Piaccia o no alla Spagna, Ceuta e Melilla diventeranno città del Marocco, così come i francesi verranno buttati fuori dall’Africa. Si chiama fine del colonialismo europeo

A Madrid e a Bruxelles fanno finta di non capire che ormai oltre Gibilterra gli europei sono i capponi invitati al pranzo di Natale…

L’hanno capito i governanti della Spagna e dell’Unione europea che il Marocco ha deciso di chiudere le questioni Ceuta e Melilla? La monarchia marocchina non ha ancora scoperto le carte. Ma la presenza nell’exclave spagnola di infiltrati radicali è un messaggio chiarissimo al Governo spagnolo ed eventualmente a Bruxelles: ve ne dovete andare dall’Africa, questo è territorio marocchino. Per ora il caos si concentra a Ceuta. Ma c’è chi dice che tra un po’ toccherà anche alla seconda exclave spagnola in Africa: Melilla. L’Unione europea è già mal tollerata in Europa, è stata respinta dall’Islanda e presto andrà via dall’Africa. Resta solo qualche posso di petrolio e la follia del Piano Mattei italiano, che è un mezzo fallimento. Un oneroso (per l’Italia) Piano di spese qua e là che ha penalizzato l’agricoltura siciliana e del Sud Italia per ridurre il numero di migranti a Lampedusa. Tutto qui.

Le due città spagnole sono africane e sono un retaggio del colonialismo europeo

Attenzione: non è una questione nuova. Gli spagnoli negano l’evidenza: e cioè che le due exclavi spagnole in Africa siano retaggi del colonialismo europeo. Ma è così, questo è stoticamente innegabile. A Madrid ribattono che queste due città esistevano già prima della nascita del Marocco. Vero. Ma si trovano in Africa, non nella Penisola Iberica. A parte la vicinanza, va detto che un conto è la Spagna, altra e ben diversa cosa è il Continente africano. Certo, le due città contano circa 85 mila abitanti spagnoli cadauna. Ma il territorio, ribadiamo, fa parte dell’Africa. Ora la questione si sta riproponendo, per ora solo a Ceuta ma presto potrebbe esplodere anche a Melilla. E’ questione di tempo.

L’Africa oggi è in grande moimento tra Stati Uniti d’America, Russia e Cina. L’Unione europea è fuori gioco

Non c’è da stupirsi. Oggi in Africa tutto è in movimento. Cinesi e russi hanno fatto passi da gigante. Mentre gli Stati Uniti d’America, da quando si è insediato alla Casa Bianca Donald Trump, sono tornati a far sentire la propria presenza. L’Unione europea, in Africa, ha una presenza marginale. Fino a tre anni fa la Francia controllava 14 Paesi africani sfruttandoli in modo vergognoso. Oggi i francesi, con la ‘benedizione’ di Cina e Russia, sono in uscita. In teoria la Cina dovrebbe essere prevalente in Africa. Il problema è che i cinesi hanno effettuato prestiti consistenti a tanti, forse troppi Paesi africani. E oggi sono in difficoltà. Nell’ultimo anno, da parte loro, gli americani hanno rafforzato la propria presenza in Kenya, in Etiopia, in Marocco, a Gibuti (dove opera una base militare americana fondamentale per il controllo del Corno d’Africa e del Mar Rosso), in Angola, nella Repubblica Democratica del Congo, nello Zambia, in Costa d’Avorio, in Ghana e in Nigeria. Nei primi anni del 2000 gli americani hanno, di fatto, perso il Sudafrica, che è passato, armi e bagagli, con Cina e Russia, entrando a far parte del BRIC, che con l’ingresso del Sudafrica è diventato BRICS.

Peraltro in Africa gli europei, francesi in testa, sono detestati

Questa breve disamina ci serve per comprendere che in Africa l’Europa conta ormai pochissimo. Può sembrare incredibile, ma oggi la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, nel Continente africano, conta molto di più di tutta l’Unione europea messa insieme. Divisi su tante questioni, America, Russia e Cina su un punto sono d’accordo: nel mettere fuori dall’Africa i francesi. Non lo fanno direttamente: ci pensano i vari movimenti di liberazione. Peraltro, in Africa gli europei in generale e i francesi in particolare sono detestati. Nessuno, in Africa, ha dimenticato quello che hanno fatto i francesi in Libia uccidento Gheddafi. Guardare al caos di Ceuta, facendo finta di non sapere che i Paesi africani hanno le scatole piene degli europei, è miopia geopolitica allo stato puro. Che gli piaccia o no, gli abitanti spagnoli di Ceuta e Melilla se ne dovranno fare una ragione: queste due città si trovano in Marocco e diventeranno marocchine. Punto.

Il capo del Governo spagnolo, il finto socialista Pedro Sanchez, in Africa al massimo può acchiappare le mosche

C’è chi sussura che il caos di Ceuta sia fomentato, sottobanco, da Trump, che sta facendo pagare al premier spagnolo, Pedro Sanchez, il ‘neutralismo’ rispetto alla guerra tra America e Iran. Questo potrebbe essere anche in parte vero. In realtà, è tutta l’Unione europea ultra-liberista e globalista che, di fatto, è schierata contro l’America di Trump, che sta facendo a pezzi la globalizzazione economica e i suoi stupidi fautori. Il presidente americano è già in ottimi rapporti con il Marocco e sicuramente appoggerà questo Paese quando formalizzerà la richiesta di prendersi Ceuta e Melilla. Il resto sono solo chiacchiere.

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