di Giulio Ambrosetti

In questa storia ci sono conti che non tornano
Scrive su Facebook Bobo Craxi, figlio di Bettino Craxi, a proposito del Ponte sullo Stretto di Messina commentando un’intervista rilasciata da suo padre il 18 Dicembre 1998: “La Sicilia ed il Sud hanno sprecato miliardi di denaro pubblici e continueranno a farlo. I Porti Italiani oramai sono, in questa situazione internazionale mediterranea, sotto utilizzati ed emarginati. Probabilmente meglio non fare nulla e lasciare decretare che il Sud italiano è terzo mondo. Oppure completare l’opera di continuità territoriale prevista nei piani di sviluppo sin dal 1986, che ha un consistente interesse Continentale visto che unirebbe Palermo a Berlino. Probabilmente non faranno nessun ponte, prevarranno le polemiche politiche e certamente l’intervento delle mafie e corporazioni contrarie. Era solo però per ricordare che 30 anni fa quando il governo di Centrosinistra guidato da D’Alema annunció la volontà di ripristinare il disegno del Governo Craxi questa fu la sua reazione”:
qui l’intervista a Bettino Craxi nel 1998
Tra Franco Nobili e Gabriele Cagliari
A parte che non capisco cosa guadagnerebbe la Sicilia ‘unendosi’ con Berlino, debbo ricordare che cosa avvenne tra il 1990 e il 1991. Allora lavoravo per il giornale L’Ora di Palermo occupandomi di cronaca politica. In quel periodo si parlava tanto del del Ponte sullo Stretto di Messina con un progetto presentato dall’ingegnere Baldo De Rossi. Il progetto del Ponte era voluto dall’IRI allora presieduto da Franco Nobili. Un bel giorno arriva un comunicato dell’ENI che finisce sul mio tavolo. Si parlava di una conferenza stampa per presentare il progetto per il collegamento tra Sicilia e Calabria voluto dall’ENI presieduto da Gabriele Cagliari. Per la cronaca, Franco Nobili era un tecnico considerato vicino o, quanto meno, assimilabile alla Democrazia Cristiana. Mentre Gabriele Cagliari era un tecnico vicino al PSI di Bettino Craxi. Leggendo il comunicato dell’ENI rimasi sorpreso: di fatto, l’ENI si stava schierando contro il progetto per il Ponte e aveva organizzato una conferenza stampa a Palermo per presentare un progetto alternativo: ovvero tre immensi tubi, chiamiamoli così, che avrebbero dovuto attraversare lo Stretto di Messina. Non erano tunnel, perché non avrebbero dovuto essere realizzati scavando nel fondale marino, ma tre enormi tubi, di grande diametro, che avrebbero dovuto attraversare lo Stretto di Messina a circa 50 metri di profondità. Insomma, tra grandi tubi sospesi nell’acqua collegati, ovviamente, alla Sicilia e alla Calabria. Due sarebbero serviti per il passaggio delle auto, uno per il passaggio dei treni.
Il Ponte democrstiano e i tre tubi-tunnel socialisti
In quei giorni non mancarono le polemiche. Si disse che il progetto presentato dall’ENI sarebbe servito solo per alimentare un dibattito e le relative polemiche per ritardare la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Ricordo, semplificando, che allora si parlava del Ponte democristiano e dei tre tunnel socialisti, dizione impropria perché, come ho cercato di illustrare, il progetto non prevedeva la realizzazione di tre tunnel, ma di tre grandi tubi sottomarini. Nel leggere oggi il post di Bobo Craxi e nell’ascoltare l’intervista a Bettino Craxi sono rimasto un po’ stupito. Forse l’ENI, quando venne presentato a Palermo il progetto per i tre tubi-tunnel, presentava un progetto alternativo al Ponte sulle Stretto di Messina a prescindere dalla volontà del PSI di Craxi? Per carità, tutto è possibile. In ogni caso, la memoria storica rimane, visto che sto raccontando un fatto avvenuto circa 35 anni fa. Ma è storia avvenuta.
Foto tratta da Wikipedia
P.s.
Ricordo un particolare. Dopo la conferenza stampa un ingegnere mi disse che il Ponte in un’area sismica era un azzardo. Aggiunse che il Ponte a campata unica era un secondo azzardo, perché avrebbe sfidato il vento, che da quelle parti non manca. Ricordo esattamente le sue parole: “Non so se realizzeranno il Ponte a campata unica. Ma sappia che quando soffierà vento forte o di una certa intensità, dal Ponte non potranno transitare né le auto, né i treni”. Mi spiegò che la “freccia” – così chiamava l’oscillazione del Ponte a campata unica – proprio nel centro del Ponte, in presenza del vento, avrebbe avuto un’oscillazione di 7-8 metri da un parte e di 7-8 metri dall’altra parte.







