Anche l’Islanda dice “No” all’Unione europea. Ennesima dimostrazione che i popoli europei non vogliono perdere libertà e diritti sociali. Il sinistro ricordo di Helmut Kohl il “dittatore”

di Diego Fusaro

Ricordiamo che contro l’Ue si sono già espressi la Svizzera nel 1992, la Norvegia nel 1994, la Danimarca nel 2000 e via continuando

È ufficiale, anche l’Islanda con un referendum ha detto no all’ingresso nell’Unione Europea. Oltre il 50% dei votanti ha espresso un parere negativo circa la possibilità di entrare a far parte di quel costrutto tecnocratico, depressivo e repressivo chiamato pomposamente e proditoriamente Unione Europea: nome che promette il contrario di ciò che realizza, se si considera che l’Unione Europea ha reso i popoli e le nazioni europei più divisi e più conflittuali che mai, nel nome della competitività e di quel mors tua, vita mea, che può legittimamente intendersi come il teorema fondativo del neoliberismo. Come ho ripetuto infinite volte, l’Unione Europea non è altro che la riorganizzazione verticistica del sistema capitalistico dopo la data epocale del 1989. Una rivoluzione passiva, direbbe Gramsci, con la quale i gruppi dirigenti hanno rinsaldato il nesso di forza a nocumento dei popoli, dei lavoratori e dei ceti medi.

L’ex Cancelliere tedesco, uno dei peggiori leader politici della finta Unione europea, ammise di aver agito come un dittatore nell’imporre Euro e Trattato di Maastricht

Quasi sempre, si evoca a sproposito l’idea di Europa per giustificare l’Unione Europea, che di quell’idea non è se non il più clamoroso pervertimento: la nobile idea di Europa di Kant o di Husserl è distante dalla gabbia d’acciaio degli euroinomani di Bruxelles almeno quanto lo è Marte da Plutone. Esiti analoghi a quelli ora registrati in Islanda si ebbero in Svizzera nel 1992, in Norvegia nel 1994, in Danimarca nel 2000, e in diversi casi ancora. Il fabula docet è lampante e sotto gli occhi di tutti. Interpellati, i popoli europei dicono sempre no al costrutto tecnocratico di Bruxelles, dacché sanno bene che esso è contrario ai loro interessi e significa sostanzialmente perdita di diritti sociali e immiserimento. A questo riguardo, non si dimentichino le parole del cancelliere teutonico Helmut Kohl (foto sopra tratta da Wikipedia), il quale ammise di aver agito «come un dittatore» nell’imporre l’Euro e il Trattato di Maastricht, giustificando la scelta in ragione del fatto che un referendum popolare non avrebbe mai dato esito positivo. L’asserto del cancelliere teutonico sembra suffragato su scala europea, se si considera, come ricordato, che i popoli europei puntualmente esprimono il loro dissenso rispetto all’ingresso nel tempio vuoto dell’Unione Europea. O addirittura, come nel caso della Gran Bretagna del 2016, votano per uscire dalla gabbia di Bruxelles.

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