La storia di San Bernardo da Corleone da spadaccino alla conversione tra i frati Cappucini. Voluto Santo da Giovannii Paolo II nel 2001

di Frate Domenico Spatola

Riuscì a piegare “l’asino ribelle che era in lui”

Per lui la liturgia adotta il Vangelo della “pecorella smarrita”, ma Filippo Latino (il suo nome al secolo) era di famiglia molto religiosa. Del carattere rubesto e iracondo, ci informano i verbali del tempo. Egli tuttavia seppe stemperare il suo turgore, fino ad addomesticarlo nella nuova vita da frate Cappuccino e col nome nuovo: Fra Bernardo da Corleone. Patito per la spada, che nel ‘600 siciliano era lo sport preferito, egli passava per “primo tiratore dell’Isola”. Il palermitano Vito Canino volle sfidare il lupo nella sua tana ed ebbe la peggio, perdendo la funzionalità del braccio destro. Filippo chiese asilo, per non essere arrestato dalla sbirraglia spagnola, al Convento dei Cappuccini. Da lì la conversione per piegare “l’asino ribelle che era in lui”. Così si definiva.

Quest’anno decorre il venticinquesimo della santificazione

Frate Bernardo attese a tutti i servizi più umili nei conventi dove l’ubbidienza lo destinava. A Palermo, per venti anni, fu cuoco. Tanto austero con sé, inversamente fu tenero con gli altri. Una volta che provò a minacciare un frate insolente che lo provocava, con un tizzone ardente si stropicciò le labbra per non dimenticare e non riprovarci. Ascetica pesante, giustificabile nel secolo della Controriforma e perciò definito “niente felice”. Era nato il 6 febbraio 1605, morirà il 12 gennaio 1667. Giovanni Paolo II ne scriverà il nome nell’Albo dei Santi il 10 Giugno 2001. Quest’anno decorre il venticinquesimo di quella data.
Si deve molto, per quella canonizzazione, a Padre Gaspare Lo Nigro, che cercò con successo, negli Archivi vaticani, il miracolo in favore di una madre, approvato nel 1787, ma che, a causa della “Rivoluzione Francese”, ritardò l’esito di oltre due secoli. Di San Bernardo custodisco personali ricordi della mia infanzia, perché da chierichetto, al suo altare servii tante Messe, e inevitabilmente fissavo l’urna esposta con le sue reliquie sull’altare.

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