di Angelo Giorgianni

Ci sono momenti nella storia in cui gli edifici più solidi non crollano all’improvviso, ma si incrinano
Promettevano unità e progresso, ma oggi l’Europa mostra tutte le sue crepe: sovranità delegata, politica estera vincolata, decisioni chiave prese lontano dai cittadini. Il tradimento delle istituzioni verso i popoli è evidente, mentre alcuni Stati cominciano a mettere apertamente in discussione scelte prese a Bruxelles senza alcuna legittimazione democratica. Ci sono momenti nella storia in cui gli edifici più solidi non crollano all’improvviso, ma si incrinano. L’intervento di Clémence Guetté sulla sovranità militare francese non è una provocazione ideologica: è un atto istituzionale pronunciato da chi rappresenta formalmente l’Assemblée nationale. Segna un punto di svolta, aprendo un dibattito che scuoterà gli equilibri consolidati della NATO e dell’Unione Europea.
La NATO diventa una scelta negoziabile
La NATO, spesso considerata intoccabile, si regge da decenni sul consenso politico degli Stati membri. Finché la sua catena di comando non veniva messa in discussione, appariva sacra. Ma quando una potenza nucleare e membro permanente del Consiglio di Sicurezza ONU rivendica pubblicamente il diritto a discutere la subordinazione operativa a Washington, il dogma crolla. La NATO non crolla subito, ma diventa una scelta politica negoziabile. Gli altri Paesi europei comprendono che la sicurezza non è più automatica: è condizionata da volontà politiche sovrane.
L’Unione europea ignora i cittadini
L’Unione Europea appare oggi come un contenitore vuoto. Sopravvive solo perché delega all’esterno difesa, politica estera e sovranità industriale. Ma il vuoto è ormai evidente: non esiste una difesa comune reale, le decisioni strategiche dipendono dai singoli Stati o da centri sovranazionali, e gli interessi dei cittadini vengono sacrificati a favore di accordi internazionali. Il caso Mercosur è emblematico. Accordi commerciali che avrebbero dovuto tutelare l’agricoltura europea sono stati approvati violando di fatto il principio di unanimità, previsto dai trattati. Il voto determinante dell’Italia in sede Coreper ha consentito alla Commissione di ottenere la maggioranza qualificata, anticipando decisioni che dovranno essere ratificate dai Parlamenti nazionali. Francia contraria, agricoltori in protesta, piazze piene di rabbia e disperazione: nulla ha fermato Bruxelles. Ancora una volta, l’Europa ha ignorato i cittadini.
Bruxelles è un arbitro incapace di imporre scelte vincolanti
La gestione degli asset russi ‘congelati’ conferma la debolezza strutturale dell’UE. L’idea di usare quei beni come prestito di riparazione per l’Ucraina è stata annacquata per mancanza di consenso tra i 27 Stati membri. Solo pochi Paesi spingevano per decisioni concrete, mentre Bruxelles rimaneva un arbitro incapace di imporre scelte vincolanti. Ritardi nelle sanzioni, divergenze sulle politiche energetiche e incapacità di decisione coerente dimostrano che l’UE non ha volontà strategica propria. Tutto questo avviene mentre l’Europa impone sacrifici crescenti: riarmo, compressione salariale, tagli al welfare, precarietà diffusa. Senza controllo reale e sovranità, il prezzo sociale diventa insostenibile. Il consenso europeo è in frantumi e il patto tra istituzioni e cittadini è rotto.
La paralisi
Le dichiarazioni di Clémence Guetté segnano un precedente storico. Normalizzano il dibattito sulla sovranità militare, rendono legittimo discutere la subordinazione alla NATO e aprono uno spazio politico che altri Stati potranno occupare. Se la Francia osa, perché non potrebbero farlo anche Germania, Italia o altri Paesi? Il messaggio è chiaro: l’Europa non decide più, ed è sostanzialmente paralizzata. Il malcontento non è limitato ai paesi periferici o ai movimenti euroscettici. In Germania, testate mainstream come Die Welt denunciano la burocrazia paralizzante della Commissione UE, regolamentazioni che soffocano l’economia e politiche ambientali dannose per l’industria. In Francia, la fiducia nell’UE cala mentre settori strategici come l’energia nucleare vengono percepiti come sotto ricatto. Persino osservatori svizzeri come Roger Köppel mettono in guardia sul rischio che accordi con Bruxelles compromettano autodeterminazione e democrazia diretta.
L’Europa non crollerà all’improvviso. Finirà per svuotamento, delegittimata, incapace di imporre la propria autorità
Tutto converge verso un’unica conclusione: l’Europa non esiste più. Dalle ratifiche imposte come il Mercosur, alla gestione frammentata degli asset russi, fino al malcontento crescente tra Germania, Francia e altri Paesi, l’Unione Europea è sostanzialmente assente. Ciò che resta è solo attendere: gli Stati che già operano come sovrani formalizzeranno ciò che già fanno nella pratica. L’Europa non crollerà all’improvviso. Finirà per svuotamento, delegittimata, incapace di imporre la propria autorità. Il tempo delle illusioni è finito. La UE non esiste più. Il mondo politico non potrà più nascondere questa realtà dietro slogan e promesse. Resta solo da osservare le inevitabili formalizzazioni della sovranità reale da parte degli Stati.








