Agostino Cascio: che pasta hanno mangiato gli italiani nelle vacanze di Natale se lo scorso anno la produzione di grano duro in Italia è stata scarsa? VIDEO

Domanda più che legittima, considerato che l’Italia lo scorso anno ha importato grandi quantità di grano estero, duro e tenero dal Canada, dall’Ucraina e in minima parte anche dalla Russia

Che pasta, che pane, che pizze, che biscotti, che dolci ci hanno fatto mangiare in Italia in queste vacanze di Natale? Se lo chiede e lo chiede in un VIDEO Agostino Cascio (nella foto sotto), agricoltore, produttore di grano duro nella nostra Isola e anche segretario regionale in Sicilia dei Liberalsocialisti per l’Italia. Il discorso di Cascio – che in questi giorni ha già lanciato sulla rete due video sul grano (qui il primo video del 16 Dicembre scorso e qui il secondo video del 26 Dicembre scorso) – è stringente. La pasta, in Italia, si produce, a norma di legge, con il grano duro. Il 65% circa del grano duro italiano si produce in Puglia (quasi 400 mila ettari) e in Sicilia (circa 300 mila ettari) e in Basilicata (175 mila ettari). Poi ci sono le altre Regioni e tra queste spicca l’Emilia Romagna dove è in aumento la coltivazione di grano duro. In Puglia e in Sicilia l’annata 2023 è stata negativa, con una riduzione della produzione del 30% circa, con zone nelle quali il calo della produzione di grano duro è stata ancora più marcata. Non parliamo dell’Emilia Romagna, dove si è verificata un’inondazione. Da qui la domanda di Agostino Cascio: con quale grano duro è stata prodotta nel 2023 la pasta in Italia? Lo stesso discorso vale per gli altri derivati del grano duro, dal pane alle pizze fino ai dolci. Qualcuno obietterà: pane e pizze si producono anche con grano tenero. Pere non parlare dei dolci. Risposta semplicissima: l’Italia ha importato dall’estero – cosa che fa ormai da anni – anche grandi quantitativi di grano tenero.

Ricordiamo che la massiccia importazione di grano duro estero ha fatto crollare il prezzo del grano duro italiano

La domanda che pone Agostino Cascio è centrata, perché come tutti sappiamo dai primi di Gennaio dello scorso anno l’Italia è stata letteralmente invasa da grano – duro e tenero – arrivato con le navi dal Canada, dall’Ucraina e anche dalla Russia. Agostino Cascio ricorda anche che cinque Paesi dell’Est Europa già da tempo non importano più grano ucraino. Si tratta di Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania e Bulgaria. L’aspetto tragicomico è che per un certo periodo di tempo alcuni di questi Paesi hanno importato grano dall’Ucraina e l’hanno rivenduto all’Italia. La massiccia importazione di grano duro ucraino insieme con l’importazione di grano duro canadese e, in minima parte, di grano duro russo ha fatto crollare il prezzo del grano duro italiano favorendo le industria a scapito degli agricoltori italiani che producono grano duro. Oggi questi cinque Paesi dell’Est Europa, che fanno parte dell’Unione europea, non importano più grano ucraino. I governanti si giustificano dicendo che il grano ucraino, che costa poco, fa cadere il prezzo del loro grano e manda in rovina i loro agricoltori. In realtà, c’è il dubbio che questi cinque Paesi europei, ignorando le indicazioni dell’Unione europea (ricordiamo che i Paesi che fanno parte della Ue non possono rifiutarsi di importare prodotti agricoli da altri Paesi dell’Unione) non importino grano ucraino perché di pessima qualità. Ma adesso diamo la parola ad Agostino Cascio che nel suo video ci racconta come stanno le cose:

QUI IL VIDEO DI AGOSTINO CASCIO

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