La vecchia politica blocca il ritorno al voto di preferenza salvando le liste bloccate e le ‘riserve indiane’ per le donne. Oltre a Forza Italia e Lega c’è anche lo zampino di Fratelli d’Italia…

di Giulio Ambrosetti

Attenzione nel leggere attentamente quanto avvenuto ieri a Montecitorio. La verità è un po’ più complicata di come appare, come sanno bene i cronisti parlamentari…

Nelle votazioni dove trionfano i cosiddetti franchi tiratori c’è una legge non scritta che i cronisti parlamentari conoscono benissimo. Ovvero: quando il risultato della votazione appare chiaro, con l’individuazione quasi logica dei responsabili del ‘tradimento’, ebbene, questo è il momento in cui ci si deve fermare, azzerare tutto e riavvolgere il nastro per provare a capire cos’è realmente successo. Quanto avvenuto ieri a Montecitorio, con la ‘bocciatura’, per un voto (in realtà, in caso di pareggio avrebbero vinto comunque i “No”), dell’emendamento alla nuova legge elettorale che avrebbe reintrodotto il voto di preferenza nelle elezioni per il rinnovo di Camera e Senato e abolito la ‘riverva indiana’ per le donne (leggere preferenza di genere, altro esempio di negazione della volontà popolare) è un caso, da manuale, di confusione parlamentare creata ad arte dalla maggioranza di centrodestra (o da una parte di questa) per mandare all’aria tutto, scaricando la responsabilità su ‘invisibili’ (o quasi) franchi tiratori.

La mezza verità

Le cronache raccontano che ci sono stati trenta franchi tiratori o giù di lì. E’ vero. Ma questa è una mezza verità. Questa mezza verità scarica su Forza Italia e Lega la responsabilità politica della mancata approvazione dell’emendamento. Nei giorni scorsi abbiamo illustrato perché questi due partiti si oppongono al ritorno al voto di preferenza (qui il nostro articolo). E perché il ritorno al voto di preferenza farebbe venire meno la cosiddetta preferenza di genere, ovvero l’obbligo imposto agli elettori di votare figure femminili (qui un articolo). In entrambi i casi, grazie alla ‘bocciatura’ di ieri, potranno ancora una volta essere eletti soggetti privi di consenso popolare: il discorso vale per i ‘maschetti’ che verranno eletti in Parlamento grazie alle liste bloccate e per le ‘femminucce’ che verranno elette in Parlamento grazie alla preferenza di genere.

L’altra mezza verità rimasta nell’ombra (o quasi) ci dice che i responsabili della ‘bocciatura’ non vanno cercati solo dentro Forza Italia e Lega, ma anche dentro Fratelli d’Italia

I fatti, se esaminati con un po’ di attenzione, raccontano, però, una verità diversa, tutta interna al centrodestra. Contrariamente a quanto ci vogliono fare credere, per una parte importante del centrodestra, ad eccezione degli ex democristiani (che alla fine sono gli unici che si battono veramente per il ritorno al voto di preferenza), la votazione di ieri non era importante. La prima a non aver preso parte alla votazione, stando a quanto leggiamo in un articolo del quotidiano La Verità, è il capo del Governo, Giorgia Meloni. Non vengano a raccontare che “impegni pressanti” l’hanno costretta a non partecipare alla votazione: una scusa del genere se la votazione è d’importanza capitale non esiste. Al momento del voto non erano presenti in Aula anche i parlamentari di Forza Italia Deborah Bergamini e Francesco Cannizzaro. Già la presenza del presidente del Consiglio e di questi due deputati avrebbe determinato l’approvazione dell’emendamento. Questi sono ‘numeri’ che non possono essere smentiti.

Bisogna ammettere che la parte del centrodestra che ha voluto affossare il provvedimento è stata molto abile. La strumentalizzazione delle opposizioni di centrosinistra

Di più: alla votazione, stando sempre a quanto leggiamo su La Verità, mancavano anche i deputati leghisti Antonio Angelucci, Vanessa Cattoi, Vannia Gava e Valeria Sudano. A questi si aggiungono i deputati di Fratelli d’Italia assenti perché “in missione”: Giangiacomo Calovini, Edomondo Cirielli, Eugenia Roccella, Giulio Tremonti e la citata presidente Meloni. Questo ci dice che, con molta probabilità, una parte del centrodestra ha provato a far approvare l’emmendamento, nonostante le assenze. Ma alla fine ha vinto quella parte del centrodestra che vuole che si prosegua con le liste bloccate e con la ‘riverva indiana’ per le donne. Bisogna ammettere che la parte del centrodestra che ha voluto affossare il ritorno al voto di preferenza e l’abolizione della ‘riserva indiana’ per le donne è stata abilissima. Il voto segreto, infatti, è stato chiesto dal centrosinistra. Chissà cosa sarebbe successo se le opposizioni non avessero chiesto il voto segreto. Una mossa troppo raffinata per un centrosinistra che si accontenta solo di vittorie di Pirro…

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