di Giulio Ambrosetti

Si tratta delle risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione finite, con molta probabilità, in Ucraina o per pagare gli interessi sul debito pubblico
Vanno su alcune chat discussioni sul Ponte sullo Stretto di Messina che non possono che essere definite surreali. Addirittura si legge di una manifestazione in favore di un’opera che è già di per sé una chimera e che allo stato dei fatti è una burla ai sensi di legge. Mi trovo quasi costretto a intervenire, perché noto che ci sono persone che credono ancora che l’Italia, con un Bilancio 2026 raffazzonato, con appena 21 miliardi di euro acchiappati qua e là, sia nelle condizioni di avviare i lavori per tale opera. Soprattutto dopo il ciclone Harry e la frana di Niscemi causata dalle piogge, il Ponte di Messina è fuori dalla realtà. A Roma e a Palermo non sanno dove trovare i soldi per fronteggiare i danni, che in Sicilia sono più di 2 miliardi di euro, figuriamoci se quest’anno inizieranno i lavori per il collegamento tra la Sicilia e la Calabria. Peraltro, con Sicilia e Calabria che sono le Regioni più colpite dal maltempo che non è ancora finito.
Ciro Lomonte lo racconta da oltre due anni
E’ bene sottolinare, come ha scritto più volte Ciro Lomonte proprio su questo blog, che i soldi del PNRR e del Fondo di Sviluppo e Coesione non esistono più. Magari una piccola parte è ancora disponibile. Ma, come ha raccontato Lomonte, mezza Italia aspetta ancora i fondi del PNRR e del Fondo di Sviluppo e Coesione. Se andate nella sezione ECONOMIA E FINANZA di questo blog troverete oltre venti articoli che raccontano della sparizione di questi fondi. Non con le chiacchiere ma con la citazione di articoli pubblicati da quotidiani nazionali e soprattutto locali che raccontano di opere pubbliche a valere su questi fondi rimaste sulla carta o iniziate con i fondi delle pubbliche amministrazioni locali e abbandonate per mancanza di soldi.
Non è un caso che lo scorso anno i lavori per iniziare la realizzazione del Ponte di Messina non sono iniziati
E’ bene sottolineare che quando il Governo nazionale ha deciso di togliere alla Regione siciliana 1 miliardo e 300 milioni di euro dal Fondo di Sviluppo e Coesione destinati alla nostra Isola per avviare i lavori del Ponte di Messina, questi soldi – non sappiamo se tutti o in massima parte – non c’erano più: o erano finiti in Ucraina, o sono stati utilizzati per pagare gli interessi sul debito pubblico (per la cronaca, l’Italia paga quasi 100 miliardi di euro di interessi sul debito all’anno: e si pagano in massima parte con i soldi sulla carta destinati al Sud e alla Sicilia). Idem per i 300 milioni di euro. Tant’è vero che i lavori del Ponte, lo scorso anno, non sono iniziati.
Sud e Sicilia sono il ‘bancomat’ dei Governi di centrodestra e centrosinistra
Nei giorni subito successivi alla frana di Niscemi abbiamo letto e ascoltato, da parte di esponenti politici delle opposizioni di centrosinistra, la richiesta di restituire a Sicilia e Calabria i soldi del Fondo di Sviluppo e Coesione presi per iniziare i lavori del Ponte. Questi politici fanno finta di non sapere ch tali fondi non ci sono più. Ricordiamoci che per i Governi di centrodestra e di centrosinistra il Sud e la Sicilia sono il ‘bancomat’: quando hanno bisogno di soldi li tolgono al Sud e alla Sicilia. E’ sempre stato così, dal 1860 ad oggi. Il fenomeno si è attenuato – ma non è mai stato bloccato – negli anni della cosiddetta Prima Repubblica, perché i democristiani e i socialisti del Mezzogiorno riuscivano a frenare questi scippi. Ribadiamo: frenare, non eliminare.
Gli scippi del Governo Renzi ai danni della Sicilia
Con l’avvento della cosiddetta Seconda Repubblica il fotti-fotti ai danni di Sud e Sicilia va avanti in modo scientifico. Addirittura, durante gli anni del Governo di Matteo Renzi hanno bloccato una sentenza della Corte Costituzionale favorevole alla Regione siciliana, scippando alla nostra Isola da 4 a 5 miliardi di euro; hanno scippato dal Bilancio regionale siciliano oltre 6 miliardi di euro di crediti vantati dalla Regione verso lo Stato facendoli passare per ‘inesigibili’; e hanno approvato, con il voto del Parlamento nazionale e dell’Assemblea regionale siciliana le norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto scippando alla Regione una parte dell’IVA e una parte dell’IRPEF maturate in Sicilia i cui gettiti, secondo lo Statuto, spettano interamente alla Regione. E ci fermamo qui per non tediare i lettori, perché l’elenco degli scippi è lungo. Figuriamoci se i ‘banditi’ romani lasciavano alla Sicilia e alla Calabria, rispettivamente, 1 miliardo e 300 milioni e 300 milioni di euro. Questi soldi, ribadiamo, non esistono più da almeno due anni. Il resto sono chiacchiere. Il Ponte di Messina è una grande minchiata. Al limite, prima del voto per le elezioni politiche, troveranno un centinaio di milioni di euro per la ‘progettazione’, ovviamente per i gruppi del Nord Italia. Tanto sono sicuri che troveranno meridionali e siciliani così ‘intelligenti’ che continueranno a votare centrodestra e centrosinistra. Si chiama sottosviluppo culturale. O alienazione. Fate voi.







