Giampiero Samorì è il nuovo Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana. La speranza è una svolta per arrivare ad un centro popolare sovranista e moderato legato agli interessi reali del territorio

di Andrea Piazza

E’ importante cominciare a scrivere una nuova pagina politica

Ieri pomeriggio, ultimo giorno del mese di gennaio, Gianpiero Samorì è stato eletto Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana. Suo vice il medico legale e deputata all’Assemblea regionale siciliana, Nuccia Albano. L’elezione è susseguente alle dimissioni dell’amico Totò Cuffaro, che all’indomani della comunicazione di garanzia dell’indagine penale si è dimesso con effetto immediato dalla carica. È un’indagine complessa, al momento è visibile soltanto la punta dell’iceberg. Nonostante la rilevanza mediatica, è indubbio che l’operato della Procura della Repubblica di Palermo guidata da Maurizio De Lucia è lineare e non montato da indiscrezioni. La complessità del quadro indiziario ha indotto il Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, a revocare le deleghe agli assessori in quota Democrazia Cristiana.

Ripartire dalla tutela delle comunità

Sono un amico di Totò Cuffaro, dispiaciuto per quanto accaduto, fermo restando che la giustizia farà il proprio corso, sperando in un ridimensionamento o caduta delle ipotesi accusatorie. È stato come un fulmine a ciel sereno che ha sconquassato la comunità politica, smarrita anche perché per molti Totò Cuffaro non è soltanto un amico ma una persona di famiglia. Voltare pagine non è facile ma, al contempo, la scelta dell’avvocato Gianpiero Samorì è di assoluto buon senso, perché è una persona estremamente preparata, dai modi garbati che, attraverso il confronto dialettico, trova la modalità funzionale alla condivisione. Mio nonno materno diceva sempre: forma, più forma, più forma uguale sostanza. Il neo Segretario in questi mesi di trapasso è riuscito con pazienza certosina nell’intento di tenere tutto unito. L’elezione di ieri è un nuovo inizio, la quiete dopo la tempesta. È fondamentale ridare vigore alla proposta politica, con personalità ed autorevolezza, ripartendo dalla tutela delle comunità.

Un’alternativa all’attuale Unione europea-matrigna

Negli ultimi decenni si è inclinato il rapporto osmotico tra la comunità sociale e la classe politica. Molteplici scelte impopolari strutturate sull’ideologia sono state deliberate sull’altare del sovranazionalismo comunitario, ovverosia europeo. Penso al Green deal per contrastare il cambiamento climatico, alla corsa agli armamenti per supportare anche il conflitto in Ucraina in chiave anti Federazione Russa, alla creazione di aree concorrenti extra comunitarie di libero mercato, all’eccessiva legiferazione invasiva a discapito della sovranità interna e via continuando. Scelte che hanno aperto la prospettiva di un fronte alternativo ad un’Unione Europea sempre più diretta ad assumere le sembianze di una matrigna. È evidente ai più che il progetto sociale europeo è fallito, che non può rinascere sulle fondamenta di coloro che hanno guidato da Maastricht 1992 l’integrazione.

Puntare sulla coesione sociale in alternativa al partito unico ‘europeista’ che vede insieme Forza Italia, PD, Italia Viva e Azione

L’area moderata “in medio stat virtus” per essere credibile deve cambiare pelle e ritornare alla sua forma originaria, ovvero identitaria. Il progresso slegato dal valore della diversità che in questi decenni ha minato le radici culturali, al solo fine di renderci uniformi senza anima, è miseramente fallito. Il ritorno al modello classico-millenario, alla casa dei popoli presuppone la necessità della politica di ritornare nell’alveo del sovranismo moderato. Diventare il centro moderato dall’area sovranista di destra è la ricetta necessaria per riportare la coesione sociale. D’altronde, è sempre più frequente non riscontrare differenza tra talune forze politiche apparentemente collocate in aree differenti. A partire da Forza Italia guidata da Antonio Tajani, è difficoltoso tratteggiare le differenze sul piano contenutistico con altri schieramenti come il partito Azione di Carlo Calenda, Italia Viva di Matteo Renzi, il Partito Democratico di Elly Schelein. Tutti i soggetti politici summenzionati (per Forza Italia una parte …non è la medesima linea del Presidente Schifani ) hanno nel loro DNA comune l’assoggettamento al sovranazionalismo imperante di Bruxelles.

Per combattere l’astensionismo serve una forza politica che metta al centro gli interessi reali dell’Italia oggi calpestati dall’Unione europea

A causa di questo andazzo, guidato dall’alto, lontano dai territori, la classe politica palesa la propria inadeguatezza. In questi giorni dopo l’arrivo dell’apocalisse, ovvero del Ciclone Harry solo un soggetto politico si è distinto per attaccamento sentimentale al territorio. È stato il partito Sud Chiama Nord-Ti amo Sicilia guidata dal Segretario, Cateno De Luca, a prospettare soluzioni e modalità operative per uscire dal guado, senza affondare nel pantano romano-centrico. L’insoddisfazione cresce e con essa il partito dell’astensione. Lo scollamento delle fasce sociali è evidente. Viviamo un clima di insoddisfazione, incertezza del presente unito alla paura per il futuro. Sono tutti elementi basici che potrebbero innescare una deriva di disagio sociale che potrebbe portare finanche ad una rivoluzione non pacifica, qualora la politica si dimostrerà incapace di canalizzare l’interesse per preservare le comunità ed i territori. È più che mai necessario ritornare ad essere nuovamente un partito popolare, disponibile ad aggregarsi con tutte le altre forze politiche di buona volontà all’interno di un’unica area moderata sovranista. La tutela della nostra gente viene prima di qualsivoglia interesse o aspirazione personale, e la fiducia non può che nascere dal cambiamento.

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