di Giulio Ambrosetti

La pioggia di licenziamenti si abbatterà su quattro stabilimenti automobilistici della nota casa automobilistica con sede in Germania. Effetti devastanti sull’indotto (comprese alcune aziende del Centro Nord Italia)
Volkswagen, il colosso automobilistico tedesco, quasi 658 mila dipendenti, 114 stabilimenti di produzione di slocati tra Europa, Stati Uniti d’America, Sudamerica, Asia a Africa annuncia il licenziamento di circa 100 mila dipendenti. Prevista la chiusura di quattro stabilimenti: Hannover, Zwickau, Emden e l’impianto Audi di Neckarsulm. Sono tutti luoghi di produzione di automobili con sede in Germania. Si profilano 11 miliardi di euro di tagli ed effetti negativi a catena in tutta l’economia tedesca: “Dal punto di vista prettamente economico – si legge in un articolo di scenarieconomici.it – le ricadute di una simile manovra rischiano di essere devastanti. L’eliminazione di decine di migliaia di posti di lavoro ben retribuiti in Germania si tradurrà in una contrazione immediata della domanda aggregata. Non stiamo parlando solo di operai, ma di un intero ecosistema di fornitori, logistica e servizi locali che gravita attorno a questi poli industriali. Una spirale recessiva classica, in cui il taglio dei costi aziendali deprime l’economia reale, rendendo ancora più complessa la ripresa del mercato interno” (qui per esteso l’articolo di scenarieconomici.it). Superflo aggiungere che le aziende del Nord Italia che fino ad oggi hanno lavorato grazie alle commesse dell’industria automobilistica tedesca prima entreranno in cisi e poi chiuderanno i battenti. Catastrofisti? Vedremo.
La porcata del Mercosur non salverà l’industria automobilistica tedesca
E meno male che i tedeschi sono riusciti con forzature incredibili a far applicare all’Unione europea – che non è altro una sorta di grande ‘colonia tedesca’ – il Mercosur, il discutibile trattato commerciale tra Ue e cinque Paesi sudamericani (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia) che sacrifica l’agricoltura per vendere auto europee, per lo più tedesche, in Sudamerica. Una porcata, perché i prodotti agricoli e zootecnici sudamericani non rispettano le prescrizioni previste per agricoltori e alllevatori europei. Ma, si sa, quando c’è da tutelare gli interessi tedeschi l’Unione europea si rimangia tutti i ‘Grandi principi’ di tutela della salute e dell’ambiente che nel corso degli anni ha appioppato agli agricoltori delle nostre parti e, in generale, ai cittadini europei. Basti pensare agli ormoni e agli antibiotici, che sono la regola negli allevamenti di animali in Sudamerica. O ai pesticidi che in Europa sono stati banditi da anni perché dannosi per la salute umana e che in Sudamerica sono utiizzati a piene mani. Senza il Mercosur il numero di licenziati dalle industrie automobilistiche tedesche sarebbe stato maggiore.
La crisi dell’auto europea è stata accentuata e non provocata dai dazi doganali di Trump
Leggendo qua e là ci spiegano che la crisi dell’auto europea sarebbe il frutto della svolta americana, che ha deciso di potenziale il proprio settore manifatturiero, compreso quello automobilistico, con politiche di sostegno di stampo protezionstico. Insomma, i soliti dazi doganali di Trump e bla bla bla. In parte è vero. Ma la crisi dell’automobile tedesca e, in generale, europea era già in corso prima dell’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca. Una crisi provocata dalle dabbenaggini del cosiddetto Green Deal. Gli ‘europeisti’ hanno dato per scontato e continuano a dare per scontato che il cosiddetto cambiamento climatico sia dovuto all’aumento della CO2 nell’atmosfera: cosa, questa, contestata da tanti uomini di scienza che la balordaggine antiscientifica Ue ha ribattezzato come ‘negazionisti’. E’ lo stesso schema demenziale che veniva applicato dai tirapiedi dell’Ue durante la pandemia, vera o presunta, a chi manifestava dubbi sui ‘vaccini’ contro il Covid: allora chi provava anche a chiedere spiegazioni veniva etichettato come “No vax”. E se rifutava il ‘vaccino’ veniva punito con la sospensione dal lavoro e dallo stipendio con le ‘autorità’ che avallavano tale metodo fascista. Chi scrive non ha dimenticato. Se non altro perché si è guardato bene dal farsi iniettare questo ‘eilisir di lunga vita’… Il problema è che tutte queste cretinaggini e nefandezze hanno provocato danni economici enormi, una corruzione spaventosa che sta emergendo dai lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid (incredibili i miliardi di euro che giravano tra ‘vaccini’ e mascherine, tra file ‘smarriti’ e consulenze milionarie: storie rigorosamente ‘insabbiate’), danni post vaccino fino ad oggi ignorati e i decessi, che in Italia sono stati tantissimi. E nessuno fino ad ora ha pagato.
La follia ‘europeista’ sulle emissioni di CO2
Tornando alla crisi dell’auto in Europa, a causa di un’informazione errata, magari condizionata dall’Unione europea (qui un articolo) non si riesce a spiegare ai cittadini europei che al mondo solo l’Europa ha sacrificato la propria industria automobilistica per contenere le emissioni di CO2. Ammesso che la teoria della CO2 che innalza la temperatura del Pianeta sia vera – ma non è detto che le cose stiano proprio così – se su 8 miliardi di abitanti della Terra ad applicare le prescrizioni anti-CO2 sono 500 milioni di europei, ebbene, tali prescrizioni sono inutili. In forza della lotta all’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera, l’Unione europea ha imposto folli prescrizioni contro le auto a benzina e gasolio per potenziare le auto elettriche. Prescrizioni messe in campo per inseguire la Cina, che sulle auto elettriche è più avanti. Ora, a parte che auto elettriche alimentate con energie alternative non possono sostituire le auto classiche a benzina e gasolio, a meno che non si riempano terre emerse e mare di pannelli fotovoltaici e pale eoliche, va detto che quando l’Ue ha iniziato a proporre auto elettriche le tecnologie non erano perfezionate: basti pensare ai tempi di ricarica incompatibili per chi si sposta in auto per recarsi al lavoro. Per non parlare delle batterie che esplodono.
Morale: con l’attuale Governo globalista dell’Unione europea la stessa Ue non si salverà
Un altro elemento che ha messo in crisi l’auto europea è stata la povertà sempre più diffusa nell’Unione europea a causa della dissennata gestione dell’economia. La moneta unica europea è stata voluta e imposta dalla Germania per tutelare i tedeschi e i Paesi europei alleati degli stessi tedeschi. Dai disastri provocati dall’euro si sono salvati i sei Paesi Ue che non hanno aderito a questo imbroglio monetario tedesco, ovvero Danimarca, Svezia, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania (c’era anche la Bulgaria che, da quest’anno, si è infognata nell’euro). L’Italia, purtroppo, è finita in questa ‘trappola’ e, non a caso, l’economia del nostro Paese sta affondando. Anche perché nel frattempo i ‘geni’ che governano l’Ue hanno pensato bene di appoggiare un Paese corrotto come l’Ucraina contro la Russia. Con molta probabilità, dietro ai soldi europei che vanno in Ucraina si fanno ‘operazioni’ poco chiare… Ma la stragrande maggioranza di Paesi Ue ha perso il gas russo. Risultato: sono aumentati i costi di produzione per le imprese ed è aumentato il costo delle bollette elettriche per le famiglie. Morale: con l’attuale Governo globalista dell’Unione europea la stessa Ue non si salverà.
Auto europea verso una crisi senza sbocchi
Al di là delle favole che raccontano, la Germania sarà costretta a ridurre drasticamente la produzione di auto sia perché l’America di Trump produrrà auto più competitive, sia perché le auto prodotte in Europa avranno difficoltà enormi ad entrare nel mercato americano. Questi due elementi, unitamente ai costi energetici alle stelle che si registrano nei Paesi Ue e al calo della domanda di auto da parte dei cittadini europei sempre più poveri, provocheranno inevitabilmente la crisi senza sbocchi dell’industria automobilistica del Vecchio Continente. In un mondo dove la globalizzazione economica ha provocato diseguaglianze economiche e sociali spaventose l’Unione europea dovrebbe, come dicono gli economisti, aumentare i consumi interni. Ma questo in un sistema monetario a debito, gestito da banche private, con i sistemi economici europei che si attardano ancora oggi sull’aumento dell’export è impossibile.
Americani e russi presenteranno il conto all’Unione europea (e forse hanno già cominciato…)
In tutto questo gli attuali governanti dell’Unione europea – e tra questi ci sono gli attuali governanti italiani che, da euroscettici, sono diventati europeisti – sono riusciti in un’impresa ‘titanica’: sono riusciti a farsi detestare da due potenze mondiali: l’America e la Russia. Gli USA non perdoneranno agli ‘europeisti’ di non essersi schierati contro il regime teocratico iraniano. La Russia non perdonerà all’Unione europea i soldati russi che hanno perso la vita grazie ai soldi e alle armi che i Paesi Ue hanno fornito al regime corrotto ucraino. Le conseguenze saranno terribili. Come si fa, per citare un esempio di questi giorni, a non vedere che la terribile ondata di caldo che ha colpito l’Europa, peraltro con un’estensione temporale mai registrata prima, sta massacrando Spagna, Germania, Francia, Regno Unito e Italia, ovvero i Paesi europei più ‘sparati’ contro la Russia? (qui un articolo). Veramente dobbiamo fare finta di non sapere che il clima può essere manipolato dall’uomo? Veramente i disagi che si registrano nel mondo dei trasporti nel nostro Paese sono casuali? Tempi bui si approssimano…
Foto tratta da Wikipedia







