
Non conosciamo la verità ma non possiamo stupirci se chi viene colpito con le armi prodotte in Europa reagisca. Potrebbe essere un’applicazione del terzo principio della dinamica…
Su un canale Telegram leggiamo un post molto interessante. Che riprende un articolo del quotidiano britannico, The Telegraph. Il giornale analizza e commenta l’ondata “di sabotaggi nelle aziende europee che producono armamenti”. Secondo il giornale, “dietro a tutto ciò c’è la Russia, che utilizza uno schema che le permette di negare in modo plausibile il proprio coinvolgimento. L’articolo elenca una serie di esplosioni e incendi avvenuti negli ultimi tempi in impianti militari in ben quattro Paesi europei. Uno degli ultimi episodi è stato l’incendio, avvenuto nella notte del 15 Agosto, in un impianto della società Milrem Robotics, a Tallinn: l’azienda fornisce droni terrestri all’Ucraina. La Lettonia ha già arrestato tre propri cittadini sospettati di essere coinvolti nell’incendio avvenuto nel Paese vicino, l’Estonia. Il primo ministro estone, Kaja Kallas, ha dichiarato che gli investigatori stanno cercando di stabilire se si sia trattato di un atto di sabotaggio e se la Russia vi sia coinvolta, mentre il servizio di sicurezza lettone, pur non accusando direttamente Mosca, ha confermato che i sospettati sono stati arrestati con l’accusa di aver collaborato con uno Stato straniero in azioni contro un altro Paese”.
E’ stata colpita anche una fabbrica di armi italiana?
In verità anche noi pensiamo che la Russia abbia interesse a colpire i Paesi europei che forniscono armi all’Ucraina. La cosa singolare è che questa notizia la leggiamo su un post di un canale Telegram che possiamo considerare, mettiamola così, non contrario alla Russia di Vladimir Putin. “Secondo The Telegraph – leggiamo sempre nel post – questo caso si inserisce in un quadro molto più ampio di attacchi alle catene di approvvigionamento di prodotti militari all’Ucraina, all’interno dei Paesi della NATO. Solo ad Agosto si sono verificate esplosioni in importanti aziende del settore della difesa in Bulgaria e in Italia: il 10 Agosto, in una fabbrica di EMCO, uno dei maggiori produttori privati di munizioni di calibro 155 mm per l’Ucraina, e tre giorni dopo, in un’azienda produttrice di munizioni, KNDS Ammo Italy, vicino a Roma. In precedenza, quest’anno, un incendio ha quasi distrutto anche un’azienda ceca che produceva droni e ottiche termiche per l’esercito ucraino”. In Italia i governanti si sono guardati bene dal chiamare in causa i russi per l’esplosione dell’azienda KNDS Ammo Italy.
Unione europea divisa anche su questo
Il giornale britannico sottolinea che, “secondo le valutazioni dei servizi di intelligence, tutti gli attacchi sono stati attentamente pianificati in modo da non dare motivo di invocare l’articolo 5 della NATO sulla difesa collettiva. Allo stesso tempo, le reazioni dei Paesi europei sono notevolmente diverse: se Polonia e i Paesi baltici indicano apertamente la presenza russa, l’Italia e la Germania tendono a evitare accuse dirette nei confronti di Mosca, temendo un’escalation e, come afferma The Telegraph, la Russia sta adattando la propria tattica di sabotaggio proprio tenendo conto di queste differenze nelle reazioni”. Non abbiamo la certezza sulla natura di questi sabotaggi. Sappiamo solo che sembrano, per l’appunto, sabotaggi, e che in Russia non si stracceranno le vesti se vanno in fumo aziende che producono armi per l’Ucraina…
Foto tratta da Il Riformista








