Guerre, fatti, parole 1/ Come mai una rotta commerciale alternativa al Golfo che sta salvando l’Iran dalla fame non è stata bombardata da USA e Israele? E come mai la Russia ne svela i particolari?

di Giulio Ambrosetti

Foto Wikipedia

Quella che raccontiamo è una storia molto, ma molto strana. Che non è affatto misteriosa e nascosta, dal momento che è rintracciabile sulla rete. Basta collegare le cose tra loro

Per provare a capire cosa succede in Iran e in Ucraina ci sono due chiavi di lettura: i fatti e le parole. Contano gli uni e le altre. Possono coincidere o divergere. Ma sono tutt’e due importanti. Oggi tratteremo la guerra nel Golfo. I fatti di queste ore ci dicono che gli americani stanno bombardando l’Iran. Il regime teocratico, non potendo attaccare le navi USA, se la prende con alcuni Paesi del Golfo, con la scusa che ci sono basi militari americane. Mentre gli attacchi americani sono pesanti e vanno sempre a colpire obiettivi militari, infrastrutturali e anche civili, le repliche iraniane fanno pochi danni, anche perché i Paesi del Golfo si sono ormai attrezzati a quasi sempre intercettano i missili. Errato pensare che gli americani abbiano attaccato l’Iran senza avvisare i Governi dei Paesi del Golfo. In Medio Oriente tutti sanno tutto. I fatti, e non le parole, dicono che il regime iraniano non è più di moda non soltanto tra i Paesi del Golfo ma in quasi tutto il Medio Oriente. Gli alleati dell’Iran, oggi, sono Cina, Russia, Pakistan, con la Turchia che è più anti-Israele che pro-Iran. E qui entrano in gioco le parole.

Ribadiamo: non c’è nulla di misterioso. Però la storia si colora lo stesso di giallo…

Quasi tutti i Paesi occidentali sono schierati contro l’America di Donald Trump, in testa l’Unione europea. Così l’informazione occidentale anti-trumpiana – in testa i media americani ed europei ‘progressisti’ (che significa globalisti) – enfatizzano le risposte militari iraniane e sminuiscono gli attacchi americani. Questi media raccontano per lo più i desideri di chi lo foraggia, non certo la realtà. Sono parole lontane dai fatti reali. Già, la realtà. Che non ha bisogno di molti commenti: l’Iran è stretto nella morsa delle sanzioni economiche americane e degli attacchi militari, sempre americani, che sono sempre più precisi. Va detto, però, che, nonostante la stretta economica, commerciale, finanziaria e bancaria annunciata dal Segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, Cina e Russia sono Paesi che non sono stati intimoriti e continuano a sostenere l’Iran. Con aiuti che arrivano via mare (leggere Mar Caspio) e con le reti ferroviarie. E qui la storia si colora di giallo.

Uno sgambetto all’Iran o una trappola per USA e Israele?

Scrive un canale Telegram vicino alla Russia: “L’Iran sta rispondendo alle azioni degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz affidandosi a rotte commerciali alternative, che collegano la Repubblica Islamica con la Russia, la Cina e l’Iraq, secondo quanto riporta The Cradle“. Per la cronaca, The Cradle è una rivista di nicchia focalizzata sul Medio Oriente contraria all’antiglobalismo dell’amministrazione americana di Donald Trump. Però, stranamente, sia questa rivista, sia il canale Telegram che ne riprende le notizie non stanno facendo un grande favore all’Iran. Per due motivi. Primo motivo: dimostrano che quando il presidente USA dice che controlla quasi tutto lo Stretto di Hormuz ha ragione: se non fosse così gli iraniani e i russi non avrebbero creato una via alternativa per i commerci. Secondo motivo: è chiaro che americani e israeliani sono a conoscenza di questa via commerciale alternativa allo Stretto di Hormuz. Ma illustrarla per filo e per segno, come fa un Canale Telegram non esattamente indifferente agli interessi della Russia, beh, potrebbe suonare come un invito ad americani e israeliani a bombardarla. E’ così o è una trappola? Vattelappesca!

Una descrizione precisa di una via ferroviaria alternativa al Golfo: a chi giova?

Stupefacente la descrizione precisa di questa via commerciale alternativa: “Il fulcro della strategia è il Corridoio Internazionale Nord-Sud (INSTC), che collega l’Iran con la Russia e la più ampia rete commerciale eurasiatica. Grazie all’INSTC, i volumi di merci sono aumentati del 12% nel 2025, raggiungendo i 3,5 milioni di tonnellate, mentre le esportazioni russe verso l’Iran sono aumentate di oltre il 56% nei primi quattro mesi del 2026. La ferrovia Rasht-Astara è vicina al completamento, rafforzando il collegamento ferroviario tra Iran, Azerbaijan e Russia”. Questo passaggio ci dà una notizia: la guerra tra USA e Israele da una parte e Iran (e Cina) dall’altra parte è iniziata poco più di sei mesi fa; ebbene – ecco la notizia – da quattro mesi, attraverso questa via di comunicazione, la Russia fornisce aiuti all’Iran. Questo spiega perché 92 milioni di persone – tanti sono gli abitanti dell’Iran – sono riusciti a tirare avanti fino ad oggi nonostante il blocco totale del Golfo da parte degli americani. Infatti, oltre agli aiuti dalla Cina (via Mar Caspio), gli iraniani ricevono aiuti dalla Russia. Di fatto, un canale Telegram non esattamente lontano dalla Russia sta avvertendo americani e israeliani come e da quale via aiutano l’Iran. Voi ci capite qualcosa? Noi seguiamo con difficoltà.

“… assicurarsi che Hormuz sia importante, ma mai indispensabile”

Ancora il post del canale Telegram non esattamente contrario alla Russia: “Il trasporto marittimo nel Mar Caspio tra i porti iraniani e russi sta diventando sempre più importante come un’altra rotta alternativa rispetto al Golfo. Più a est, Chabahar, un porto iraniano sul Golfo di Oman, offre un accesso diretto all’Oceano Indiano senza dover attraversare Hormuz. La ferrovia Chabahar-Zahedan inizierà presto a funzionare, collegando il porto alla rete ferroviaria iraniana e aprendo potenzialmente una rotta più ampia verso l’Asia centrale. Anche i collegamenti ferroviari tra Cina e Iran attraverso l’Asia centrale stanno acquisendo importanza, mentre la ferrovia Shalamcheh-Basra è in costruzione per rafforzare i legami dell’Iran con l’Iraq. La strategia è semplice ma importante: assicurarsi che Hormuz sia importante, ma mai indispensabile”.

Come già accennato, è assai improbabile che il presidente USA Trump, il Segretario alla Guerra, sempre americano, Pete Hegseth, e il capo del Governo israeliano, Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu, non siano informati sull’esistenza di questa via commerciale alternativa, che è fondamentale per la resistenza dell’Iran. Come mai fino ad ora non hanno fatto nulla per bloccarla? Che gli americani, prima potenza militare mondiale, siano a corto di armi è una cretinaggine ai sensi di legge. Sarebbe un’offesa all’intelligenza pensare che Israele non sia in grado di bombardare le linee ferroviarie e i porti di questa rotta commerciale che, di fatto, in sei mesi di guerra, ha salvato l’Iran. Di più: se Trump e Netanyahu vogliono veramente creare una sollevazione popolare contro il regime teocratico dell’ex Persia avrebbero già dovuto polverizzare da un pezzo questa via commerciale. Perché non l’hanno fatto? Sanno che potrebbe essere rischioso? E perché proprio in queste ore la notizia viene diffusa con dovizia di particolari da un canale Telegram non esattamente lontano dai russi?

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