di Nota Diplomatica

Ancora nell’800 veniva confuso con il punto interrogativo
L’utilizzo del punto esclamativo nei testi non è una recente novità. Il segno dovrebbe essere stato introdotto attorno al 1360 da tale Iacopo Alpoleio da Urbisaglia, un poeta e scrittore italiano che, frustrato dalla difficoltà di comunicare gli stati emotivi tramite la scrittura, ha riutilizzato, trasformandone il senso e la forma, il preesistente punto interrogativo. Inizialmente noto anche come ‘punto ammirativo’, il segno aveva principalmente la funzione di guidare l’intonazione da usare nell’esecuzione orale di un testo. Questo in un’epoca quando poche persone sapevano leggere gli ‘enunciati’ scritti, che perlopiù venivano interpretati in forma orale. Comunque, per lungo tempo il senso del segno ‘esclamativo’ non è stato chiaro alla maggior parte delle persone, e ancora nell’Ottocento veniva spesso confuso con l’originale punto interrogativo, o viceversa.
Da quando esistono e-mail ed SMS si usa di più
Da qualche tempo invece, l’uso del punto ‘nuovo’ è diventato molto esteso!!! (anche in forma ‘rafforzata’ dalla ripetizione). Questo è probabilmente dovuto al sorprendente ritorno alle comunicazioni personali scritte legate a fenomeni come l’introduzione dell’e-mail e degli SMS, con la conseguente necessità di ‘umanizzare’ questo tipo di testi, altrimenti tendenti allo sterile. Il grande volume delle comunicazioni interpersonali generati oggi su mezzi digitali ha reso più facile l’analisi del fenomeno e ne è emerso un dato sorprendente. Le donne ricorrono al punto esclamativo nei loro scritti con una frequenza tre volte maggiore rispetto agli uomini! Il perché di questo fenomeno non è chiaro e – nell’epoca del ‘politically correct’, specialmente su temi legati alle differenze di genere – gli studiosi sono cauti nell’azzardare spiegazioni. Tuttavia, un’estesa ricerca sull’argomento suggerisce che le donne considerino più degli uomini l’impatto ’sociale’ e interpersonale delle loro comunicazioni, mentre i maschi sono maggiormente sensibili alla semplice ‘utilità’ dei messaggi…
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