. Non sappiamo quale potrà essere il compromesso, sempre che si arrivi ad un accordo tra le due parti. Ma il fatto che Xi Jinping sia andato in visita in America lascia ben sparare. Nell’articolo si sottolinea un particolare che non è affatto di poco conto: quando è iniziato il conflitto tra Iran (e Cina da dietro le quinte) da una parte e America e Israele dall’altra parte, gli iraniani ironizzavano sul presidente americano Trump. Oggi gli iraniani hanno smesso di fare ironia. E chiedono ripetutamente la pace e i beni ‘congelati’ in America e in altri Paesi occidentali. Non è esagerato affermare che sembrano in grande difficoltà, contrariamente a quanto raccontano i media occidentali globalisti, tutti ‘sparati’ contro Trump. La mia impressione è che per i globalisti non finirà bene…
QUI L’ARTICOLO PUBBLICATO DI MediaOnOnline
Foto tratta da Wikipedia




