Antonio Di Pietro fa chiarezza: sono stati i magistrati a fermare le inchieste su Mani pulite e Mafia e appalti” (VIDEO)

Un’illuminante dichiarazione di uno dei magistrati che si è occupato di Tangentopoli

Per caso, sulla rete, ho trovato questo video. E’ un intervento di Antonio Di Pietro, già magistrato a Milano e poi Ministro. Di Pietro che parla dell’inchiesta di Mani pulite e dell’inchiesta Mafia e appalti (qui il video). Non conoscevo le parole pronunciate su questi argomenti da uno dei protagonisti dell’inchiesta passata alla storia come Tangentopoli. Delle polemiche su tale argomento mi sono occupato in un approfondimento: “Perché tante polemiche sulla procura di Caltanissetta e sul ‘Rapporto su mafia e appalti’ in Sicilia di fine anni ’80-primi anni ’90 come possibile concausa delle stragi del 1992?“. Ora ho scoperto l’esistenza di questo video (non seguo la televisione e molte cose mi sfuggono) e sono rimasto un po’ sconvolto.

Le dichiarazioni su Paolo Borsellino

Ho fatto una piccola ricerca e ho trovato un articolo pubblicato da Il Giornale il 19 Aprile di quest’anno. Anche questo articolo mi è sfuggito perché non sono un lettore di questo quotidiano. Per carità: ottimo giornale ma non posso acquistare tutti i quotidiani. Il titolo riassume la notizia alla perfezione: Quelle rivelazioni choc di Di Pietro. “Borsellino morto per mafia-appalti”. L’articolo riporta alcune dichiarazioni di Di Pietro: “Ritengo che la causa scatenante della morte di Borsellino fosse mafia appalti”. E ancora: “Falcone aveva capito che c’era un sistema corruttivo profondo tra imprese e politica e le imprese del Nord che operavano in quel momento, operavano ovviamente in tutta Italia inclusa la Sicilia. Nei nostri verbali, fino all’autunno del 1992, nessun imprenditore ritenne di parlare delle cose che accadevano in Sicilia. Con Borsellino la prima volta parlai al ministero, ci conoscemmo in quell’occasione. Borsellino era interessato a sapere lo stato dello svolgimento delle mie indagini per sapere cosa avevo acquisito come informazioni. La svolta avvenne il giorno del funerale di Falcone quando mi disse: dobbiamo fare presto, dobbiamo andare di corsa, dobbiamo trovare il sistema. L’argomento fu preso da Borsellino, eravamo in piedi e lui si avvicinò a me e mi disse: dobbiamo vederci, dobbiamo fare presto e dobbiamo fare di corsa. Fece espresso riferimento alle inchieste che io stavo seguendo a Milano, era la premessa di un coordinamento investigativo e là ci prefiggemmo di insistere. Il riferimento che lui fece fu solo questo, era chiaro che intendeva amalgamare le indagini che io stavo facendo con quelle di suo interesse. Lo stato d’animo dei Borsellino era rabbioso. Dopo la morte di Borsellino non cercai altri contatti a Palermo”.

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