
Lo schieramento militare che gli USA hanno inviato nel Golfo Persico e dintorni è impressionante. E’ improbabile che si siano recati da quelle parti per una gita
Si va verso la guerra fra Stati Uniti d’America e Iran? Sembrerebbe proprio di sì. I media e anhe un canale Telegram riporta una notizia diffusa dal giornale digitale americano Axios in base alla quale gli americani si stanno preparando allo scontro militare. Del resto, ormai da alcune settimane gli USA spediscono nell’area del Golfo Persico e dintorni mezzi militari impressionanti. Leggiamo su AI Overview, l’intelligenza artificiale di google: “La presenza militare statunitense nel Golfo Persico si è intensificata drasticamente all’inizio del 2026, con il dispiegamento di gruppi d’attacco guidati dalle portaerei USS Abraham Lincoln e USS Gerald R. Ford. Questa manovra mira a fare pressione sull’Iran in merito al programma nucleare e balistico, innalzando notevolmente le tensioni nella regione, specialmente in prossimità dello stretto di Hormuz”. E ancora:
Pronti all’attacco
“Gruppi d’Attacco Navali: La USS Abraham Lincoln (con 5.680 militari e 90 aerei, inclusi F-35) è operativa nella regione, supportata da cacciatorpediniere lanciamissili. È stata segnalata la predisposizione di un secondo gruppo navale, potenzialmente basato sulla USS George H.W. Bush.
Strutture a Terra e Comando: È operativo il Combined Air Operations Center (CAOC) ad Al Udeid, in Qatar, che coordina le operazioni aeree in Iraq, Siria e Iran, con il coinvolgimento di 17 paesi.
Difesa Integrata: Gli USA hanno stabilito postazioni bilaterali per la difesa aerea e missilistica con Qatar e Bahrein (MEAD-CDOC) per il monitoraggio delle minacce.
Obiettivi: L’intensificazione è volta a forzare l’Iran a un nuovo accordo sul nucleare, in risposta a un periodo di accresciuta sfiducia e stallo nei negoziati. Pagine Esteri +4
La situazione crea tensioni elevate tra Washington e Teheran, con il rischio di incidenti controllati nell’area strategica del Golfo, fondamentale per il transito petrolifero globale”.
Nel 1979 si è insediato nella ex Persia il regime degli ayatollah
E’ chiaro che non si inviano tutti questi sofisticati mezzi di guerra nell’area del Golfo Persico in missione di pace. Né convince la tesi che gli americani siano interessati solo a bloccare la realizzazione delle armi atomiche da parte dell’Iran. Questo è certamente un problema. Ma al di sopra di questo obiettivo ce n’è un altro molto più radicale: l’eliminazione del regime teocratico che, dal lontano 1979, governa l’Iran. E da allora che gli americani lavorano per eliminare questo regime. Ricordiamo che la Persia – oggi Iran – prima della rivoluzione islamica era un Paese occidentale. C’erano sicuramente degli elementi sbagliati che hanno facilitato l’avvento del regime degli ayatollah. Oggi la situazione si è invertita. Se è vero che ci sono tanti cittadini iraniani che seguono l’attuale regime contro l’Occidente, è anche vero che a governare l’Iran è una parte che tiraneggia un’altra parte dei cittadini, stanchi di vivere in un regime teocratico. La soluzione migliore, a nostro avviso, sarebbe di dividere l’Iran in due: una parte governata dal regime religioso e una parte governata da uno Stato laico. Ma questa soluzione, allo stato dei fatti, non è nemmeno presa in considerazione. Oggi lo scenario è in movimento e potrebbe succedere di tutto.
Le rivolte popolari cicliche che vengono soffocate nel sangue
Da quando nell’ex Persia governa il regime teocratico si verificano ciclicamente rivolte popolari sedate nel sangue. L’ultima rivolta popolare è andata in scena nelle scorse settimane ed è stata repressa con migliaia e migliaia di morti. Il presidente americano, Donald Trump, ha promesso ai cittadini iraniani che non ne possono più di vivere in un regime islamico di intervenire. E’ probabile che il momento dell’attacco americano si stia avvicinando. Da quello che si capisce i militari statunitensi, come si usa dire in questi casi, stanno prendendo le ‘misure’. Vogliono capire come reagirà l’Iran e chi sarebbe in grado di colpire se attaccato. Gli iraniani, da parte loro, sono pronti allo scontro. E hanno fatto sapere che potrebbero affondare le navi portaeree americane. Va da sé che gli americani cercheranno di non impelagarsi in un nuovo Vietnam e stanno valutando l’effettivo aiuto che Cina e Russia darebbero all’Iran. Per dirla in breve, Trump non vuole una guerra lunga, ma una guerra breve, possibilmente una guerra lampo.
Il ruolo di Israele oggi non perfettamente allineato all’America di Trump
In questa storia c’è anche Israele, che guarda con interesse al possibile attacco degli USA all’Iran. Ed è anche logico: gli iraniani sono acerrimi nemici degli israeliani. Questi ultimi temono che gli iraniani utilizzino le armi nucleari contro di loro. Ultima notazione: non sfugge agli osservatori che l’acuirsi della crisi USA-Iran coincide con l’avvio del Board of Peace voluto da Trump che si apre domani a Washington. Tra i rappresentanti di una ventina e forse più di Paesi presenti a questo appuntamento per la ricostruzione di Gaza ci sono anche gli esponenti di Arabia Saudita, Emirati arabi uniti, Qatar, Giordania, Egitto e Turchia. Per la cronaca, oggi Israele non è perfettamente alleneato con l’America di Trump, come dimostrano le vedute divergenti tra i due Paesi sulla Cisgiordania.
AGGIORNAMENTO:
Nelle ultime 12 ore sono continuati i massicci movimenti di asset aerei verso il Medio Oriente. Non c’erano così tanti aerei statunitensi in viaggio o di stanza nel Medio Oriente dall’Operazione Iraqi Freedom nel 2003.
(tratto da un canale Telegram)
AGGIORNAMENTO 2:
Al ritmo attuale, il prossimo round di negoziati non si terrà nemmeno. Gli Stati Uniti (e l’Iran) hanno entrambi già tratto le loro conclusioni. Sarà guerra.
(tratto da un canale Telegram)
AGGIORNAMENTO 3
Questa notizia, tratta sempre da un canale Telegram, è olto particolare:
“Cinquemila tombe (foto sotto) sono state preparate per i soldati americani alla periferia di Teheran. L’amministratore di Beheshte Zahraa, il più grande cimitero di Teheran, afferma che era necessaria una posizione separata perché i soldati statunitensi non possono essere sepolti in un cimitero musulmano. “Siamo preparati per tutti gli scenari anche se speriamo che una guerra non accada. Se dovesse accadere questo cimitero fornirà un luogo di riposo dignitoso per il nemico”.

Chissà come la prenderanno gli americani…
Foto tratta da un canale Telegram








