Lo sapevate che è stata varata una legge per legalizzare l’insolvenza dei Comuni e di altre pubbliche amministrazioni? In pratica, non pagano i cittadini-creditori. Il racconto di Ciro Lomonte

di Giulio Ambrosetti

L’Unione europea dell’euro ‘tagliaggia’ lo Stato italiano. Che si rivale su Regioni e Comuni. Questi ultimi non pagano i debitori. A farne le spese sono famiglie e imprese. E ci sono ancora in giro persone che si definiscono ‘europeiste’

Scrive Ciro Lomonte sulla sua pagina Facebook: “Per quasi due anni, abbiamo sostenuto che gli sconti sui biglietti aerei comunicati dalla Regione erano in realtà erogati da alcune compagnie che li applicavano direttamente, diventando poi creditrici della Regione, ed incrementando il traffico aereo nazionale, che mese dopo mese a causa del forte aumento dei prezzi e della continua riduzione del potere di acquisto di famiglie e imprese, non fa che diminuire. Oggi, a confermarlo è una testata online regionale. Che in un articolo intolato ‘Bonus voli prorogato fino al 31 luglio, ma c’è chi aspetta ancora i rimborsi di agosto 2025’ spiega come ‘le pratiche di novembre risultano ancora in lavorazione, quelle di dicembre sono nella fase precedente di presa in carico e quelle di gennaio 2026 ‘in elaborazione’. (https://www.palermotoday.it/…/bonus-voli-ritardi…). Spiega ancora il cronista come sia per esempio ‘il caso di un viaggiatore che ha caricato le domande lo scorso 2 settembre per un Palermo-Trieste andata e ritorno effettuato tra il 6 e il 13 agosto e che dovrebbe ricevere una novantina di euro’. Puntualmente, dà conferma il cronista alle analisi di Siciliani Liberi ‘dalla Regione fanno sapere che le somme sono state ferme per un problema di liquidità in cassa che comunque è già stato risolto e nei prossimi giorni i richiedenti riceveranno l’accredito dovuto'”.

La sceneggiata del rimborso dei soldi del ‘caro-voli’

Da quasi tre anni Lomonte, in solitudine, racconta che la situazione finanziaria dell’Italia è precarria. Per non parlare della Regione Siciliana. Secondo l’esponente di Siciliani Liberi, sul “c/c della Regione Siciliana e sui relativi capitoli di spesa non c’è più il denaro sufficiente a far fronte alle spese già programmate. Figurarsi se esiste per cose come sussidi per il ‘caro voli’ o altre spese simili. A stento, la Regione Siciliana riesce a pagare gli stipendi del numero enorme di dipendenti, che includono tutti quelli del settore sanitario pubblico, e moltissime altre come gli stipendi dei dipendenti della Motorizzazione o del Genio civile, che in Sicilia sono a carico della Regione”.

Una testimonianza personale su come lo Stato italiano ha ‘incaprettato’ la Regione siciliana da fine anni ’80 sino ai nostri giorni

Chi scrive ha esercitato per quasi 25 anni il mestiere di cronista politico: mi occupavo di quanto avveniva in Assemblea regionale siciliana e, in generale, nel mondo politico. Ebbene, nella seconda metà degli anni ’80 mi chiedevo perché la Regione siciliana stava accettando il passaggio nei propri uffici di dipendenti degli uffici che fino ad allora avevano fatto capo allo Stato, senza chiedere allo stesso Stato i soldi per pagargli gli stipendi. Su tale questione, nei limiti del possibile, ho scritto anche articoli. La spiegazione che allora sono riuscito ad ottenere era che si trattava di un accordo complessivo Stato-Regione sull’articolo 38 dello Statuto siciliano. A me è sempre sembrata una scusa. Ricordo che ne parlavo spesso con un amico che allora era un alto dirigente del Parlamento dell’Isola che la pensava come me. La verità è che la politica siciliana di quegli anni non aveva né la voglia, né la forza per opporsi allo Stato. Il riferimento è soprattutto ai democristiani e ai socialisti della nostra Isola di quegli anni, più romano-centrici che siciliani. Una storia che si è ripetuta negli anni del Governo Prodi e del Governo Renzi, con ripetuti scippi alle finanze regionali siciliane. Impossibile conteggiare quanti soldi sono stati scippati ai cittadini siciliani da Roma tra tagliaggiamenti al Fondo sanitario regionale, crediti nei confronti dello Stato fatti sparire dal Bilancio regionale, sentenze della Corte Costituzionali favorevoli alla Regione Siciliana non messe in esecuzione, scippi a IRPEF e IVA di pertinenza regionale. Sono quasi 40 anni di battaglie giornalistiche che ho perso, sconfitto da una politica siciliana ‘ascara’ al soldo di Roma. Mi sono arreso? No. Però ho perso, è giusto ammetterlo.

“… il cuore della norma sta nella sospensione per i creditori di qualsiasi diritto ad essere pagati tramite i decreti ingiuntivi emessi dal Tribunale…”

Torniamo al ragionamento di Lomonte. Che scrive: “Per comprendere poi come abbia fatto l’ex PCI – che della Seconda Repubblica era e resta il Partito egemone, sia che sia al governo sia che apparentemente stia all’opposizione – a garantire l’operatività residua dei Comuni basta guardare alla normativa sul ‘predissesto’ economico finanziario (la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale), varata dal governo nel 2012 con un decreto, finalizzata al risanamento dei conti degli Enti locali ormai falliti. A parte la redazione di un piano a lungo termine (4-20 anni) sottoposto all’approvazione della Corte dei Conti che poi sarà sempre possibile diluire o ridefinire, il cuore della norma sta nella sospensione per i creditori di qualsiasi diritto ad essere pagati tramite i decreti ingiuntivi emessi dal Tribunale”. Da quello che scrive Lomonte, il Legislatore ha messo le pubbliche amministrazioni italiane al riparo dai ricorsi dei cittadini creditori. Possibile? Scrive ancora Lomonte:

L’autorizzazione legislativa all’insolvenza

“A dicembre la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato lo Stato italiano a versare ad un cittadino palermitano un indennizzo di 2.400 euro, pari poco meno della metà della somma che il Comune di Palermo avrebbe dovuto pagargli in margine ad una sentenza definitiva e al relativo decreto di ingiunzione al pagamento relativa ad una sentenza del Giudice di pace di Palermo, che aveva riconosciuto al cittadino un risarcimento per un sinistro e condannato il Comune al pagamento. La decisione era definitiva dal 12 aprile 2023: ma nonostante una successiva diffida, il Comune di Palermo non ha mai adempiuto al pagamento. A renderlo possibile è proprio il fatto che il Comune di Palermo sia in ‘predissesto’: la norma chiave trovata dai legislatori del PCI per salvare i Comuni siciliani ed italiani dall’insolvenza è l’autorizzazione legislativa all’insolvenza: il decreto legge infatti stabilisce la sospensione automatica e prolungata di ogni azione esecutiva nei confronti dell’ente ‘fino alla decisione della Corte dei Conti’, impedendo ai cittadini di ottenere quanto riconosciuto e privandoli di qualsiasi certezza sui tempi di pagamento. I legali del creditore hanno fatto ricorso alla Corte europea ‘denunciando’ spiega un’altra testata regionale online ‘la violazione dell’articolo 6 della Convenzione, che tutela il diritto alla giustizia effettiva e all’esecuzione delle sentenze’ (https://www.blogsicilia.it/…/niente…/1206335/). A pagare 2400 euro, e non 5000, sarà il Tesoro”.

La fine, speriamo presto

Lomonte chiama in causa l’ex PCI, ma anche gli ex DC e gli ex MSI, oggi confluiti in Fratelli d’Italia. Anche se in tempi diversi e con ruoli diversi, gli esponenti politici di questi partiti hanno imposto “l’adesione dell’Italia all’euro” e poi hanno varato “la legalizzazione dell’insolvenza per Comuni ed altri Enti locali (fra cui le Province e le Regioni). Le imprese che li riforniscono di beni e servizi sanno che è sufficiente la dichiarazione di ‘predissesto’ e tutti i loro crediti resteranno impagati per anni. Poi, se ne accetteranno una robusta decurtazione, forse saranno in modesta parte pagati. Questi due semplici fatti – conclude Lomonte – mostrano, da soli, come la Regione Siciliana e il suo Comune maggiore, quello di Palermo, siano da tempo in condizioni di insolvenza. Andrà avanti con il solo pagamento degli stipendi pubblici, delle pensioni e di parte della cassa integrazione ai milioni di ‘cassintegrati’, fino alla prossima, e ormai imminente, liquidazione dell’euro e dell’Unione europea”. Anche io sono convinto che l’Unione europea crollerà, così come sta crollando il pedosatanismo mondiale sotto i colpi degli Epstein files. Ma non sarà un crollo veloce.

Sopra, foto del Palazzo Reale di Palermo, sede dell’Assemblea regionale siciliana. Tratta da Wikipedia

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