
L’evaporazione della spiritualità
Palermo. Qualche giorno fa siamo tornati in Cattedrale per dire qualche preghiera e ci siamo subito sentiti come un pesce fuor d’acqua: eravamo tra i pochi, pochissimi sostanzialmente vestiti e che stavamo lì per pregare (veramente un altro c’era già ed è andato via dopo qualche minuto). Sembrava di essere su una spiaggia in riva al mare ma indoor (scusate l’ossimoro). C’erano circa centocinquanta persone sedute, in piedi, più o meno stravaccate, vocianti: una confusione da mercato! Molti camminavano lungo la navate, guardando a destra e a manca senza nemmeno capire un accidente di quello che guardavano: nessuno con un libro in mano o con qualcuno che li guidasse (in maniera seria) alla scoperta dei tesori, più unici che rari, racchiusi dentro la nostra Cattedrale.
Un’atmosfera da “Sex and the city”
Il blu oltremare magnifico degli altari! Mi chiedevo se la donna che li guardava distratta passandoci mollemente davanti, da considerare in déshabillé anche per un bar al mattino in località marina, avesse contezza che era tutto in pietra di lapislazzuli con un bassorilievo in bagno oro di squisita fattura, o se si stesse solo preoccupando di immagazzinare immagini per raccontare poi, tra un gossip e l’altro (alla “Sex and the city”, insomma), alle amiche quanto fosse bella la Cattedrale di Palermo, senza peraltro sapere riferire altro. La solita fila per accedere ai tetti (un po’ più corta della volta precedente, ma immancabile), e poi… poi le solite donne in pantaloncino inguinale, stracciato, poco pulito, canotta tenuta su alla bell’e meglio, che vagavano per tutta la chiesa senza meta, con il solito scapolare trasparente in carta bluette, che non copre niente, messo su per fare finta di essere meno svestiti, in cerca di una conoscenza delle opere d’arte, che guardavano distrattamente, e che non arriverà mai.
Anche questa volta l’unica donna vestita di tutto punto è una signora musulmana
In mezzo a questo bailamme inverecondo, guarda caso, di nuovo (!), una signora musulmana, vestita di tutto punto, con il velo accuratamente aderente alla testa, la manica lunga, perfettamente a proprio agio, come se i quasi quaranta gradi che rendevano le occidentali sfatte nonostante i tentativi di denudamento, non la riguardassero né punto né poco. L’unica cosa era che era un po’ giovane e facoltosa della due Signore della volta scorsa. Ah! Una cosa era cambiata: non c’era più il sottofondo musicale spiritual chic mozartiano. Se l’altra volta si sentiva, fino alla nausea, il “Lacrimosa” della Messa da Requiem, questa volta il vociare dei bivaccanti turisti non doveva nemmeno sovrastare la musica: era libero. Certo, se prima , tutto sommato, andava bene il “Lacrimosa “, perché non ci restava che piangere, questa volta sarebbe stato da proporre il “Dies Irae”, della stessa opera di Mozart, perché, effettivamente, un bel fulminotto, giusto per provare un po’ di paura e ricomporsi, non sarebbe stato fuori luogo.
Per molto meno in una moschea si verrebbe buttati fuori. Anzi, forse non li farebbero entrare
Riflettevamo che l’abbigliamento e il comportamento che abbiamo visto non sarebbe neppure accettabile in un locale di ritrovo di discreto livello, dove si può entrare solo obbedendo ad un “dress code” preciso, forse in qualche panineria si farebbe finta di niente, eppure noi l’abbiamo visto nella Casa di Dio, perché non lo dobbiamo dimenticare: la Cattedrale di Palermo è un monumento così bello, perché è stato eretto a maggior Gloria di Dio. Per molto meno si sarebbe buttati fuori, anche se turisti paganti, da una moschea, anzi forse non li farebbero entrare. Invece nelle chiese cattoliche, crediamo che non ci si stia sufficientemente attenti. Forse, chi di noi si dice amico di Dio, dovrebbe badarci un po’ di più, altrimenti dobbiamo pensare che sia vero il detto “amici e guardati”!
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