La ‘confessione’ del Ministro dell’Economia Giorgetti: coprire ogni 15 giorni titoli del debito pubblico italiano per pagare ogni mese cassa integrazione e bonus di ogni tipo…

Questo intervento di Ciro Lomonte ci dice che l’economia italiana è ormai alla canna del gas

Come spesso facciamo su questo BLOG, riprendiamo un’analisi economica di Ciro Lomonte, esponente di Siciliani Liberi. Anche questa volta il tema sono le finanze italiane. Lo Monte cita il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti (foto sopra tratta da MEF). “Che – scrive Lomonte – incontrando a fine Giugno la stampa, ha chiarito in cosa consiste essenzialmente il suo lavoro: ‘Io come Ministro dell’Economia e Finanze ho la responsabilità di ricoprire il debito ogni 15 giorni, questa era una cosa non banale da fare e ha permesso di fare altre cose”.(https://www.borsaitaliana.it/…/giorgetti-mef-c-e-corsa…). In pratica, il Ministro ha spiegato che il suo compito consiste essenzialmente nel vendere ogni 15 giorni nuovi titoli del debito pubblico con cui pagare gli enormi interessi sul debito, che ormai ogni anno superano i 100 miliardi di euro, e finanziare l’enorme spesa pubblica italiana fatta ogni mese di più di cassa integrazione in deroga e bonus di ogni tipo con cui evitare che alla crisi industriale ed economica si unisca quella sociale”. L’economia italiana, stando all’analisi dell’esponente di Siciliani Liberi, è alla canna del gas. Difficile dargli torto, perché Lomonte ragione sui ‘numeri’ che, per definizione, sono testardi e non possono essere smentiti.

Sopra, Ciro Lomonte

Il debito pubblico italiano cresce al tasso medio di 10 miliardi di euro al mese

“Quando il Governo si è insediato a fine 2022 – scrive sempre Lomonte con riferimento al Governo di Giorgia Meloni – il debito pubblico italiano era di 2760 miliardi di euro. Lo scorso Maggio, poco meno di 4 anni dopo, era di 3181 miliardi di euro (https://www.bancaditalia.it/…/finanza-pubblica/index.html). Ovvero, è cresciuto di 421 miliardi in 40 mesi: al tasso medio di 10 miliardi al mese, ovvero 120 miliardi all’anno. In queste condizioni, è chiaro perché il Ministro lavori a vendere nuovo debito ogni 15 giorni: senza trovare gli acquirenti per il nuovo debito sarebbe costretto o a tagliare drasticamente la spesa – con centinaia di migliaia di operai dei settori automobilistico o meccanico che resterebbero senza stipendio pagato da anni dallo Stato come ‘cassa integrazione in deroga’; oppure a fare un prelievo diretto dai c/c bancari e postali come fece il Governo di Giuliano Amato nella notte tra il 9 e il 10 Luglio del 1992. Oppure, ancora, dichiarare insolvenza: cioè non riuscire a pagare gli interessi sul debito pubblico”.

Ecco perché il debito pubblico italiano è il frutto di un imbroglio monetario tedesco chiamato euro

Va precisato che il debito pubblico italiano in quattro anni ha registrato una crescita di 421 miliardi di euro non perché l’Italia ha speso soldi a destra e a manca: anzi, ci sono stati tagli compensati parzialmente dai fondi del Pnrr, senza i quali la crescita del debito pubblico italiano sarebbe stata maggiore. In Italia il debito pubblico aumenta perché l’euro è un imbroglio monetario tedesco. L’euro serve alla Germania e alla Francia che si fanno i cavoli loro. Fino a due anni fa l’euro è servito alla Germania per esportare i propri beni, auto in testa; oggi lo sta utilizzando per non affondare, dal momento che con la crisi della globalizzazione, senza più l’export a ruota libera, soprattutto verso gli USA, l’economia tedesca, come usiamo dire in Sicilia, “fa futtiri i ririri”. La Francia non è messa meglio della Germania. Ha un debito pubblico più elevato di quello italiano, quasi 3 mila e 500 miliardi di euro, dato che viene tenuto nascosto. La Francia non ha problemi perché la Banca Centrale Europea (BCE), gestita da tedeschi e francesi (la presidente della BCE è la francese Christine Lagarde), aiuta questo Paese evitandogli il default.

I soldi stanno finendo e si possono prendere solo aumentando il debito pubblico ma non si deve dire

Tornando all’Italia, Lomonte si sofferma sulla situazione economica del nostro Paese che, per dirla sempre con la lingua siciliana, è muru cu muru cu u spitali... ovvero sul baratro di una crisi. “È questa la situazione concreta delle finanze pubbliche italiane – scrive l’esponente di Siciliani Liberi -. Ed è questa situazione, e non è certamente la burocrazia o l’incapacità degli amministratori politici che spiega perché gli alluvionati della Romagna come quelli di Niscemi o della Calabria del ciclone di Gennaio non abbiano ricevuto che pochi euro pagati essenzialmente dalle Regioni. Oppure perché a Palermo in tre anni dell’affidamento dell’appalto della linea C del Tram non sia stato posato a terra un solo metro di nuova linea ferrata. Oppure, ancora, perché gli stadi del calcio e gli impianti sportivi e tutte le infrastruttura del Paese cadano letteralmente a pezzi. Ed è per questo che Roma ha di fatto cancellato le Regioni e trasformato i Comuni in esattorie, conservando a Regioni e Comuni il solo denaro necessario a pagare gli stipendi del personale. Che diminuisce mese dopo mese perché gli accordi con Bruxelles prevedono da decenni che le amministrazioni locali sostituiscano con nuovo personale solo una piccola frazione di chi va in pensione”.

I soldi in Italia ci sono solo per l’Ucraina. Chissà perchè…

Difficile dare torto a Lomonte. Anche perché lo scenario economico e sociale dell’Italia che è sotto i nostri occhi è quello che è: quasi 6 milioni di poveri, quasi il 10% della popolazione con 2 milioni e 200 mila persone in povertà assoluta. Nell’Unione europea dell’euro l’Italia sta piano piano tornando allo scenario economico e sociale del secondo dopoguerra. Con i due più grandi partiti politici – Fratelli d’Italia e Partito Democratico – favorevoli nel continuare a foraggiare il regime corrotto ucraino di Volodymyr Zelenskyj. La cifra ufficiale sborsata dall’Italia fin ad oggi per foraggiare l’Ucraina è pari a 3 miliardi di euro. Ma è una cifra in difetto: non a caso sulle armi fornite dal nostro Paese all’Ucraina è stato posto il segreto di Stato. Per non parlare dei soldi che lo Stato italiano spende per gli ucraini presenti in Italia: altre cifre segrete. Sull’Ucraina la politica italiana, di maggioranza e di opposizione, nasconde i ‘numeri’ dei costi per evitare gli gl’italiani si incazzino di brutto.

Vi siete mai chiesti perché l’Unione europea regala soldi all’Ucraina? Indovina indovinello

La vera domanda è: perché i Paesi Ue- e quindi anche l’Italia – sono così interessati a regalare soldi all’Ucraina? Vediamo chi di voi indovina… I soldi che l’Italia regala all’Ucraina vengono tolti dalle tasche dei cittadini italiani in termini di minori servizi: a cominciare dalla sanità. Non a caso Lomonte parla di ospedali italiani che vengono chiusi o accorpati. Poi ci sono “le migliaia di aziende private concessionarie di servizi pubblici come le Rsa che non vengono pagate”. L’esponente di Siciliani Liberi cita Avvenire, il quotidiano dei Vescovi cattolici (https://www.avvenire.it/…/lo-stato-non-paga-e-le-rsa…): “Lo Stato non paga e le Rsa rischiano di chiudere: l’Alzheimer sta diventando un’emergenza”. “Le Regioni, infatti – aggiunge Lomonte – non pagano. E questo non nelle bistrattate Calabria o in Sicilia. Ma in Veneto”.

Italia nelle mani dei mercati: ma non si deve dire

“Il Governo Meloni – prosegue Lomonte – va sotto alla Camera su un disegno di legge importante come quello della riforma elettorale e non accade nulla. Una volta se un provvedimento del Governo fosse stato bocciato in aula col voto segreto dai suoi stessi parlamentari, dopo mezz’ora il capo del Governo avrebbe rassegnato le dimissioni. Con il PCI che avrebbe bloccato i lavori parlamentari. Oggi gli eredi del PCI si limitano a mostrare innocui cartelli in aula con scritto ‘elezioni’. Tutti sanno che l’Italia è ormai in balia dei mercati: in caso di crisi di Governo e di concomitante attacco al debito pubblico italiano con la vendita dei titoli di Stato da parte delle grandi banche, il default sul debito pubblico e la fine dell’euro sarebbero realtà in pochi giorni”. Anche in questo caso non ci sembra che Lomonte stia inventando qualcosa.

Non sanno cosa fare

“Questo – scrive ancora Lomonte – spiega perché anche nella Regione Siciliana nonostante il Governo di Renato Schifani vada sotto in aula su decine di provvedimenti, l’ex PCI non pensa neanche lontanamente a chiedere le dimissioni del Governo. La situazione è, di fatto, alla paralisi. E questo spiega anche perché i giornali e la stampa in generale parlino solo di sport o di meteo. Tutti sanno che la situazione è ad un passo dalla crisi che porterà alla fine congiunta dell’euro e della Seconda Repubblica. Ma nessuno sa cosa fare. Ecco perché Siciliani Liberi insiste sulla necessità di formare politicamente giovani capaci: sono fra quelli che dovranno, ormai a breve, assumere su di sé il computo di avviare la ricostruzione economica, sociale e politica di Italia e Sicilia”.

Qui non siamo d’accordo con il nostro amico Lomonte. I politici italiani sanno benissimo che la fine si avvicina e proprio per questo si ‘ammazzano’ per andarsi a sedere in Parlamento, ovviamente grazie a una legge elettorale che non prevede preferenze. Questo perché sette, forse otto parlamentari di Camera e Senato su dieci non verrebbero mai rieletti (qui un articolo). Un altro ‘giro’ significa ‘vincere un concorso per cinque anni’ a 14-15 mila euro al mese più i soldi che si prendono da ex parlamentari. Volete mettere?

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