
Torna il nostro consueto dialogo mensile con Mario Pagliaro su meteo, economia, energia, ambiente, e agricoltura
Giunti a metà Ottobre è tempo di tornare a sentire Mario Pagliaro per il nostro dialogo mensile su meteo, economia, energia, ambiente, e agricoltura. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso. Il blocco dei prezzi annunciato da ENI il 25 Settembre per Ottobre è durato 5 giorni a causa della fine della riduzione delle accise deliberata dal Governo. Il prezzo del gasolio per autotrazione supera ovunque in media i 2,25 euro al litro: molto di più in autostrada, o nelle aree interne, oltre che a Milano e in tutta la Lombardia. Trasportatori, agricoltori e pescatori si sono uniti nella protesta, iniziando i primi blocchi. In Sicilia l’Etna è già innevato ed è tornata abbondante la pioggia (basta guardare la mappa in basso con le piogge fra il 9 e il mattino del 14 Ottobre). A nostro avviso, l’Autunno appena iniziato e il prossimo Inverno entreranno nella storia italiana ed europea. Letto in tutta Italia e fuori dall’Italia da moltissimi italiani che lavorano all’estero, il nostro dialogo con Pagliaro ha anticipato molti dei fatti che oggi commentiamo.
L’Etna è innevato dalla mattina del 13 Ottobre: significa che possiamo attenderci un Autunno e un Inverno gelidi?
“Il modo più efficace per rispondere è guardare al vortice polare, l’enorme struttura ciclonica di aria gelida sopra il Polo Nord, le cui rotture (“split”) fanno scivolare l’aria gelida improvvisamente verso Sud. Come avvenuto ad esempio nei giorni scorsi portando in Italia la prima neve al Sestriere, o al Passo dello Stelvio e in Sicilia sull’Etna sopra quota 2.600 metri. Ma anche sulla Siberia e sul nord del Canada dove infatti è già nevicato in abbondanza. Le previsioni indicano vortice polare debole. Ad esempio, i modelli già raccontano dal 21 Ottobre l’arrivo di un nuovo fronte di aria fredda sull’Italia in ingresso da Est. Se sarà effettivamente così, quest’anno le precipitazioni, incluse le nevicate, saranno eccezionalmente abbondanti perché l’aria gelida troverebbe ad accoglierla moltissima umidità disponibile dovuta ai mari ancora molto caldi, dall’Adriatico al Tirrenico”.
IN TUTTI I GRANDI PAESI IMPORTATORI IL PREZZO DEL GRANO E’ CRESCIUTO IN MISURA DI 60 DOLLARI/TONNELLATA
Veniamo al prezzo del grano: lei a Settembre ci aveva detto che il prezzo del grano in Italia e in Sicilia “aumenterà fino a quando le forniture dalla ex Unione Sovietica attraverso il Mar Nero non saranno ripristinate”. Sta andando così? Cosa possiamo attenderci ulteriormente per il prezzo del grano?
“Il prezzo è aumentato su tutte le piazze, e sta continuando a farlo. Ma è solo l’inizio: senza il grano ex sovietico, le scorte di grano importato dall’ex URSS a prezzi molto bassi fino all’inizio dell’Estate si esauriranno rapidamente. Dalla ex URSS ormai in Europa occidentale e in Nord Africa arriva poco grano trasportato dai porti del Mar Baltico dove viene trasportato con difficoltà dalle regioni meridionali occidentali della ex URSS via fiume o via treno. Nei giorni scorsi una nave di proprietà turca che trasportava grano nel Mar Nero è stata colpita persino di fronte la costa bulgara. I maggiori Paesi nordafricani sono consapevoli della situazione ed hanno intensificato la corsa ad acquistare grano prima che i prezzi tornino ad essere altissimi e ci sia carenza di cereale. In soli 3 mesi, tutti i grandi Paesi importatori hanno visto aumenti medi di 60 dollari in più a tonnellata. Ma molti mulini o produttori di pasta di quei Paesi già lamentano la fine del frumento disponibile. In breve, se la guerra nella ex URSS non dovesse finire come tutti auspichiamo, e le esportazioni di grano attraverso il Mar Nero essere ripristinate, non solo i prezzi del grano raggiungeranno livelli senza precedenti, ma in molti Paesi che dipendono dalle importazioni si registrerà carenza di grano e farina”.
Lei a Settembre ci aveva anche detto che se i prezzi dei carburanti avessero continuato ad essere così alti “le aziende non avrebbero alternative ad aumentare i prezzi riducendo al contempo in modo drastico la produzione di beni”. Sta andando così?
CON L’AUMENTO DEL PREZZO DEL GAS I COSTI DI PRODUZIONE PER LE AZIENDE SONO AUMENTATI E, DI CONSEGUENZA, E’ CRESCIUTA L’INFLAZIONE
“Certo. Istat ha appena pubblicato i numeri: ad Agosto i prezzi alla produzione sono aumentati del 10,9% su base annua dopo l’aumento del 7,7% di Luglio, raggiungendo il livello più alto da Gennaio 2023. Il prezzo dei materiali per l’edilizia, ad esempio, cresce senza sosta mese dopo mese per cui ormai le aziende accettano gli ordini solo con riserva di aggiornamento prezzi rispetto a quando effettivamente forniranno i materiali. Le aziende delle costruzioni hanno appena richiesto 3,8 miliardi fra arretrati 2024-2025 e maggiori costi accumulati nel 2026, con le aziende delle piastrelle in ceramica che spiegavano come, con il prezzo del gas sopra 70 euro/MWh (70 euro per 1000 chilowattora), produrre in Italia sia antieconomico. La mattina del 14 Ottobre il prezzo del gas era di 86 euro/MWh. Le aziende, incluse le aziende di trasporto, non hanno alternative ad aumentare i prezzi dei loro beni e servizi. A loro volta, le aziende clienti – incluse quelle agricole – non hanno alternativa a fare lo stesso. L’effetto complessivo del forte aumento dei costi di produzione e trasporto dei beni è, inevitabilmente, l’inflazione dei prezzi di tutti i beni e di tutti i servizi”.
CON LA GUERRA IN IRAN E’ CRESCIUTO E CONTINUA A CRESCERE IL PREZZO DEL CARBURANTE PER GLI AEREI. SI PROSPETTANO RIDUZIONE DEI VOLI E CHIUSURA DI TANTE COMPAGNIE AEREE CON CONSEGUENTE ONDATA DI LICENZIAMENTI
Una notizia che ha incuriosito i nostri lettori che ci dicono di averla vista commentata solo qui, è quella relativa alla compagnia aerea low-cost che a Settembre ha annunciato il taglio di migliaia di voli nei prossimi mesi a causa dell’aumento del kerosene. Altre compagnie hanno fatto lo stesso? Possiamo attenderci un forte calo dei voli low-cost?
“Certo, e non solo per le compagnie low cost. Infatti le compagnie di bandiera hanno appena tagliato molti milioni di posti per la stagione invernale. Quella britannica ha cancellato 1,5 milioni di posti, quella francese 1,2 milioni, quella tedesca 1,1 milioni, quella turca oltre 1 milione, e quella italiana 200mila. Le due maggiori compagnie low cost, da sole, oltre 1,2 milioni. E’ l’effetto del raddoppio del prezzo del kerosene, che è passato dai 700 dollari a tonnellata di un anno fa ai 1.500 dollari di oggi. La metà del jet fuel consumata dei Paesi europei arrivava dal Golfo Persico. Da mesi non arriva più a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz. Inoltre, i Paesi che ancora lo vendono, come l’India o la Cina, hanno ridotto le vendite preoccupati della crisi energetica. Analogamente al caso del grano e alla guerra nella ex URSS: se la chiusura di Hormuz dovesse continuare, gli effetti sul trasporto aereo saranno una drastica riduzione dei voli e l’uscita dal mercato di molte compagnie nate durante l’epoca del carburante abbondante e a basso costo”.
LA BUONA NOTIZIA CHE ARRIVA DAL COUS COUS FEST DI SAN VITO LO CAPO
Il nostro dialogo si chiude sempre con una buona notizia per la Sicilia. Lascio a lei scegliere quale. Cosa si è verificato di buono per la Sicilia nelle ultime settimane?
“Con piacere. A fine Settembre si è conclusa a San Vito con numeri record, nei quasi 30 anni di vita, la 29esima edizione del Cous Cous Fest, durata ben 10 giorni dal 18 al 27 Settembre. Come ha detto il Sindaco, il Fest non è né una sagra, né un evento: ma un festival di pace e integrazione culturale fra tutti i Paesi, originalmente del Mediterraneo ma oggi anche di Sudamerica o della costa atlantica dell’Africa. Nel 2007, il Fest durava 5 giorni, oggi ne dura 10 e ha decine di migliaia di visitatori stranieri. Però, non è una cosa riservata ai più ricchi che possono permettersi di pagare un biglietto di ingresso: gli oltre 10 concerti e spettacoli serali sono stati tutti gratuiti, cioè aperti a tutti. Chi voleva anche mangiarsi un piatto di cous cous squisito a scelta fra quelli presentati al Fest, insieme ad un bicchiere di vino, un caffè o un amaro pagava 12 euro, che è il prezzo a cui ormai in città vendono una pizza, mentre la spiaggia di San Vito era e resta ancora in larga parte liberamente fruibile gratuitamente da tutti”.








