Di chi è lo spazio? Ad oggi non è di nessuno. Non c’è una giurisdizione. E non si capisce chi dovrebbe legiferare per fare rispettare le eventuali leggi

di Nota Diplomatica

L’idea che qualcuno potrebbe rivendicarne la proprietà è assurda

Di chi è lo spazio? A quanto ne sappiamo, lo spazio dovrebbe essere infinito, una sorta di mare del nulla e senza confini in cui galleggia il nostro pianeta, la Terra. Essendo una distesa immensa, perlopiù piena di niente, che parte grossomodo a cento chilometri dalla superficie terrestre, l’idea che qualcuno potrebbe reclamarne la proprietà pare un’assurdità. Finora l’esperienza ‘spaziale’ dell’abitante medio della Terra è stata per l’appunto quella di guardare occasionalmente all’insù nel cielo notturno, vedendo le stelle e forse sentendosi in qualche modo più vicino al ‘creato’. È un’esperienza che potrebbe essere minacciata dai piani per il lancio di decine di migliaia di satelliti dagli utilizzi più svariati: per agevolare le telecomunicazioni, per raccogliere dati di ogni tipo, per condurre missioni di spionaggio e tante altre cose ancora.

Milioni di nuovi satelliti

Ora il cielo notturno sta per riempirsi di tanti nuovi punti di luce creati dall’uomo. SpaceX, una società del già ricchissimo Elon Musk, ha recentemente chiesto al Governo americano il permesso di lanciare fino a un milione (sì!) di nuovi satelliti… Non si sa ancora come risponderanno gli americani alla richiesta di Musk, ma la sua azione fa nascere un interessante quesito: che c’entrano le autorità americane? Gli Stati Uniti sono diventati i proprietari dello spazio? Con quale diritto? La verità è che non esiste un corpo di leggi che ne governi lo sfruttamento. Ovviamente, fino ad ora non ce n’era bisogno, in quanto non si andava nello spazio profondo. Ad oggi, lo spazio non è di nessuno. Di chi è la giurisdizione? Chi è che deve legiferare per conto dello spazio e, nel caso, far rispettare l’eventuale legge? Per fortuna esiste un modello a cui ispirarsi: la Legge del Mare. E’ importante che il mare aperto non sia di nessuno, ma che allo stesso tempo il suo sfruttamento sia in qualche modo regolato – e questo nell’interesse di tutti gli ‘utenti’, anche quelli del ‘mare’ stellato. 

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