Basta con il monopolio dei trasporti marittimi: la Sicilia non può essere ostaggio di un sistema che nega la continuità territoriale

di Angelo Giorgianni

I collegamenti tra la Sicilia e le isole che la circondano sono tra i più costosi del Mediterraneo

C’è una domanda che il Governo regionale continua a non affrontare: a chi serve davvero il sistema dei collegamenti marittimi della Sicilia? Dovrebbe servire ai cittadini, alle imprese, ai residenti delle isole minori e al turismo. Dovrebbe garantire quella continuità territoriale che rappresenta un diritto e non una concessione. Invece, osservando quanto è accaduto negli ultimi anni e ciò che si prospetta con la futura gara unica da circa un miliardo e mezzo di euro, il dubbio è che il sistema finisca per tutelare soprattutto un mercato sempre più concentrato, mentre i siciliani continuano a pagare il prezzo dell’insularità. I numeri sono impressionanti. Tra il 2016 e il 2029 il sistema dei collegamenti marittimi con Egadi, Eolie, Pelagie, Pantelleria e Ustica movimenterà, secondo le stime diffuse, oltre due miliardi di euro tra risorse pubbliche e ricavi derivanti da passeggeri, autoveicoli, autotrasporto, carburanti, merci e altri servizi. Una cifra enorme, alimentata dai contribuenti italiani e siciliani e da chi ogni giorno è costretto a utilizzare il mare per lavorare o vivere. Eppure, nonostante questo imponente flusso di denaro, la Sicilia continua ad avere collegamenti tra i più costosi del Mediterraneo.

Sotto Angelo Giorgianni, autore di questo articolo e candidato alla presidenza della Regione siciliana

I costi elevati per raggiungere le isole siciliane scoraggiano i turisti

È questo il vero paradosso. La continuità territoriale dovrebbe abbattere il costo dell’insularità. In Sicilia, invece, troppo spesso sembra limitarsi a finanziarlo. Le conseguenze sono devastanti e raramente vengono analizzate nella loro dimensione economica. Quando una famiglia deve spendere centinaia di euro solo per raggiungere un’isola siciliana, quella famiglia molto spesso rinuncia alla vacanza oppure sceglie altre destinazioni. Quando un turista tedesco, francese o inglese confronta il costo per raggiungere le Eolie con quello necessario per arrivare alle Baleari, alle Canarie, alle isole greche o alla Croazia, troppo spesso decide di andare altrove. Non perché le nostre isole siano meno belle. Al contrario. Ma perché raggiungerle costa troppo. Ogni turista che rinuncia rappresenta una camera d’albergo vuota, un tavolo in meno al ristorante, un’escursione non venduta, un taxi che resta fermo, un negozio che incassa meno, un lavoratore stagionale che perde opportunità. Il danno economico non riguarda soltanto il settore marittimo: investe l’intera economia siciliana.

La tassa invisibile sull’insularità

Lo stesso accade alle imprese. Ogni camion che attraversa il mare paga costi che inevitabilmente finiscono sul prezzo finale dei prodotti. Aumentano i costi dei materiali edili, dei carburanti, dei generi alimentari, dei beni di consumo. A pagare è sempre il cittadino. È una tassa invisibile sull’insularità che rende meno competitive le imprese siciliane e più caro il costo della vita nelle isole minori. Di fronte a questo scenario la Regione Siciliana avrebbe dovuto aprire il mercato. Sta invece scegliendo una strada che lo restringe ulteriormente. Una gara da un miliardo e mezzo di euro, della durata di nove anni, richiede flotte enormi, centinaia di lavoratori, infrastrutture portuali, capacità finanziarie elevatissime e investimenti anticipati che pochissimi operatori possono sostenere. È quindi inevitabile chiedersi se una simile impostazione favorisca realmente la concorrenza oppure finisca per consolidare un mercato già oggi fortemente concentrato.

La gestione dei trasporti marittimi tra la Sicilia e le sue isole non può diventare un mercato chiuso

La responsabilità politica della Regione è enorme. Non basta bandire una gara rispettando formalmente le procedure. Occorre costruire regole che garantiscano una competizione reale. Occorre impedire che un servizio pubblico essenziale diventi un mercato chiuso. Occorre ricordare che i contributi pubblici non sono destinati a garantire rendite di posizione, ma a garantire il diritto alla mobilità dei cittadini. Ed è proprio qui che il progetto di Sicilia Sovrana propone una visione completamente diversa. Noi riteniamo che la continuità territoriale debba diventare uno dei pilastri della sovranità economica della Sicilia e non uno strumento amministrativo gestito con logiche burocratiche. Per questo proponiamo una profonda riforma del sistema.

La Regione siciliana non deve limitarsi a finanziare il servizio ma deve abbattere il costo dei biglietti per per residenti, pendolari, studenti, lavoratori e imprese che trasportano merci essenziali

Innanzitutto la gara dovrà essere articolata in lotti funzionali e realmente contendibili, evitando concentrazioni che scoraggino la partecipazione di nuovi armatori italiani ed europei. Più concorrenza significa più investimenti, più qualità e prezzi più competitivi. In secondo luogo occorre introdurre un tetto massimo alle tariffe per residenti, pendolari, studenti, lavoratori e imprese che trasportano merci essenziali, con la Regione che utilizzi le risorse pubbliche per abbattere il costo dei biglietti e non semplicemente per finanziare il servizio.
Serve poi un’Autorità regionale indipendente di vigilanza sui trasporti, distinta dall’ente concedente, incaricata di controllare puntualità, qualità del servizio, manutenzione delle navi, applicazione delle penali e utilizzo delle risorse pubbliche. Ogni dato dovrà essere pubblicato online: contributi erogati, corse effettuate, ritardi, soppressioni, penali e standard di qualità. Occorre inoltre prevedere un sistema di premialità per chi investe in naviglio moderno, meno inquinante, più sicuro ed efficiente, aumentando le corse nella bassa stagione e garantendo servizi adeguati anche quando il turismo diminuisce.

La proposta dell’autore di questo articolo, candidato alla presidenza della Regione siciliana: utilizzare lo Statuto siciliano anche per potenziare i trasporti marittimi

Ma la vera rivoluzione riguarda il ruolo della Regione. La Sicilia deve smettere di limitarsi a finanziare il sistema. Deve tornare protagonista. Il nostro programma di governo prevede che la Regione utilizzi pienamente le competenze attribuite dallo Statuto Siciliano per costruire una politica integrata dei trasporti, dei porti e della logistica mediterranea. La continuità territoriale deve diventare una leva di sviluppo economico e non un costo permanente. I porti siciliani devono essere messi in rete con aeroporti, interporti e reti ferroviarie, trasformando l’Isola nella piattaforma logistica naturale del Mediterraneo. Il trasporto marittimo deve essere pensato insieme allo sviluppo turistico, al commercio internazionale, alla crescita delle imprese e alla valorizzazione delle produzioni siciliane. Ogni euro investito nella riduzione delle tariffe produce un ritorno economico molto superiore attraverso l’aumento del turismo, dei consumi, degli investimenti e dell’occupazione. È questo il vero moltiplicatore economico che la Regione continua a ignorare.

La Sicilia non deve governare l’insularità: la deve sconfiggere

Chi governa dovrebbe chiedersi non quanto costa abbassare le tariffe, ma quanto costa continuare a mantenerle così alte. Perché ogni turista perso rappresenta ricchezza perduta. Ogni impresa che rinuncia a investire rappresenta sviluppo perduto. Ogni giovane che lascia le isole rappresenta futuro perduto. La Sicilia non ha bisogno di un sistema che amministri l’insularità. Ha bisogno di una politica che la sconfigga. La continuità territoriale non si misura dal numero delle convenzioni firmate, ma dalla possibilità concreta di un cittadino di spostarsi senza essere penalizzato dalla geografia. Se i prezzi restano proibitivi, se il mercato rimane poco contendibile e se la concorrenza continua a ridursi, allora quella continuità territoriale resta soltanto una formula giuridica. Noi immaginiamo una Sicilia diversa: una Sicilia che rompa ogni posizione dominante, favorisca la libera concorrenza, attragga nuovi operatori, riduca drasticamente il costo dei trasporti e trasformi il mare da barriera economica a motore di sviluppo. Perché il mare non appartiene ai monopolisti. Appartiene ai siciliani.

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