Con che credibilità una politica siciliana che dal 1957 fa ‘incaprettare’ la Sicilia da Roma e dai grandi gruppi industriali si ribella al caro-voli?

Le compagnie aeree che a Natale e nel periodo estivo ‘pelano’ siciliani (e turisti che scelgono la Sicilia come meta per le vacanze) si comportano esattamente come lo Stato italiano che ha letteralmente massacrato finanziariamente la Regione siciliana

Il prezzo dei biglietti aerei da e per la Sicilia man mano he si avvicina il Natale aumenta. Ma l’Antitrust – come scrive il giornale milanese Corriere della Sera – non ha trovato prove di un cartello tra le compagnie aeree che collegano la Sicilia, nota colonia italiana dal 1860, con quello che resta dell’Italia. Insomma, le compagnie aeree non si mettono d’accordo per ‘pelare’ i siciliani. Sotto indagine sono finite le compagnie aeree Ryanair, Wizz Air, easyJet e Ita Airways. Ma tutto è a posto: i siciliani che vivono all’estero e che per passare le vacanze nella loro terra di origine debbono pagare un ‘botto’ di soldi possono stare tranquilli: i prezzi dei biglietti aerei non sono il frutto di un cartello. Quindi? Quindi pagare e sorridere. Il Codacons, sigla che sta per Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori, non sembra molto convinto del finale beffardo di questa storia. Sul Giornale di Sicilia on line leggiamo una replica dei vertici del Codacons: “Se effettivamente l’indagine sarà archiviata, si tratterebbe di una decisione gravissima dell’Antitrust e di un danno per gli utenti del trasporto aereo”. I vertici del Codacons ricordano che “i voli per le isole, come dimostrato dai nostri dati, schizzano alle stelle durante le festività natalizie e in occasione delle partenze estive”. E concludono: “L’incapacità di reperire le prove di un cartello anti-concorrenza non è una motivazione valida per archiviare una indagine così importante”.

… e fu così che l’indagine dell’Antitrust sul caro-voli in Sicilia finì a tarallucci e vino. Avevate dubbi?

E dire che appena ieri Federconsumatori Sicilia si dichiarava soddisfatta dell’operato dell’Antitrust: “L’apertura di un’indagine conoscitiva, da parte dell’Antitrust, sull’uso di algoritmi di revenue management da parte delle compagnie aeree operanti le tratte da e per la Sicilia e la Sardegna conferma che i dubbi più volte espressi da Federconsumatori Sicilia erano più che legittimi. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, infatti, vuole verificare se tali algoritmi costituiscono un pregiudizio per i consumatori, anche in termini di opportunità di scelta. Ancora l’Autorità, poi, ribadisce che le due isole
maggiori sono ‘territori difficilmente raggiungibili tramite mezzi di trasporto diversi dall’aereo’ e che Si tratta peraltro di rotte rilevanti in termini di volumi di passeggeri trasportati e che possono essere interessate da una dinamica di differenziazione intertemporale dei prezzi particolarmente accentuata in
ragione della presenza di periodi di picco della domanda, tipicamente in concomitanza con le ferie estive e le festività natalizie”. Ancora: “Ringraziamo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – affermava ieri il presidente di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa – che ha messo nero su bianco tutti i dubbi che abbiamo espresso negli scorsi mesi. Ci auguriamo vivamente che il suo intervento possa essere risolutivo del problema che, però, nel frattempo rimane”. In effetti, da quello che scrive il quotidiano di Milano, il problema è stato risolto, nel senso che l’indagine conoscitiva è finita a tarallucci e vino”.

La Sicilia, dal 1860, è una colonia insieme con il resto del Sud. Chi non l’ha ancora capito è un ingenuo

Che dire? Che la Sicilia è una colonia dell’Italia insieme con il resto del Sud: e tale rimane. Per essere definiti classe dirigente non basta essere eletti a sala d’Ercole, o essere nominati dirigenti generali. Del resto, se i Governi regionali siciliani di centrosinistra e di centrodestra hanno fatto a gara e fanno ancora a gara per consentire allo Stato di ‘incaprettare’ i siciliani, perché mai i siciliani non dovrebbero essere ‘pelati’ dalle compagnie aeree? Gli esempi di uno Stato italiano che in tutte le sue articolazioni umilia i siciliani con la connivenza della politica siciliana sono tantissimi. Nel 1957 una Corte Costituzionale appena istituita in barba all’Assemblea Costituente, che non ne voleva affatto sapere di un ‘Giudice delle leggi’ che vale più del Parlamento, sapete cosa fa? Decide unilateralmente di assorbire i poteri dell’Alta Corte per la Regione siciliana istituita con il regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, successivamente convertito nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, numero 2. L’Alta Corte per la Sicilia è stata istituita per dirimere le controversie tra lo Stato e la Regione; la Corte Costituzionale la lascia in vita (per eliminarla ci vuole una legge costituzionale) ma la svuota dei poteri. Due soli politici siciliani si ribellano: Giuseppe Alessi, primo presidente della Regione siciliana, democristiano, e Giuseppe Montalbano, comunista. Tutto questo mentre i politici siciliani di quegli anni – democristiani, socialisti, comunisti, fascisti, monarchici, liberali e laici – se la toccavano con il mignolo…

Sinfonia macabra sugli articoli 36, 37 e 38 dello Statuto. Anno 2015: il Parlamento siciliano cancella dal Bilancio regionale 10 miliardi di crediti vantati soprattutto verso lo Stato. La doppia fregatura in barba alla contabilità

E’ sempre stato così e continua ad essere così. Gli articoli 36, 37 e 38 dello Statuto siciliano – articoli che, se applicati, avrebbero portato grandi risorse finanziarie nella nostra Isola – o sono stati calpestati (articolo 36), o sono stati ignorati (articolo 37e 38). E quando nel 2014 la Consulta ha dato ragione alla Sicilia, riconoscendo alla Regione quasi 5 miliardi di euro, i politici siciliani hanno deciso di regalare questi soldi allo Stato. Nel 2016 i politici siciliani hanno avallato le norme di attuazione dell’articolo 36 che consentono allo Stato di tenersi importanti quote di IRPEF e IVA, pur sapendo che, a norma dello Statuto, tutta il gettito IRPEF siciliano e tutto il gettito IVA siciliano spettano alla Regione siciliana. Un anno prima, nel 2015, il Parlamento siciliano ha cancellato con una legge circa 10 miliardi di crediti che la Regione siciliana vantava soprattutto verso lo Stato e, in minima parte, verso alcuni privati mai identificati. Tutto è avvenuto alla luce del sole: i deputati dell’Assemblea regionale siciliana hanno votato questo ‘regalo’ a Roma e la sera sono andati allegramente a cena. Di più: la cancellazione di questi 10 miliardi di euro dal Bilancio regionale ha creato un disavanzo che è stato trasformato incredibilmente in debito. Sì, un fatto meramente contabile è stato trasformato in debito che la Regione siciliana paga a ‘rate’ ogni anno allo Stato. Insomma, 5 milioni di siciliani sono stati fregati due volte: in prima battuta gli hanno cancellato un credito miliardario che ventavano soprattutto verso lo Stato; in seconda battuta ogni anno, a ‘rate’, pagano il disavanzo trasformato ‘magicamente’ in debito. Fottuti due volte. E che dire dell’attuale presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, che nel Dicembre dello scorso anno, a nome di 5 milioni di siciliani, non ha contestato allo Stato 9 miliardi di euro che lo stesso Stato ha scippato al Fondo sanitario regionale siciliano a partire dal 2007? A onor di verità, va detto che il presidente Schifani ha completato l’opera neocoloniale, se è vero che la Regione siciliana non ha mai calcolato le accise petrolifere anno per anno in base alle quali Roma avrebbe dovuto restituire i soldi che ogni anno lo Stato scippa al Fondo sanitario regionale siciliano a partire dal 2007. Ormai non si può contestare più alcunché, perché il presidente Schifani, sempre nel Dicembre dello scorso anno, in coppia con il Ministro finto-leghista dell’Economia, Giancarlo Giorgetti (che in realtà è espressione dell’Unione europea), ha adottato il “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato a dato”. Che tradotto significa che, in base all’accordo siglato da Schifani e Giorgetti, la Sicilia non potrà più chiedere i 9 miliardi di euro allo Stato: agneddru e sucu e finiu ‘u vattiu. I picciuli si l’ammuccaru e basta.

Codacons e Federconsumatori Sicilia pensano veramente che la politica siciliana sia in grado di difendere i cittadini siciliani?

Ora vogliamo porre qualche domanda ai vertici del Codacons e ai vertici di Federconsumatori Sicilia: se la Sicilia, a partire dal 1957, viene regolarmente fregata dallo Stato in materia finanziaria nel silenzio generale, perché mai le compagnie aeree che operano in Sicilia non dovrebbero approfittare di un popolo siciliano che, a parte qualche eccezione, non si è mai ribellato? Se chi arriva in Sicilia fa quello che vuole un motivo ci sarà. Nel ‘triangolo compreso tra Augusta, Melilli e Priolo, in provincia di Siracusa, i grandi gruppi industriali del Nord Italia hanno fatto quello che hanno voluto inquinando area, terra e mare. Il numero di morti e di malati di questo lembo di Sicilia è impressionante. Ha fatto qualcosa la Regione siciliana per tutelare gli abitanti di questi centri? Sì, ha dato le autorizzazioni alle industrie. Se in Sicilia dovesse arrivare un’ondata di caldo di oltre 50 gradi per due-tre giorni sarebbe un gran casino, perché la rete elettrica siciliana è stata realizzata per portare l’energia nel Nord Italia non per distribuirla ai cittadini siciliani. Gli effetti li lasciamo alla vostra immaginazione… E si continua così: gli impianti eolici nel mare siciliano e gli estesi impianti fotovoltaici della Sicilia servono per portare l’energia nel Nord Italia e in Europa, non per fare crescere la Sicilia. E potremmo continuare con la raffineria di Milazzo, con l’inferno di Gela, con le cementerie realizzate nei centri abitati con relativo inquinamento. Con che credibilità una politica siciliana sempre pronta a genuflettersi a Roma e ai grandi gruppi economici che hanno fatto il bello e il cattivo tempo nella nostra Isola oggi si oppone alle compagne aeree? Il presidente Schifani e l’assessore Alessandro Aricò, nella foto sopra (tratta da Canale Sicilia), presentano le iniziative contro il caro-voli. Ma come ha fatto notare Federconsumatori Sicilia, gli sconti sui prezzi dei biglietti aerei riguardano i siciliani che risiedono in Sicilia, non i siciliani che vivono e risiedono da anni nel resto d’Italia e all’estero. Questi ultimi – i siciliani che vivono all’estero – sono oltre 800 mila. Per questi non è previsto alcuno sconto per venire a passare le vacanze in Sicilia. Gli attuali governanti siciliani pensano veramente che i vertici delle compagnie aeree non siano informati sugli argomenti di questo articolo? Pensano veramente che non sappiano che la Sicilia è una colonia con gli abitanti incapaci di ribellarsi? L’idea non ci piace, ma come si fa a dare torto a Giovanni Verga?


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