di Giulio Ambrosetti

Persino un canale Telegram vicino alla Russia, Paese alleato degli iraniani, ammette che la situazione nell’ex Persia è sempre più difficile
Masud Pezeshkian, presidente dell’Iran: “Se gli americani si considerano guerrieri, che combattano con le nostre valorose forze armate. Qual è il senso di condurre una guerra contro le infrastrutture civili, il cibo e i mezzi di sussistenza? Se sono persone, perché privano la popolazione dell’accesso all’acqua, al cibo e ai farmaci? Il nostro popolo non può essere intimidito né costretto alla sottomissione. L’Iran non si arrenderà“. Questa dichiarazione, che testimonia le grandi difficoltà che oggi travagliano l’Iran, l’abbiamo letta su un canale Telegram vicino alla Russia, Paese che non può certo essere tacciato per nemico degli iraniani. Come abbiamo raccontato più volte nei giorni scorsi, in questo momento Iran e Cina stanno disperatamente cercando un accordo con gli Stati Uniti d’America (qui il nostro articolo). Ma fanno ripetutamente buchi nell’acqua. Perché?
Il blocco commerciale, economico e soprattutto bancario disposto dagli USA contro l’Iran si sta rivelando vincente
Semplice: perché il blocco economico, finanziario, commerciale e soprattutto bancario disposto dal Segretario del Tesoro americano, Scott Bessent, contro i Paesi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran si sta rivelando vincente (qui un articolo). Gli aiuti in Iran possono arrivare: ma debbono essere gratuiti. La Cina è il grande alleato dell’Iran. Ma il Paese del Dragone non ce la fa più ad aiutare gratuitamente l’Iran, un Paese di 92 milioni di abitanti. Non è vero che gli americani stanno affamando del tutto l’Iran: hanno lasciato aperto un canale attraverso il quale Russia e Cina possono fornire gratuitamente aiuti al popolo iraniano. Si tratta del Corridoio Internazionale Nord-Sud (INSTC), che collega l’Iran con la Russia e la più ampia rete commerciale eurasiatica (qui un articolo). Non è la soluzione del problema per almeno due motivi. Illustriamoli.
I due motivi per i quali il corridoio INSTC non basta
Primo motivo: gli iraniani sono tanti e da questo corridoio possono passare beni che possono soddisfare, sì e no, un quarto, forse un terzo della popolazione iraniana. Di conseguenza c’è un razionamento. E infatti l’inflazione in Iran supera l’80%. Come già accennato, i beni russi e cinesi debbono arrivare in Iran gratuitamente. Appena un Paese scambia beni per denaro con l’Iran, grazie al monitoraggio bancario americano viene subito acciuffato e buttato fuori dal mercato USA, come avvenuto con una società turca (qui un articolo). La Turchia di Recep Tayyip Erdoğan è in buoni rapporti con l’Iran, ma non si può permettere di perdere l’interscambio commerciale con il mercato statunitense, che vale oltre 33 miliardi di dollari/anno. Siamo arrivati al secondo motivo del perché il corridoio INSTC non è la soluzione del problema: Cina e Russia non sono nelle condizioni di aiutare gratuitamente l’Iran all’infinito. Questo è un problema serio.
Non è vero che l’economia cinese è florida. Senza l’export verso gli USA crollerebbe in un paio di mesi
Insomma, contrariamente a quello che raccontano i media ‘europeisti’, l’Iran e il suo alleato principale, la Cina, sono in grandissima difficoltà. Non è vero che l’economia cinese è florida. Come tutti gli ottusi Paesi globalisti, anche il Dragone dipende dall’export. Questo è uno dei più gravi errori commessi dal presidente Xi Jinping. Se si dovessero ridurre le esportazioni cinesi, l’economia di questo grande Paese comincerebbe a scricchiolare. E poiché le più importanti e remunerative esportazioni del Dragone vanno nel mercato americano, se questo mercato, anche parzialmente, si chiude alla Cina, l’economia cinese andrebbe in tilt. Ciò spiega perché, in queste ore, Cina e Iran chiedono la fine della guerra nel Golfo, perché non ce la fanno più economicamente. Ma, ovviamente, l’America di Donald Trump risponde picche. Sempre in queste ore i media globalisti americani ed europei blaterano che la Cina non abbandonerà l’Iran e bla bla bla. la volontà è sicuramente questa. Ma le leggi inesorabili dell’economia raccontano altro.
Americani e israeliani aspettano senza fretta il crollo dell’Iran
Gli americani, di concerto con Israele, vogliono il crollo del regime teocratico iraniano. Non è un caso che gli israelani continuino a tenere sotto scacco Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano. Lo fanno in malo modo, ammazzando innocenti. Ma lo hanno sempre fatto. Specie dopo il 7 Ottobre 2023. Il cinismo di Israele non è una novità. Americani e israeliani sanno che il regime iraniano crollerà. E’ solo questione di tempo. Non è da escludere che lo scenario in Iran cambi prima delle elezioni americane di metà mandato. L’amministrazione Trump ha anche detto ai cinesi che è disposta a lasciargli un ampio spazio nel Golfo con la garanzia della Russia. Il problema è che una soluzione di questo tipo segnerebbe non solo la sconfitta dell’Iran ma anche la fine politica del leader cinese, Xi Jinping. Che, forse, in Iran ha sbagliato quasi tutto… (qui un articolo).




