di Frate Domenico Spatola

Commento al Vangelo di Giovanni 14, 21-26
Gesù, nel cenacolo, aveva parlato ai discepoli del suo “comandamento”. L’aveva definito “nuovo” (keinos) il migliore. Era quello di amare sul modello del Maestro. Parlando di “osservare i miei comandamenti”, con il termine al plurale intende declinare le molteplici valenze del verbo “amare”. L’amore è per Gesù, garanzia di quello del Padre. Egli giustifica quello rivolto a lui nell’osservanza della sua Parola, la stessa del Padre che lo ha mandato. Delle sue parole si farà custode e interprete da maestro lo Spirito Santo, il “paraclito”, l’avvocato che continuerà il suo ruolo di insegnante, quando egli sarà andato al Padre.
Foto tratta da di briciole di Vangelo







