La morte di Matteo Messina Denaro e il post di Vittorio Mirri: perché non siamo d’accordo con le parole scritte dal Reggente della Nazione Meridionale

Tanto per cominciare va detto che Matteo Messina Denaro grande boss della mafia lo è stato per davvero

Tra i tanti commenti su Matteo Messina Denaro – il capo mafia deceduto in queste ore – ci ha colpiti un post su Facebook scritto da Vittorio Mirri, Reggente della Nazione Meridionale. Per essere precisi, il post lo abbiamo letto quando Messina Denaro non era morto ma comunque già in coma irreversibile. Mirri apre il suo ragionamento scrivendo che non si fida dello Stato italiano. “Precisato ciò – scrive – io non so se Matteo Messina Denaro è o no un boss mafioso e se ha commesso i crimini di cui è accusato e neppure mi interessa saperlo”. E già qui non si può che essere in disaccordo con lui, perché al di là delle accuse che sono state rivolte a questo personaggio – sulle quali ognuno può o meno nutrire legittimi dubbi – un fatto è certo: Matteo Messina Denaro grande boss della mafia lo è stato per davvero: e questo non può essere oggetto di dubbi.

La lettera di Matteo Messina Denaro ritrovata dai Carabinieri nel 2013

A questo punto arriva il passaggio del post di Mirri che vale la pena leggere e commentare: “Quale Reggente della Nazione Meridionale che lotta per l’indipendenza dallo Stato italiano per onestà intellettuale però prendo atto di come un presunto boss mafioso quale Matteo Messina Denaro ha dei pensieri giusti per la sua vera Patria (la Sicilia (il Meridione)) e per la storia bugiarda che lo Stato ci impone! Ecco cosa ha scritto nel lontano 2013 e trovato dai Carabinieri: ‘Essere incriminati di mafiosità, arrivati a questo punto lo ritengo un onore. Siamo stati perseguitati come fossimo canaglie. Trattati come se non fossimo della razza umana. Siamo diventati un’etnia da cancellare. Eppure, siamo figli di questa terra di Sicilia, stanchi di essere sopraffatti da uno Stato prima piemontese e poi romano che non riconosciamo. Siamo siciliani e tali volevamo restare’. O ancora: ‘Hanno costruito una grande bugia per il popolo. Noi il male. Loro il bene. Hanno affossato la nostra terra con questa bugia…’. Ed ecco fuori l’orgoglio mafioso classico: ‘Si entra a far parte di una comunità che dimostra di non lasciar passare l’insulto, l’infamia, l’oppressione, la violenza. Questo siamo e un giorno sono convinto che tutto ci sarà riconosciuto e la storia ci restituirà quel che ci ha tolto la vita’. Lascio a voi lettori ogni pensiero e commento, grazie Vittorio Miri Reggente della Nazione Meridionale”.

Durante l’invasione del Mille in Sicilia la mafia era schierata con Garibaldi e con i piemontesi

Quanto scrive Mirri non è assolutamente condivisibile. Perché Matteo Messina Denaro – che non era uno sprovveduto e al quale non mancavano le letture – fa coincidere la mafia e le infamie commesse dai mafiosi con la lotta contro l’invasione piemontese del Sud Italia e della Sicilia cominciata con l’arrivo di Garibaldi in Sicilia nel Maggio del 1860. Vittorio Mirri prende per buone le considerazioni di Matteo Messina Denaro che sono storicamente forzate. Durante l’invasione del Mille in Sicilia la mafia era schierata con Garibaldi e con i piemontesi. Qualcuno che passa per grande intellettuale, ma che non conosce la storia – o forse conosce la storia del cosiddetto Risorgimento in Sicilia scritta dai vincitori, cioè dai piemontesi – ha detto e scritto che Salemi fu la prima Capitale d’Italia. Errore grossolano: a Salemi, nella Primavera del 1860, si salda l’alleanza tra Garibaldi e la mafia. Vittorio Mirri ha a disposizione tanti saggisti e scrittori che, a partire dagli anni ’50 del secolo passato, hanno cominciato a studiare la storia del Risorgimento nel Sud Italia e in Sicilia: saggisti, scrittori e giornalisti che, sulla base di testimonianze, di documenti e di resoconti parlamentari hanno ricostruito una storia un po’ diversa da quella scritta dai vincitori piemontesi. Consigliamo a Mirri, in particolare, la lettura di un libro scritto dal grande Giuseppe ‘Pippo’ Scianò, esponente storico degli Indipendentisti siciliani venuto a mancare nell’Estate dello scorso anno. Il libro del quale consigliamo la lettura a Mirri s’intitola … e nel Maggio del 1860 la Sicilia diventò colonia! Qui è possibile ascoltare un’intervista a Scianò nella quale illustra il suo volume insieme ad alcune considerazioni sulla storia della Sicilia durante gli anni del cosiddetto Risorgimento. Quello che cerchiamo di segnalare è che la mafia è sempre stata contro la Sicilia e contro l’Autonomia siciliana che la nostra Isola ha conquistato, con il sangue, nel 1946.

La tesi di Federico Dezzani sul ruolo dell’Inghilterra nella nascita di mafia, Camorra e ‘ndrangheta

Ci sono altri aspetti che consigliamo a Mirri di approfondire: per esempio, i legami tra la criminalità organizzata di Sud Italia e Sicilia e gli inglesi. Interessante un articolo che si può leggere nel blog di Federico Dezzani: “Mafia, camorra e ‘ndrangheta sono società segrete paramassoniche, inoculate dagli inglesi all’inizio dell’Ottocento per destabilizzare il Regno delle Due Sicilie e trasmesse all’Italia post-unitaria per minare lo Stato e castrarne la politica mediterranea…“. Dezzani ricorda che “Il Regno di Napoli, di fronte all’avanzata delle truppe rivoluzionarie francesi, è costretto ad aprire i propri porti alla flotta inglese, senza sapere che, così facendo, firma la sua condanna a morte: gli inglesi sbarcano infatti coll’obiettivo di rimanerci anche dopo la guerra, installandosi così nello strategico Sud Italia che presidia il Mar Mediterraneo. Per un certo periodo, gli inglesi diventano addirittura padroni del Regno: quando infatti il francese Gioacchino Murat si insedia a Napoli, il re Ferdinando IV si rifugia in Sicilia protetto dagli inglesi e Lord William Bentinck governa l’Isola come un dittatore de facto…”. Dezzani cita lo scrittore siciliano Michele Pantaleone, grande conoscitore della mafia: “È storicamente documentato che lo spirito di mafiosità sorse in concomitanza con la formazione delle famigerate compagnie d’armi, create dalla baronia siciliana nel 1813 a difesa dei diritti feudali. (…) È in questo periodo, dunque, che – tra il 1812 ed il 1850 – prende forma lo spirito di mafiosità. Il suo epicentro è nel palermitano e di qui si irradia verso la Sicilia orientale con manifestazioni più sfumate, via via che si allontana dalla capitale”. Ancora Dezzani: “Il 1812 è un anno citato in tutti i testi di storia sulla mafia. È l’anno in cui il ‘dittatore’ Lord William Bentinck impone al re esule a Palermo l’adozione di una Costituzione sulla falsariga di quella inglese, in comune accordo con i baroni siciliani: gli stessi baroni che creano quelle ‘compagnie d’armi’, prodromi della futura mafia. Strane davvero queste ‘compagnie’, ‘consorterie’ o ‘sette’ che iniziano a pullulare dopo il 1812: presentano singolari analogie con la massoneria speculativa che gli inglesi innestano ovunque arrivino: segretezza, statuti, rituali d’iniziazione, mutua assistenza, diversi gradi di affiliazione, livelli sconosciuti agli altri aderenti. E poi la pretesa di non essere volgari criminali, ma ‘un’aristocrazia del delitto riconosciuta, accarezzata ed onorata’, proprio come i massoni si definiscono gli ‘aristocratici dello spirito’ in contrapposizione all’antica nobiltà di sangue” (qui trovate per esteso l’articolo di Dezzani:  Mafia, camorra e ‘ndrangheta: come il Meridione (e l’Italia) fu infettato dagli inglesi).

“Storia della mafia”: il titolo del libro dato alle stampe dallo storico Salvatore Francesco Romano nel 1966 che ancora oggi è attuale

Per completezza d’informazione va detto che la descrizione della mafia in contrapposizione allo Stato portatore di ingiustizie – come scritto nella lettera di Matteo Messina Denaro citata da Mirri – non è una novità. C’è chi, nel descrivere la genesi della mafia, cita I Beati Paoli, un romanzo scritto da Luigi Natoli. Ma forse uno studio dettagliato sulle origini della mafia lo si può leggere in un libro dato alle stampe nel 1966 dallo storico Salvatore Francesco Romano: Storia della mafia. Nella prima parte di questo libro viene fuori la descrizione dello spirito della mafia siciliana, ovvero un atteggiamento di alcuni gruppi particolarmente intraprendenti che si battevano contro l’oppressione sociale e feudale. In questa lotta contro gli oppressori, rappresentati da uno Stato che, spesso, era debole con i forti e forte con i deboli, si rintraccia un malinteso senso della giustizia. Di fatto, era una rivolta, spesso violenta, per conquistare ruoli di prestigio nella società siciliana e, naturalmente, il benessere economico. Qui trovate un articolo nel quale si descrive, per grandi linee, il libro del professore Romano, che noi riteniamo un testo da leggere, perché ricco di spunti interessanti, nonostante sia stato scritto circa cinquant’anni fa. Ci sarebbero da leggere i passaggi sulle origini della mafia che si trovano negli atti negli atti della prima Commissione parlamentare Antimafia istituita nel 1962, che completò i lavori nel 1976 (volendo essere pignoli si tratta della seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia, perché la prima, istituita sempre nel 1962 e presieduta da Paolo Rossi, non riuscì a riunirsi perché il Parlamento venne sciolto).

Foto tratta da Il Fatto Quotidiano

Un commento

  1. Buongiorno The Hour Sicilia, in breve risposta al vostro articolo del 25 Settembre in rubrica Approfondimenti in cui per caso mi sono imbattuto solo oggi 7 Dicembre 2023:
    La morte di Matteo Messina Denaro e il post di Vittorio Mirri: perché non siamo d’accordo con le parole scritte dal Reggente della Nazione Meridionale
    SETTEMBRE 25, 2023 APPROFONDIMENTI di autore sconosciuto.
    https://www.thehour.info/la-morte-di-matteo-messina-denaro-e-il-post-di-vittorio-mirri-perche-non-siamo-daccordo-con-le-parole-scritte-dal-reggente-della-nazione-meridionale/

    prima due brevi precisazioni: il mio nome è Vittorio Miri e non Mirri; mi dispiace non essere stato da voi sentito prima di essere stato volutamente ed arbitrariamente travisato e strumentalizzato.
    Precisato quanto sopra, la presente è a tutela mia e della Reggenza della Nazione Meridionale.
    Il mio post sul pensiero “patriottico” di Matteo Messina Denaro, che ribadisco, è stato da Voi completamente travisato e strumentalizzato pure senza contraddittorio e spiego perchè:
    1. ho solo preso atto di alcuni pensieri “patriottici” vergati da presunto capo mafia esponendoli tramite un post che poneva riflessioni e domande al pubblico.
    2. Presunto boss mafioso perché, innanzitutto, non sono il suo giudice né un magistrato e né ho prove di quanto è (era) accusato. Inoltre come da me dichiarato: non mi fido dello Stato italiano e ciò per molte ragioni che spiegherò nel proseguo e tra le quali cito ad esempio: nessuno ci spiega perchè tutti i presunti boss e vedi Messina Denaro, Rina, ecc. ricercati per decine di anni si trovavano sempre comodamente a casa loro o nel territorio; nessuno ci spiega perché sono assassinati solo quei magistrati e funzionari statali che si avvicinano a conoscere chi tira le fila ed usa detti criminali; nessuno ci spiega perchè tutti i presunti delinquenti arrestati sono sempre tutti boss; nessuno ci spiega perché lo Stato usa la tortura e solo contro certe persone…; nessuno ci spiega come mai nel 2023 con tutti i mezzi, risorse, tecnologie e persone di cui dispone lo Stato ed i suoi padroni USA e GB, l’Italia e specie il Meridione sono ancor più funestate da bande di criminali organizzate storiche italiane, e vedi Mafia, Camorra, N’drangheta, Sacra Corona unita, Stidda, Foggiana, ecc.) a cui si sono aggiunti anche quelle straniere “mafie” nigeriane, cinesi, albanesi, ecc. e potrei continuare ancora per molto.
    3. No dimentico la sorte dei miei Avi e di chi mi ha preceduto, questo è lo stesso Stato violento ed ingannatore che pur cambiando “ragione sociale” da ben 163 anni ci opprime e mantiene nel degrado il Meridione, discriminandoci e perseguitandoci e sottoponendoci a vere e proprie torture sociali e morte prematura oltre ad uno stillicidio di molti tipi di vili atti politici, e di nefaste sciagure e sofferenze quotidiane inflitte al Popolo meridionale, questo è lo stesso Stato che non ha mai voluto affrontare e risolvere la “questione Meridionale”.
    4. Conosco bene le macchina giudiziaria e del fango italiane infatti, da 30 anni ci “lavoro e ci vivo” dentro e so bene i suoi maneggi ed inganni e come tratta e distrugge vite a loro invise e ciò l’ho vissuto, vivo e ben conosco anche sulla mia pelle.
    5. Conosco la storia e di come si è giunti all’unità d’Italia e le vicende occulte occorse dietro le quinte prima, durante e dopo ad oggi, ciò sia per studio che per esperienza personale posto anche che durante la mia decennale presenza in Gran Bretagna sono stato (e sono ancora) consulente e membro di think tank politici/sociali/economici/strategici di alto livello internazionali.
    6. Personalmente e come Reggente in carica della Nazione Meridionale, mi interessano solo la verità ed il futuro con l’indipendenza e benessere e tutela del mio Popolo, della mia Terra, della nostra storia, radici, cultura, tradizioni e identità.
    7. Ho sempre affermato che la criminalità organizzata e contigua ad un “certo” Stato/magistratura/politica/elitès industriale-finanziaria e ad interessi stranieri e da essi usata per intimidire, controllare, usurare e degradare il Popolo Meridionale ed i territori.
    8. Detto in sintesi quanto sopra mi aspetto per correttezza la vostra pronta pubblicazione senza estraniarla da contesto originario. Per mio conto pubblicherò questo come Post sui Social.
    Lì 7 Dicembre 2023
    Grazie Vittorio Miri

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