di Giulio Ambrosetti

Piaccia o no, le ‘carte’, nel centrosinistra dell’Isola, le daranno Cateno De Luca e Mirello Crisafulli
Quanti saranno, alla fine, i candidati alla presidenza della Regione siciliana? In queste ore è arrivata la candidatura, per ora sulla carta, di Nuccio Di Paola, già capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana, oggi vice presidente del Parlamento dell’Isola e coordinatore regionale dei grillini. La sua è una candidatura di centrosinistra e non è da sottovalutare. Le recenti elezioni regionali hanno dimostrato che i grillini, ormai in caduta libera, tengono un po’ solo se esprimono il candidato presidente: senza questa candidatura rischiano di più che dimezzare i voti rispetto al 2022. Tra l’altro, con le polemiche che si stanno abbattendo su Giuseppe Conte per la gestione del Covid, i grillini, per non scomparire, sono ‘condannati’ ad esprimere un candidato. Di centrosinistra è anche Ismaele La Vardera, che ha già annunciato la sua candidatura. E siamo a due candidati. Abbiamo già scritto che è già operativa l’alleanza tra il parlamentare regionale Cateno De Luca, fondatore del movimento Sud chiama Nord, e il neo Sindaco di Enna, Mirello Crisafulli (ne abbiamo scritto qui). Da questo connubio verrà fuori un candidato, che dovrebbe essere sempre di centrosinistra. E siamo a tre candidati alla guida della Sicilia per questo schieramento politico. Ci sarebbe anche il Partito Democratico, che in Sicilia, in termini percentuali, ha sì e no la metà della percentuale di questo partito a livello nazionale, ovvero il 10-11%. Volendo, anche il PD potrebbe esprimere un candidato: magari la solita solfa antimafia che quache voto lo cattura ancora. Da notare che mentre nel centrodestra Raffaele Lombardo e Gianfranco Miccichè lavorano per dividere questo schieramento politico per fare vincere il centrosinistra – ‘lavoro’ che hanno già svolto egregiamente nel 2012 – lo stesso centrosinistra siciliano è ancora più diviso del centrodestra. Il rischio è che Raf & Gianfri, per dirla alla siciliana, facciano la fine di quelli che ammuttanu u fumu ca stanga e cogghinu acqua cu u panaru…
La prima novità: il candidato del Generale Vannacci
Già, il centrodestra siciliano. Dove, tra ‘risse e coltelli’, per ora i candidati sono due, entrambi di Forza Italia: il presidente uscente Renato Schifani e il parlamentare nazionale, Giorgio Mulè. Il partito della famiglia Berlusconi non sta ‘volando’. Ma in Sicilia è sempre stato forte. Alle elezioni regionali del 2022 è stato, anche se per poco più di 500 voti, il primo partito del centrodestra: 33.481 voti (pari al 13,044%) contro i 32.095 voti (pari al 12,504%) di Forza Italia. Ma è chiaro che con l’avvento di Futuro Nazionale del Generale Roberto Vannacci (che i sondaggi nazionali danno già quasi il 7%) tutti i partiti di centrodestra, anche nella nostra Isola, verranno messi a ‘dieta’ (qui un articolo). Con molta probabilità, il ciclone che il presidente americano Donald Trump sta scatenando in Europa (lo scandalo che ha travolto il Governo spagnolo di Pedro Sanchez e le dimissioni del premier del Regno Unito, Keir Starmer, potrebbero essere solo le prime mosse della Casa Bianca) agevolerà ulteriormente il Generale Vannacci. Per un motivo semplice: perché Trump lavora per disintegrare l’Unione europea dell’euro e Futuro Nazionale è su questa lunghezza d’onda politica. Tra l’altro, Gianni Alemanno, che è stato liberato qualche giorno fa e che non è certo ‘innamorato’ dell’Ue, ha già annunciato che farà politica con Vannacci. E noi non escludiamo che ai due si possa unire anche il comunista Marco Rizzo, leader di Italia Sovrana e Popolare, che in una diretta televisiva stappò i Trattati dell’Unione europea: e questo è un grande titolo di merito. Ciò significa che se Vannacci indovinerà il candidato alla presidenza della Regione siciliana potrebbe fare ‘danni’ seri…
La seconda e la terza novità: l’ex magistrato Angelo Giorgianni e il leader di Forza del Popolo, Lillo Musso. E la possibile sorpresa: Edy Tamajo
Riassumendo, i candidati di centrodestra e centrosinistra dovrebbero ridursi a due: ma non è detto: se, infatti, il centrodestra, alla fine, dovrebbe ‘chiudere’ su un solo candidato (che potrebbe essere un nome nuovo: per esempio, l’attuale assessore regionale Edy Tamajo, sicuramente il candidato di centrodestra più competitivo), non altrettanto possiamo ipotizzare per il centrosinistra: siamo quasi certi, infatti, che l’accoppiata De Luca-Crisafulli esprimerà un candidato, se non altro perché lo stesso De Luca, nel 2022, da solo, ha preso una barca di voti. Ciò posto, dubitiamo che i grillini e La Vardera si accoderanno. Né crediamo alle primarie, sia perché De Luca e Crisafulli le vincerebbero comunque a ‘redini basse’, sia perché spunterebbero dal nulla soggetti che nulla hanno a che vedere con il centrosinistra ‘per mettere bordello’… Ci sarà di certo un candidato di Futuro Nazionale per la guida della Sicilia. E c’è un altro nome: l’ex magistrato Angelo Giorgianni, che ha già annunciato la propria candidatura alla guida della nostra Isola. Giorgianni ha già fatto il primo ‘miracolo’: è riuscito a unificare quasi tutti i movimenti autonomisti, sicilianisti e indipendentisti. C’è ancora un altro nome: il leader di Forza del Popolo, Lillo Musso.
Ricordiamo che in Sicilia non c’è ballottaggio: vince chi prende più voti
Fatti quattro conti, ammesso che centrosinistra e centrodestra riescano, rispettivamente, a sanare le divisioni, i candidati alla guida della nostra I:sola potrebbero essere cinque: il candidato di centrodestra, il candidato di centrosinistra, il candidato di Futuro Nazionale, Giorgianni e Musso. E siccome noi non crediamo che tutto il centrosinistra si accoderà all’accoppiata De Luca-Crisafulli, prevediamo almeno due candidati di centrosinistra e, quindi, in totale, si potrebbe arrivare a sei candidati per la presidenza della Regione siciliana. Se le nostre previsioni si avvereranno che succederà? Ricordiamo che la legge elettorale per le regionali siciliane non prevede ballottaggio: vince chi prende più voti. Morale: si potrebbe vincere con il 27-28% di consensi e anche meno. Senza il possibile ciclone Trump si potrebbe tentare anche di ipotizzare il possibile vincitore. Ma poiché noi siamo convinti che sta per scoppiare un ‘Gran casino’ (i continui attacchi di Trump all’Unione europea e, segnatamente, all’Italia di Giorgia Meloni sono tutt’altro che casuali), ebbene, potrebbe succedere di tutto e di più.
Foto tratta da La Sicilia







