Difterite: “linea dura” dell’Asp di Palermo. Peccato che in questo caso la vaccinazione è obbligatoria per l’accesso alla scuola e le pene eventuali per i genitori non adempienti sono solo amministrative

di Giulio Ambrosetti

Che significa “l’Azienda sanitaria fisserà direttamente la data della vaccinazione”? A che titolo lo farà? E sulla base di quale normativa?

Il ‘caso’ di Anna Rosa, la bambina morta in ospedale a Palermo. Per conoscere le cause attendiamo gli esiti dell’autopsia. Che, chissà, potrebbero anche riservare sorprese. Intanto leggiamo un articolo del Giornale di Sicilia online. Titolo: “Palermo, via alla linea dura per i no-vax. Sì alle segnalazioni in procura”. Sottotitolo: “Dopo la convocazione e il colloquio con la famiglia, l’Asp fisserà direttamente la data della vaccinazione. Se l’inadempimento persisterà scatterà la contestazione”. Asp sta per Azienda sanitaria provinciale, in questo caso di Palermo. ‘Attacco’ dell’articolo: “Linea dura sui genitori che continueranno a non vaccinare i figli nonostante i richiami dell’Asp. Dopo la convocazione e il colloquio con la famiglia, l’Azienda sanitaria fisserà direttamente la data della vaccinazione“. A che titolo verrebbe adottato un provvedimento del genere? Sulla base di quale normativa?

Il polverone mediatico che stanno sollevando sta cercando di nascondere qualcosa?

A leggere questo articolo i genitori sarebbero obbligati a vaccinare i propri figli contro la difterite. E’ così? Sul quotidiano La Verità leggiamo una precisazione della professoressa Maria Rita Gismondo, autorità in Microbiologia. “Per quanto riguarda il polverone sollevato sui genitori (della bambina deceduta in un ospedale di Palermo ndr) invoto a leggere la cosiddetta legge Lorenzin. La vaccinazione è obbligatoria per l’accesso alla scuola e le pene eventuali per i genitori non adempienti sono solo amministrative, pertanto tutte le altre minacce legali sono infondate” (qui per esteso l’articolo de La Verità con le dichiarazioni della professoressa Maria Rita Gismondo).

Siamo ancora in uno Stato di diritto?

Ma se la vaccinazione contro la difterite è obbligatoria per l’accesso alla scuola e le pene eventuali sono solo amministrative che senso ha “Linea dura sui genitori che continueranno a non vaccinare i figli nonostante i richiami dell’Asp”? A che titolo l’Azienda sanitaria provinciale “fisserà direttamente la data della vaccinazione”? Se le famiglie non si presenteranno, perché non vogliono vaccinare i figli contro la difterite l’Asp di Palermo, il Governo regionale e le altre autorità cosa faranno? Ha scritto qualche giorno fa Angelo Giorgianni, magistrato: “I provvedimenti adottati dopo la morte di una bambina per sospetta difterite impongono una domanda: siamo ancora in uno Stato di diritto o stanno trasformando l’emergenza in alibi per allargare il potere di controllo sui cittadini?” (qui per esteso la sua riflessione su questa vicenda).

Riflettere un po’ prima di parlare no?

Attendiamo gli eventi per commentare sia l’atteggiamento dell’Azienda sanitaria proviciale di Palermo, sia le parole dell’attuale assessore regionale alla Salute-Sanità, Marcello Caruso (che, lo anticipiamo, non ci hanno affatto convinto: anzi!). Quello che possiamo sottolineare in questa fase è che, come spesso accade quando si parla e si scrive di vaccini, c’è molta confusione. Forse, prima di mollarsi con dichiarazioni trancianti, bisognerebbe riflettere un po’ di più sugli argomenti che vengono affrontati. Magari approfondendoli. Possibilmente evitando di usare parole come “linea dura” contro famiglie che esercitano i propri diritti.

P.s.
Ah, dimenticavamo: gli adulti che oggi non sono coperti dalla vaccinazione contro la difterite sono a rischio? Ce lo chiediamo e lo chiediamo perché il vaccino contro la difterite garantisce una protezione che dura 10 anni nell’età adulta (qui un articolo)


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