di Giulio Ambrosetti

Ma quale libertà se siamo ‘prigionieri’ del Trattato di Maastricht, della moneta unica europea a debito e ora anche del cibo discutibile sudamericano?
Da due giorni un diluvio di retorica invade i mezzi d’informazione italiani (o presunti tali). 2 Giugno, festa della repubblica e bla bla bla. Cosa ci sia da festeggiare non si capisce, se è vero che dal Trattato di Maastricht in poi l’Italia è stata letteralmente inglobata e massacrata dall’altrettanto presunta Unione europea. Il Trattato di Mastricht è stato firmato nel Febbraio del 1992 ed è entrato in vigore nel Novembre dell’anno successivo. Da allora l’Italia è stata piano piano ‘alleggerita’. Prima hanno ‘privatizzato’ le Partecipazioni statali, creando i presupposti per provocare la crisi dell’economia italiana. Poi, piano piano, hanno ridotto l’autonomia politica ed economica del nostro Paese. L’imboglio fondamentale si è materializzato nel 2002, quando è entrato in vigore l’euro, la moneta unica europea che ha messo l’Italia alle dipendenze di un’Unione europea controllata dalla Germania. Nemmeno negli anni ’30 del secolo passato si era arrivati all’eliminazione della nostra moneta.
La rovinosa e finta sinistra italiana che vuole aumentare i propri voti dando ai migranti presenti nel nostro Paese il diritto di voto
Con l’euro controllato dai tedeschi una delle più grandi potenzie industriali del mondo – perché tale era l’Italia prima del decennio Mastricht-euro – il nostro Paese è diventato ciabattone, caotico, che ormai ogni anno ‘fattura’ un numero impressionante di morti sul lavoro, sempre più povero, con un’economia imperniata in modo folle sull’export, polticamente ricattato per via di un debito pubblico in continua aumento grazie a un folle sistema monetario a debito. In più, la finta sinistra italiana, quasi tutta al servizio dei globalisti, per ridurre i diritti dei lavoratori ha riempito l’Italia di migranti che adesso aspettano di acchiappare il diritto di voto per sostenere la stessa finta sinistra e chiudere così il cerchio ‘europeista’ a spese del nostro Paese. Tutto questo in dispregio de Socialismo e della stori del pensiero socialista. Questa è oggi, per grandi linee, la repubblica italiana ‘europeizzata’, ultra-liberista e globalista.
L’Unione europea ha tolto all’Italia la sovranità monetaria, una parte della sovranità politica e la sovranità alimentare. Gli effetti nefasti del Mercosur nascosti dall’informazione, a cominciare dall’informazione televisiva
Ovviamente non si può ‘festeggiare’ la repubblica italiana raccontando che l’Unione europea ha privato il nostro Paese della sovranità monetaria; che ha privato il nostro Paese di una parte della sovranità politica (ricordiamo che nel 2018 è stato impedito al Governo Giallo-Verde di grillini e leghisti di nominare l’economista Paolo Savona Ministro dell’Economia, perché era sgradito all’Unione europea); che ha privato il nostro Paese della sovranità alimentare. Mentre scriviamo arrivano notizie che ogni giorno, grazie alla porcata ‘europeista’ del Mercosur, giungono in Italia prodotti agricoli e zootecnici dal Sudamerica. Iddio solo sa come vengono coltivati questi prodotti agricoli e come vengono allevati gli animali da quelle parti. Ma tanto chi è che dovrebbe raccontare queste cose? Riuscite a immaginare la televisione che punta i riflettori sui pestidici, sugli erbicidi, sugli ormoni, sugli antibiotici che sono di casa nell’agricoltura e nella zootecnia dei Paesi del Mercosur? Figuratevi! Per non parlare dei semi OGM (Organismi Geneticamente Modificati) che in Sudamerica sono la regola?
La repubblica italiana di oggi non ha nulla a che vedere con la nascita della Repubblica e con la Repubblica italiana antecedente al 1992
Ovviamente queste cose non si possono raccontare. Non è che possiamo rovinare la festa della repubblica raccontando la realtà? Non scherziamo! Così, quest’anno, assistiamo a uno spettacolo tra l’alienato e il grottesco, all’insegna del citato diluvio di retorica, anche con la partecipazione di chi, in buona fede, non sa nulla di tutto quello che fanno arrivare sulle nostre tavole, peraltro celebrando la ‘biodiversità’: una biodiversità che fa a pugni con la globalizzazione dell’economia e con i prodotti agricoli e zootecnici sudamericani.
Così si celebra la repubblica attuale che non ha nulla a che spartire con la nascita della vera Repubblica e con la Repubblica italiana precedente al 1992.
Così ci raccontano che la repubblica ha consentito all’Italia di entrare a far parte della ‘Grande Europa unita’ che sta assicurando all’Italia gli “immancabili destini” di dannunziana memoria.
Così, nel nome della repubblica, celebriamo anche chi ci ha affossati…
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