15 Dicembre 2023, Venerdì della seconda settimana di Avvento: Matteo 11,16-19
di Frate Domenico Spatola

Torna a confrontarsi Gesù col Battista, ma per denunciare la volubilità degli uomini della sua “generazione”, fino al rifiuto. Fallimentare come la generazione di Noè finita sommersa nelle acque del diluvio, o quella di Mosè, perita interamente nelle steppe di Moab. Gli uomini della propria, Gesù li paragona ai bambini che giocano, simulando o un matrimonio, o un funerale. Il gruppo di attori si rammarica con l’altro che non balla per i suoni allegri, né piange per quelli di lamento.
L’interpretazione la dà Gesù. Giovanni era stato stupefacente asceta, ma non aveva convertito nessun avversario, nonostante la sua esasperata austerità. La risposta, a pretesto, era stata: “È indemoniato”, e avevano glissato sull’improbabile cambiamento di vita. In contrappunto, da “Figlio dell’uomo” aveva applicato a sé l’altro modello, quello della gioia che si suole nei matrimoni. Gesù mangiava e beveva, confuso tra i festaioli, eppure lo bollarono: “Mangione e beone, amico di pubblicani e di peccatori”. Si sottraevano in tal modo alla Sapienza, presenza divina, che andava riconosciuta nelle opere compiute da Gesù.
Foto tratta da La Luce di Maria







