Il Patto anti-inflazione voluto dal Governo di Giorgia Meloni è una grande presa per i fondelli perché la guerra in Ucraina continuerà a fare salire i prezzi

La durata del Patto anti-inflazione non lo deciderà il Governo di Giorgia Meloni. Con la guerra in Ucraina in corso lo decideranno Russia e Cina, che oggi hanno a disposizione tutti gli strumenti per fare saltare questo Patto nel giro di una settimana

Il Governo di Giorgia Meloni, con in testa il Ministro del Made in Italia, Adolfo Urso (nella foto sopra tratta da Governo.it), ha presentato il Patto anti-inflazione. Durerà tre mesi, da Ottobre a Dicembre, e dovrebbe garantire ai consumatori sconti su un paniere di prodotti. E cioè su pasta, carne, passata di pomodoro, zucchero, latte, uova, riso, sale, farina, cereali, saponi, detergenti, pannolini, farmaci di largo consumo. Rimangono fuori gli alimenti che fanno veramente bene alla salute e che dovrebbero essere portati sulle tavole in grande quantità: frutta e verdure (a patto – soprattutto per ciò che riguarda la frutta – che non siano piene di residui di pesticidi: cosa ormai impossibile nella frutta coltivata con metodi convenzionali). All’iniziativa hanno aderito 32 sigle della produzione e della distribuzione. Non hanno aderito le industrie: e questo già la dice lunga sull’inutilità di un’iniziativa che appare come una dimostrazione di forza dell’attuale Governo sull’inflazione ma che, in realtà, è una dimostrazione di grande debolezza, a fronte di una tempesta economica in arrivo. Iniziative simili sono già state adottate e sono naufragate tra mille polemiche. Perché se l’inflazione crescerà – e con il proseguimento e l’inasprimento della guerra in Ucraina l’inflazione crescerà in tutto il cosiddetto Occidente industrializzato – chi partecipa all’iniziativa troverà il modo di ingannare i consumatori. Per esempio, aumentando il peso delle confezioni che contengono i prodotti a prezzi ‘scontati’…

Questo Patto anti-inflazione svanirà come neve al sole se Russia, Cina e i Paesi produttori di petrolio faranno schizzare all’insù di 40-50 centesimi di euro al litro il prezzo di benzina e gasolio: e hanno il potere di farlo in tempi rapidissimi

Il vero problema, lo ribadiamo, è la tempesta economica – e segnatamente inflazionistica – che sta per scatenarsi. Come già accennato, il nodo rimane la guerra in Ucraina. Il presidente americano, il democratico Joe Biden, nonostante il fallimento della sua strategia militare in Ucraina e nonostante il fallimento della sua strategia economica, se è vero che anche negli Stati Uniti la povertà è in aumento, non solo non ha alcuna intenzione di dimettersi a poco più di un anno di anticipo sulla fine del suo mandato, ma si vuole addirittura ricandidare. I giornali ‘europiesti’ che fino ad oggi hanno appoggiato Biden e i Democratici si affanno a descrivere la “stanchezza” provocata dalla guerra in Ucraina, lasciando intendere chissà quale accordo sulla pace. I fatti, però, raccontano una storia diametralmente opposta: l’americana Lockheed Martin sta consegnando agli ucraini i missili ATACMS, con la Russia che ha risposto scatenando gli hacker. Anche alcuni Paesi del Nord Europa stanno consegnando a Kiev armi sempre più sofisticate. Non solo. Ormai da qualche tempo i Paesi del Golfo e, in generale, la maggior parte dei Paesi del mondo che producono petrolio sono schierati con la Cina e con la Russia. E di concerto la Cina e con la Russia stanno riducendo l’offerta di petrolio nel mondo per fare crescere il prezzo dello stesso petrolio. Morale: il proseguimento della guerra in Ucraina e l’aumento del prezzo del petrolio faranno aumentare l’inflazione. L’aumento del prezzo del petrolio farà aumentare il prezzo di benzina e gasolio. Questo avrà un effetto dirompente in Italia, dove quasi tutte le merci viaggiano sul gommato. E’ questo il motivo per il quale le industrie non hanno firmato il Patto sull’inflazione, perché sanno che il prezzo di benzina e gasolio – che è già a circa due euro, con punte anche maggiori nelle autostrade – crescerà ancora con la ‘regia’ dei Paesi che oggi controllano l’offerta di petrolio, Paesi schierati in maggioranza contro l’area del dollaro americano. Se sarà così – e sarà così se continuerà la guerra in Ucraina – le industrie saranno costrette ad aumentare i prezzi dei beni alimentari, con buona pace del Patto anti-inflazione.

Attenzione anche ai rigassificatori sui quali ha puntato l’Unione europea, che in tempo di guerra sono il ‘ventre molle’…

Quello che abbiamo descritto è lo scenario migliore. Ce n’è, infatti, uno peggiore, sia sotto il profilo economico e finanziario, sia sotto il profilo sociale. Fino ad oggi Cina e Russia non hanno avuto interesse ad ‘accelerare’ sull’inflazione. Ma come abbiamo raccontato ieri la situazione potrebbe cambiare, magari prima dell’arrivo dell’Inverno, con la Russia che potrebbe attaccare un’Ucraina ormai sfiancata da una fallimentare controffensiva per entrare a Kiev e umiliare NATO, Stati Uniti, Unione europea e, in generale, tutto l’Occidente. Una mossa che getterebbe nel caos l’Europa, che si ritroverebbe con un aumento spaventoso di profughi ucraini, con un mega aumento dell’inflazione e con problemi sociali enormi. E fino ad ora abbiamo lasciato fuori il gas, il cui prezzo è in lieve aumento. Per ora l’Europa si è difesa con i rigassificatori. Ma così come un attentato ha bloccato i gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, un attentato, anche minimo, a un rigassificatore – che avrebbe effetti dirompenti – scatenerebbe le proteste popolari in Europa contro i rigassificatori che, piaccia o no, rimangono impianti pericolosissimi, soprattutto in tempo di guerra. Fantasie? L’Unione europea può fornire armi all’Ucraina – armi che servono per ammazzare soldati russi – e i rigassificatori europei dovrebbero esentati da possibili attentati? E perché? Come recita un vecchio adagio, quando la guerra arriva, arriva per tutti…

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