Petrolio e gas troppo cari: la Sicilia può ridurre i costi per agricoltura, imprese e consumatori

di Angelo Giorgianni

La crisi provocata dalla guerra nel Golfo Persico sta mettendo in crisi i tre pilastri della nostra Isola

In Sicilia esiste una contraddizione sempre più evidente, una contraddizione che ormai non può più essere ignorata. Un’Isola che raffina petrolio per una parte rilevante del Mediterraneo, che ospita grandi poli energetici e che si trova al centro delle principali rotte energetiche tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente continua a pagare gasolio e gas a prezzi altissimi. Non è solo un paradosso economico. È una questione sociale, produttiva e politica. Perché l’aumento del costo dell’energia non colpisce un settore soltanto.
Colpisce contemporaneamente tre pilastri della società siciliana:
l’agricoltura
• il sistema produttivo
• i cittadini e i consumatori.

Quando aumenta il prezzo del gasolio e del gas, aumenta il costo di tutto.
Aumentano i costi di produzione.
Aumentano i prezzi dei beni.
Aumenta il costo della vita.
E questo, in una regione già fragile dal punto di vista economico, può diventare devastante.

Il colpo all’agricoltura siciliana

Il primo settore a subire gli effetti degli aumenti energetici è l’agricoltura. Il settore agricolo siciliano dipende in larga parte dal gasolio. Trattori, mietitrebbie, pompe di irrigazione, macchine per la raccolta e sistemi di trasporto agricolo funzionano quasi tutti con carburanti fossili. Quando il prezzo del gasolio aumenta, il costo di produzione agricola cresce immediatamente.
Questo significa:
più costi per lavorare la terra
• più costi per irrigare i campi
• più costi per la raccolta
• più costi per il trasporto dei prodotti.

In un settore già esposto alla concorrenza internazionale e alle difficoltà climatiche, questi aumenti rischiano di mettere in ginocchio molte aziende agricole. Molti agricoltori oggi lavorano con margini sempre più ridotti. In alcuni casi il prezzo del carburante incide in modo così significativo da rendere poco conveniente continuare a coltivare. Questo fenomeno produce effetti a catena. Se l’agricoltura si riduce:
diminuisce la produzione locale
• aumentano le importazioni
• si indebolisce l’economia rurale.

E con essa si indebolisce anche il presidio del territorio, con conseguenze sul dissesto idrogeologico e sull’abbandono delle campagne. Difendere l’agricoltura significa anhe didendere il territorio.

Il peso sull’agroalimentare

L’aumento del gasolio non colpisce soltanto chi coltiva. Colpisce anche l’intera filiera agroalimentare. Il trasporto dei prodotti agricoli richiede carburante. Le industrie di trasformazione richiedono energia. Le celle frigorifere, i sistemi di conservazione e i processi industriali dipendono dal gas e dall’energia elettrica. Ogni aumento del costo dell’energia si traduce quindi in un aumento del prezzo finale dei prodotti. Questo indebolisce la competitività delle eccellenze siciliane sui mercati nazionali e internazionali. Prodotti di qualità rischiano di diventare meno competitivi non per mancanza di valore, ma per l’aumento dei costi energetici.

Le imprese sotto pressione

L’aumento del costo dell’energia colpisce duramente anche il sistema produttivo dell’Isola. Le aziende siciliane, in particolare le piccole e medie imprese, stanno affrontando bollette energetiche sempre più pesanti.
Questo significa:
aumento dei costi di produzione
• riduzione dei margini di profitto
• minore capacità di investimento.

Molte imprese si trovano oggi davanti a una scelta difficile: aumentare i prezzi dei propri prodotti oppure ridurre i margini economici. In entrambi i casi la competitività delle aziende siciliane si riduce. E quando la competitività diminuisce, diminuisce anche la capacità di creare lavoro. In una regione dove la disoccupazione è già elevata, questo è un rischio enorme.

L’impatto sui cittadini e sui consumatori

Il terzo livello dell’emergenza energetica riguarda direttamente i cittadini. Le famiglie siciliane stanno affrontando un aumento generalizzato del costo della vita. Il gas serve per il riscaldamento domestico, per cucinare e per molte attività quotidiane. Il gasolio e i carburanti incidono sui trasporti, sugli spostamenti per lavoro e sul costo di molti beni. Quando l’energia aumenta, aumenta tutto.
Aumenta il prezzo degli alimenti.
Aumenta il costo dei trasporti.
Aumentano le spese domestiche.

Il risultato è un progressivo impoverimento delle famiglie.

Il grande paradosso energetico della Sicilia

Tutto questo accade in una regione che rappresenta uno dei principali poli energetici del Mediterraneo. Nel sud-est dell’Isola si estraggono petrolio e gas. Nel Canale di Sicilia sono presenti giacimenti offshore. Ma il vero punto di forza energetico dell’Isola è la raffinazione del petrolio.
La Sicilia ospita alcuni dei più grandi poli petrolchimici europei:
• Priolo-Augusta
• Milazzo
• Gela.

Questi impianti lavorano milioni di tonnellate di greggio ogni anno. La posizione geografica dell’Isola rende la Sicilia uno snodo energetico tra tre Continenti. Eppure tutto questo non si traduce automaticamente in vantaggi per i siciliani. È il grande paradosso dell’isola.

Gli strumenti per ridurre il costo dell’energia

È vero che la Regione Siciliana non può determinare il prezzo internazionale del petrolio o del gas. Ma questo non significa che non esistano strumenti per intervenire. Una politica energetica regionale può agire su diversi livelli.

Riduzione della fiscalità regionale

La Regione può ridurre alcune componenti fiscali locali e introdurre:
• bonus energetici per famiglie
• rimborsi per agricoltura e imprese energivore
• agevolazioni sui carburanti per i settori produttivi.

Utilizzo delle royalties energetiche

Le royalties derivanti dalle attività estrattive possono essere utilizzate per creare fondi regionali destinati a:
• ridurre il costo delle bollette
• sostenere agricoltura e industria
• compensare gli aumenti energetici.

Accordi territoriali con le raffinerie

Le raffinerie presenti sul territorio potrebbero contribuire allo sviluppo locale attraverso:
• forniture di carburante a prezzi calmierati per il mercato regionale
• fondi di compensazione territoriale
• investimenti in infrastrutture energetiche.

Società energetica regionale

La creazione di una società energetica pubblica siciliana permetterebbe di:
• acquistare energia all’ingrosso
• negoziare condizioni più favorevoli
• gestire infrastrutture energetiche regionali.

Una scelta politica

Ridurre il prezzo di gasolio e gas non è soltanto una questione economica. È una scelta politica. Significa difendere l’agricoltura. Significa sostenere le imprese. Significa proteggere le famiglie. Ma significa anche riconoscere una verità semplice: se la Sicilia è uno dei principali poli energetici del Mediterraneo, una parte dei benefici deve tornare ai siciliani. Non si tratta di privilegi. Si tratta di giustizia territoriale. E soprattutto di futuro per la Sicilia.

Nella foto sopra l’autore di questo articoolo, Angelo Giorgianni

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