A Leonforte il convegno internazionale sul tema: “Cerere e la Terra del grano: simboli del pane”. Un racconto di terra, di mani, di riti, di memoria e di futuro. Il disinteresse delle istituzioni locali

Tra sacralità del pane, memoria contadina e prospettive culturali

Il 2° Convegno Internazionale “Cerere e la Terra del grano: simboli del pane”, programmato, organizzato e realizzato dall’Associazione Pietas di Roma, Templum Cereris, Dimora degli Dèi, Museo della Cuddura e dall’Associazione Culturale Tesori di Sicilia di Leonforte si è felicemente concluso dopo tre giornate intense celebrate a Leonforte, in provincia di Enna, il 29, 30 e 31 Maggio. L’iniziativa ha posto al centro il pane non soltanto come alimento, ma come segno culturale, religioso e comunitario: materia quotidiana e, insieme, simbolo di fertilità, offerta, lavoro agricolo, devozione popolare e continuità tra le generazioni. In questa prospettiva, il richiamo a Cerere/Demetra ha consentito di ricondurre il tema del grano alla lunga durata della civiltà mediterranea, dove la terra, la semina, il raccolto e la trasformazione della farina in pane diventano linguaggio condiviso tra storia antica, ritualità e vita sociale. Proviamo a riassumere i tregiorni di lavori.

Un confronto tra realtà diverse

La mattina di Venerdì 29 Maggio Angela Vitale, coadiuvata dal suo staff, ha realizzato il laboratorio “Le cuddure: pane sacro di Leonforte”, coinvolgendo gli studenti presenti in un percorso pratico e narrativo dedicato a una delle espressioni più riconoscibili della tradizione locale. Il laboratorio ha mostrato come le cuddure non siano semplici pani decorati, ma manufatti rituali nei quali forma, intreccio, segni e destinazione devozionale custodiscono un sapere femminile, familiare e comunitario, tramandato attraverso l’esperienza e la partecipazione. Nel corso della stessa mattinata è intervenuta Gordana Bekčić, che ha illustrato il valore del pane sacro e rituale nella tradizione serba, con particolare riferimento alla česnica e ai pani legati alla Slava. Il confronto ha aperto un significativo orizzonte internazionale: culture diverse, pur distanti per lingua e storia, riconoscono nel pane un elemento di benedizione, appartenenza e mediazione tra la famiglia, la comunità e il sacro.

La cultura come leva di sviluppo per le aree interne

Nel pomeriggio, moderata da Mauro Crisafulli, esperto in marketing territoriale,componente del direttivo dell’Associazione “Tesori di Sicilia” e dell’EcoMuseo “Branciforti”, si è svolta la tavola rotonda “Le potenzialità e le opportunità culturali di Leonforte: passato, presente e futuro”. L’incontro, fondato sulle relazioni del professore Fabrizio Ferreri, docente di Sociologia del Territorio all’Università degli Studi di Catania, e da Giovanni Vitale, si è trasformato in un confronto partecipato sul ruolo della cultura come leva di sviluppo per le aree interne. Ferreri, con la relazione “La comunità come risorsa diffusa: identità, cooperazione e sviluppo dell’entroterra”, ha evidenziato la necessità di riconoscere nel capitale sociale, nella collaborazione tra associazioni e nella cura delle memorie locali un patrimonio capace di generare futuro. La serata si è conclusa con l’inno “Salve Dea Minerva”, composto e cantato da Basilio Varveri e ispirato all’inno orfico XXXII, seguito dalla degustazione della cuccìa. Anche questo momento conviviale ha confermato il senso profondo dell’iniziativa: il cibo rituale, condiviso e raccontato, diventa strumento di memoria e relazione.

Salvatote Timpanaro e Giuseppe Li Rosi

Tra gli interventi successivi si segnala quello da Salvatore Timpanaro, dottore in Teologia e docente negli istituti pubblici che, oltre alla relazione “San Giuseppe e le cuddure: aspetti teologici e devozione popolare del patriarca più amato di Leonforte”, ha presentato in PowerPoint “Il ciclo del grano: dalla semina al pane”. Il suo contributo ha messo in luce il nesso tra spiritualità, calendario festivo e lavoro agricolo, ricordando come la devozione a San Giuseppe trovi nelle tavolate e nei pani votivi una delle sue espressioni più sentite. Giuseppe Li Rosi, fondatore dell’associazione culturale Simenza, già Commissario Straordinario presso la Stazione Sperimentale di Granicoltura di Caltagirone nel 2013 e studioso di biodiversità, agroecologia e agromeopatia, è intervenuto con la relazione “La biodiversità: occasione di cambiamento”. Il suo intervento ha richiamato l’urgenza di tutelare le varietà locali e i saperi agricoli tradizionali, non come semplice nostalgia del passato, ma come possibilità concreta di rigenerazione ambientale, economica e culturale.

Tra antiche tradizioni precistiane e mitologie nordiche

Matthias Gebauer, direttore e CEO del Museen im Kulmbacher Mönchshof (Germania), ha arricchito il confronto internazionale con la relazione “Where Ceres became a brewmaster: beer, bread and fertility in Nordic and Germanic mythology”, dedicata al rapporto tra birra, pane e fertilità nelle tradizioni mitologiche nordiche e germaniche. Elena Petri ha preso parte ai lavori del convegno, contribuendo al dialogo tra studiosi, operatori culturali e rappresentanti delle realtà associative coinvolte. L’archeologo Giuseppe Barbera, presidente dell’Associazione Pietas di Roma, è intervenuto con la relazione “Il valore del pane e del vino nelle tradizioni antiche precristiane”, offrendo una lettura storico-religiosa del pane e del vino come elementi centrali nei sistemi simbolici e rituali del mondo antico.

Il pane tra devozione, memorie e identità locali

Enza Musardo Talò è intervenuta sul tema degli altari nella Puglia salentina, offrendo un contributo prezioso alla lettura delle pratiche devozionali legate al pane, all’offerta e alla ritualità popolare. Il suo intervento ha permesso di allargare lo sguardo oltre il contesto siciliano, evidenziando le affinità simboliche tra le tradizioni del Mezzogiorno e la comune radice mediterranea dei culti agrari, familiari e comunitari. Sonia Falcomer ha approfondito il tema del pane povero di Teglio Veneto, richiamando l’attenzione su una tradizione alimentare e comunitaria fondata sulla semplicità degli ingredienti, sulla memoria delle famiglie contadine e sul valore del pane come testimonianza di resilienza, sobrietà e identità locale. Walter Cricrì, rappresentante dell’INAP, ha proposto una riflessione sul consumo consapevole del pane, richiamando l’attenzione sulla qualità delle materie prime, sul valore del pane artigianale e sulla necessità di educare il consumatore a riconoscere il pane come prodotto culturale, agricolo e alimentare, non riducibile a semplice bene di consumo.

La richiesta per il riconoscimento de “La Cuddura, pane sacro di Leonforte”

Nel suo insieme, il convegno ha confermato che Leonforte possiede un patrimonio materiale e immateriale di grande valore: il grano, il pane, le cuddure, la devozione popolare, le memorie contadine, le competenze artigianali e la rete associativa rappresentano elementi che, se messi a sistema, possono sostenere nuove forme di attrattività culturale, educazione al territorio e sviluppo sostenibile. Si ringraziano, inoltre, Ray Bondin, trattenuto a Malta da contingenze elettorali, consulente tecnico UNESCO, con il cui indispensabile apporto è stata presentata agli uffici competenti di Roma, in data 13 Marzo 2026, la richiesta per il riconoscimento de “La Cuddura, pane sacro di Leonforte”. Il suo contributo ha rappresentato un passaggio di particolare rilievo nel percorso di valorizzazione e tutela di questa tradizione, riconosciuta come espressione viva della memoria religiosa, comunitaria e artigianale del territorio.

Un respiro mediterraeo

Un sentito ringraziamento va ad Angel Angelov, antropologo, direttore del Museo del Pane, animatore culturale ed esperto della tradizione del pane bulgaro, intervenuto con la relazione “Bread in Bulgarian civilization: a Symbol of community identity” (Bulgaria). Il suo apporto ha consentito di ampliare la prospettiva internazionale del convegno, mettendo in luce il valore del pane come simbolo di identità collettiva, appartenenza e continuità culturale. Un particolare ringraziamento è rivolto a Paola Sarcina, Project Manager e Artistic Director del Festival “Cerealia” e Presidente del Music Theatre International – MThI, per l’attenzione e la sensibilità dimostrate verso un progetto capace di connettere la civiltà del grano, il patrimonio classico e le pratiche culturali contemporanee. Si ringrazia, inoltre, Concetta Bruno, Presidente dell’associazione ComeUnaMarea Onlus, membro del Consiglio Direttivo della RIDE APS – Rete Italiana per il Dialogo Euromediterraneo e capofila della Rete Italiana Anna Lindh Foundation, per il contributo offerto in una prospettiva di dialogo, cooperazione e valorizzazione delle culture del Mediterraneo.

La partecipazione comunitaria

Associazione “Pietas” di Roma, “Tesori di Sicilia”, “Templum Cereris”, “Dimora degli Dèi” e “Museo della Cuddura” di Leonforte, che hanno organizzato e finanziato interamente l’iniziativa e cooperano in armonia per la valorizzazione della Dea Cerere/Demetra e della civiltà classica greco-romana, sentono l’obbligo di ringraziare tutti coloro che, in diversa misura, hanno partecipato e reso possibile la realizzazione del progetto. Un particolare ringraziamento va inoltre a Cerealia di Roma, all’associazione “Come una Marea” di Palermo e al CSA di Leonforte, per il sostegno, la collaborazione e la sensibilità dimostrati verso un’iniziativa capace di intrecciare memoria, cultura del pane, territorio e partecipazione comunitaria.

E le istituzioni? Assenti…

Accanto alla soddisfazione per il successo del convegno, il professore Basilio Varveri ha tuttavia dovuto constatare la totale assenza delle istituzioni locali e dei loro rappresentanti, limitatisi alla concessione dei locali in cui si sono svolti gli eventi. Tale assenza invita a una riflessione: la valorizzazione del patrimonio culturale non può gravare soltanto sull’impegno volontario delle associazioni, ma richiede attenzione, presenza e responsabilità da parte delle istituzioni chiamate a sostenere i processi di crescita della comunità. Proprio per questo, l’esito positivo del convegno assume un significato ancora più forte. “Cerere e la Terra del grano: simboli del pane” ha dimostrato che la cultura, quando nasce da competenza, passione e cooperazione, può diventare una forma concreta di presidio del territorio. Il pane, da alimento essenziale, si è fatto racconto: racconto di terra, di mani, di riti, di memoria e di futuro.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *