Il 15 Agosto in Alaska Trump e Putin decideranno le sorti dell’Ucraina ignorando l’Unione europea. Su Telegram si legge che la casa di Zelen’skyj in Italia non è più in vendita…

A buon intenditor poche parole…

di Economicus

Il mio vecchio amico siciliano come me, direttore di questo blog, mi ha ripescato e mi ha chiesto un commento su quello che succederà il 15 Agosto in Alaska. Ebbene, solo un cretino può pensare che il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, possa accettare di incontrare il presidente (con mandato scaduto) dell’Ucraina, Volodymyr Zelen’skyj, complice il presidente americano, Donald Trump. La Russia di Putin ha vinto sul campo la guerra non contro l’Ucraina ma contro una cinquantina di Paesi occidentali, America di Trump esclusa, che mandano soldi, armi e mercenari al regime di Kiev. Per definizione, nelle guerre i vincitori trattano da vincitori. L’Unione europea e il Regno Unito sono tra i perdenti. Le dichiarazioni dei rappresentanti di quello che resta dell’Unione europea e del Regno Unito sono carta straccia. Checché ne dicano gli ‘europeisti’, Putin e Trump decideranno cosa fare in Ucraina. Mentre Zelen’skyj e gli ‘europeisti’, che gli piaccia o no, dovranno accettare quello che decideranno Russia e USA. Cosa decideranno?

Di fatto, Trump ha chiuso la questione dazi, a parte gli ultimi ritocchi con la Cina e con i perdigiorno dell’Unione europea che rischiano dazi dal 30 al 50%

Non è difficile capirlo. Trump è in ritardo con il suo programma elettorale. Di fatto, già da tempo, ha chiuso la partita dei dazi doganali. Dovrà definire l’accordo con la Cina. Mentre con l’Unione europea il presidente americano aspetta gli acquisti di armi da parte degli europei e gli investimenti degli stessi europei negli Stati Uniti. Se gli ‘europeisti’ continueranno a temporeggiare, i dazi americani verso i Paesi Ue passeranno dall’attuale 15% al 30% e, forse, anche al 50%. A Trump, dell’Unione europea, inclusa l’Italia, con riferimento all’economia, non gliene importa niente. Il presidente USA ha chiuso anche la partita con il Canada (Paese, detto per inciso, in cui mi sono trasferito) che minacciava di tassare i giganti americani del Web. Appena Trump ha fatto sapere che, in caso di tasse canadesi ai giganti del Web, avrebbe interrotto i rapporti commerciali con questo Paese, il capo del Governo canadese, Mark Carney, si è ritirato con la coda tra le gambe. Si chiamano rapporti di forza, ignorando i quali si va a sbattere.

Il vero problema è l’accordo, che ancora non c’è, fra Trump e la lobby ebraica mondiale sulla nazionalizzazione della Banca Centrale americana

Stando alla tabella di marcia di Trump, i ‘predatori’ che hanno gestito il grande imbroglio della pandemia in America e nel resto dell’Occidente dovrebbero essere già, almeno in parte, dietro le sbarre. Invece sono ancora fuori perché la guerra in Ucraina e la guerra a Gaza impediscono all’attuale amministrazione americana di mettere mano alla caccia ai controversi protagonisti della controversa stagione del Covid. Trump ha bisogno di chiudere la guerra in Ucraina. In seconda battuta dovrà cercare di trovare una soluzione con la lobby bancaria e finanziaria ebraica che continua a fomentare la guerra nella Striscia di Gaza. E’ probabile che Trump e la lobby ebraica mondiale non abbiano ancora trovato l’accordo sulla nazionalizzazione della Federal Reserve System (FED), la Banca Centrale americana che dovrebbe passare sotto il controllo del Governo federale degli Stati Uniti d’America. Trump dovrà inoltre trasferire una parte degli apparati militari oggi presenti in Europa nel Pacifico. E’ probabile che Trump accetti le condizioni di Putin per l’Ucraina, offrendo anche la collaborazione per progetti economici su larga scala nell’Artico e nella stessa Alaska: argomento, questo, che interessa molto Mosca.

La previsione di Robert Fico

Da quello che si capisce, Putin si terrà le Regioni russe dell’Ucraina, mentre il resto del Paese verrà demilitarizzato e affidato a chi vincerà le elezioni. A vincerle, con molta probabilità, sarà un candidato filorusso. Non è un caso che, proprio in questi giorni, Telegram abbia riportato la notizia che la villa di Zelensky in Italia non è più in vendita. E’ nel Belpaese che, con molta probabilità, Zelen’kyj avrà la sua mezza Sant’Elena. Gli ‘europeisti’ che diranno? All’inizio faranno un po’ di storie ma poi si accoderanno, magari lasciando passare un po’ di tempo per cercare di non perdere del tutto la faccia. La guerra in Ucraina si potrebbe chiudere ad Ottobre o a metà 2026. In questo secondo caso l’Unione europea e il Regno Unito dovranno sborsare un sacco di soldi perché Trump, come già accennato, ridurrà la presenza militare americana in Europa e non fornirà più armi e copertura di Intelligence al regime di Zelen’skyj. Sarebbero soldi buttati, perché a fine Primavera del prossimo anno l’Ucraina avrà, in un modo o nell’altro, un nuovo presidente. Per essere chiari: la vostra Presidente del Consiglio, Gorgia Meloni, attardandosi ancora sull’Ucraina, rischia di far perdere altri soldi all’Italia, che non mi sembra sia messa bene in materia economica. Forse la previsione giusta è quella di Robert Fico, capo del Governo dello Slovacchia: “Non importa se gli elefanti combattono o si accoppiano, l’erba soffre sempre. Qualunque sia l’esito dei negoziati degli elefanti, il 15 Agosto, a soffrire sarà l’Ucraina…”.

Foto tratta da Wikipedia

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