Ancora una volta derubati da Roma. Il Governo Schifani raccoglie le briciole. Il testo integrale dell’accordo finanziario tra Stato e Regione siciliana

Ben tre Governi siciliani – Governo Crocetta, Governo Musumeci e l’attuale Governo Schifani – hanno di fatto avallato lo scippo ai danni della sanità pubblica della nostra Isola. Il Ministro leghista Giorgetti sta ‘incaprettando’ la Sicilia

L’accordo finanziario tra Stato e Regione siciliana è stato presentato come un fatto positivo. In realtà, presenta punti deboli e non risolve i problemi di bilancio e nemmeno i problemi della sanità pubblica della nostra Isola (mentre non intacca la sanità privata sulla quale l’assessorato regionale non fornisce informazioni peraltro non richieste dai parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana). Proviamo ad entrare nel dettaglio di questo accordo. La Regione si impegna a ridurre il disavanzo che, come abbiamo raccontato ieri, è stato creato dallo Stato con il placet del Governo di Rosario Crocetta (Novembre 2012-Novembre 2017) e con l’avallo del Parlamento siciliano della legislatura 2012-2017. Il Governo regionale successivo – Governo di Nello Musumeci (Novembre 2017-Novembre 2022) ha gestito malissimo l’eredità lasciata dal Governo Crocetta e, per certi versi, ha anche peggiorato le cose. L’accordo siglato in queste ore dal presidente della Regione, Renato Schifani, e dal Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si articola in 10 punti che riportiamo integralmente alla fine di questo articolo per dare modo ai lettori interessati di approfondire questo tema.

La Regione siciliana pagherà 70 milioni di euro all’anno per estinguere un disavanzo creato dallo Stato nel 2015, quando Governo e Assemblea regionale siciliana hanno cancellato con una legge regionale 6 miliardi di crediti che lo stesso Stato doveva alla nostra Regione

Entrando nello specifico, la Regione dovrà sborsare 70 milioni di euro all’anno fino all’estinzione del disavanzo: “Per ciascuno degli anni 2023 e successivi sino al completamento del ripiano del disavanzo oggetto del presente Accordo, la Regione si impegna ad incrementare il ripiano annuale del disavanzo previsto dall’articolo 1, comma 841, della legge n. 197 del 2022 di un importo almeno pari a euro 70 milioni annui…”. Ben otto punti di questo accordo finanziario Stato-Regione riguardano il disavanzo inventato dallo Stato e avallato dagli organi contabili. Il nono punto affronta – male – la questione sanità. E noto che lo Stato, a partire dal 2009, ha deciso unilateralmente di ridurre la quota di compartecipazione alla spesa sanitaria dal 49,11% circa al 42,50% circa. Al 31 Dicembre dello scorso anno lo Stato aveva scippato alla Regione siciliana circa 9 miliardi di euro di fondi sanitari (per la precisione, poco meno di 600 milioni di euro all’anno). Nella legge Finanziaria del 2007, in modo confuso, si prevede la restituzione, da parte dello Stato, di questi 9 miliardi di euro con un astruso calcolo sulle accise petrolifere. Per essere precisi, la restituzione di questi fondi alla Regione siciliana era stata scritta in modo chiaro nel testo della Finanziaria approvato dalla Camera dei deputati; nel passaggio in ‘seconda lettura’ dal Senato la parte del testo della Finanziaria 2007 relativo allo scippo ai danni del Fondo sanitario regionale siciliano è stato ‘ritoccato’ creando una confusione interpretativa che ha consentito allo Stato di non restituire lo scippo di fondi sanitari alla Regione siciliana. Poiché il testo è stato cambiato in ‘seconda lettura’ sarebbe dovuto tornare alla Camera per una ‘terza lettura’ ma così non è stato.

Stiamo regalando 9 miliardi di euro di fondi sanitari siciliani allo Stato proprio mentre i Pronto Soccorso e, in generale, gli ospedali pubblici della nostra Isola sono in grandissima sofferenza. Non è vero che la Regione non ha il ‘titolo’ per chiedere allo Stato la restituzione del maltolto

Ovviamente si è aperto un contenzioso Stato-Regione che è rimasto in piedi fino al Dicembre dello scorso anno, nonostante una discutibile sentenza della Corte Costituzionale che, naturalmente’, ha dato torto alla Regione siciliana. A Dicembre dello scorso anno è arrivato un accordo-capestro tra il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani. La Regione – e questo è incredibile! – ha rinunciato al credito di 9 miliardi di euro regalando questi soldi allo Stato in cambio di 200 milioni di euro e di un nuovo accordo, che è quello siglato in queste ore. Nella conferenza stampa del Dicembre dello scorso anno il presidente Schifani ha ricordato la sentenza della Corte Costituzionale che, su tale vicenda, come già ricordato, ha dato ragione allo Stato. E ha detto che la Regione non ha il “titolo” per chiedere a Roma questi 9 miliardi di euro. Dopo di che, però, nell’accordo siglato in queste ore lo Stato riconosce di avere sottratto al Fondo sanitario regionale della Sicilia una quota di fondi. Non lo diciamo noi: lo si legge al punto 9 dell’accordo siglato in queste ore da Stato e Regione siciliana rappresentata dal presidente Schifani: “In attuazione dell’Accordo tra il Presidente della Regione siciliana e il Ministro dell’Economia e delle finanze sottoscritto in data 16 Dicembre 2022, il Governo riconosce alla Regione euro 300 milioni nell’esercizio 2023. Per gli esercizi successivi, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica, il Governo si impegna ad individuare con la prossima legge di bilancio le coperture necessarie a concorrere progressivamente all’onere derivante dall’innalzamento della quota di compartecipazione regionale alla spesa sanitaria dal 42,50 al 49,11 per cento“. Se la lingua italiana ha ancora un senso, Roma riconosce di avere innalzato la quota di compartecipazione regionale alla spesa sanitaria dal 42,50 al 49,11 per cento. Sbagliamo, o questo è il “titolo” che il presidente Schifani non trovava nel Dicembre dello scorso anno? Di più: questo secondo accordo penalizza la Regione siciliana là dove si legge che lo Stato “compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica” si impegna a restituire ciò che è stato tolto al Fondo sanitario regionale siciliano. La formula “compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica” significa che se nel prossimo anno e negli anni successivi lo Stato avrà problemi finanziari, la Regione siciliana si attaccherà al tram! Il presidente Schifani, che peraltro nella vita fa l’avvocato, avrebbe dovuto contestare la formula “compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica”, perché tale formula crea i presupposti per consentire allo Stato di non restituire il maltolto alla Sicilia. Se ciò avverrà sarà l’ennesimo scippo-imbroglio ai danni della Regione siciliana.

Lo sblocco delle assunzioni – peraltro limitato – è solo una foglia di fico

Abbiamo letto qua e là grande enfasi sul punto 10 dell’accordo che prevede lo sblocco delle assunzioni. Anche in questo caso l’accordo, come si dice nella nostra lingua, è a trasi e nesci: “Fermo restando il contenimento della spesa di personale, al netto dei rinnovi contrattuali nei limiti previsti per il medesimo periodo a livello nazionale, incluso il trattamento accessorio…”. Ricordiamo che nella manovra economica e finanziaria presentata dal Governo di Giorgia Meloni c’è l’aumento delle retribuzioni nel pubblico impiego e dei medici pubblici. Insomma, gli spazi per nuove assunzioni sono limitati e, in ogni caso e, in ogni caso, un accordo finanziario che ha fatto sparire 9 miliardi di euro non diventa bello per quattro assunzioni! Ah, dimenticavamo: i nuovi assunti li pagherà la pubblica amministrazione siciliana, non certo lo Stato. La Regione siciliana, se avesse applicato lo Statuto, non avrebbe avuto bisogno del ‘permesso’ per assumere il personale!

Ecco il testo dell’accordo

“ACCORDO TRA STATO E REGIONE SICILIANA PER IL RIPIANO DECENNALE DEL DISAVANZO

VISTO l’articolo 1, comma 841, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, che autorizza
la Regione siciliana a ripianare in quote costanti, in dieci anni a decorrere dall’esercizio
2023, il disavanzo di amministrazione accertato in sede di rendiconto relativo
all’esercizio 2018 e le relative quote di disavanzo non recuperate alla data del
31 dicembre 2022;
VISTO l’accordo sottoscritto il 14 gennaio 2021, tra il Governo e la Regione, che
prevede l’impegno della Regione a realizzare riduzioni strutturali degli impegni di
spesa corrente per gli anni dal 2021 al 2029;
VISTO l’articolo 1, comma 843, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, che prevede
l’impegno della Regione a rispettare i punti 1, 2 e 5 del predetto Accordo del 14 gennaio
2021;
VISTO l’Accordo sottoscritto il 16 dicembre 2022, tra il Ministro dell’economia e
delle finanze e il Presidente della Regione, con il quale sono state definite le modalità
di attuazione dei commi 830, 831 e 832 dell’articolo 1 della legge n. 296 del 2006;
VISTO l’articolo 1, comma 162, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, con il quale è
stato riconosciuto in favore della Regione l’importo di 200 milioni di euro per l’anno
2022 in attuazione del superiore Accordo;
VISTO l’articolo 1, comma 779, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, ai sensi del
quale il ripiano del disavanzo al 31 dicembre 2014, disciplinato dall’articolo 9, comma
5, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge
6 agosto 2015, n. 125, può essere rideterminato in quote costanti, in non oltre venti
esercizi, per le regioni che si impegnano a riqualificare la propria spesa attraverso il
progressivo incremento degli investimenti. Il disavanzo di cui al periodo precedente è
quello risultante dal consuntivo o, nelle more dell’approvazione del rendiconto da parte
del Consiglio regionale, quello risultante dal consuntivo approvato dalla Giunta
regionale. Le disposizioni di cui ai periodi precedenti si applicano anche con
riferimento al disavanzo al 31 dicembre 2015;
VISTO l’articolo 1, comma 780, della citata legge n. 205 del 2017, ai sensi del quale
le regioni di cui al comma 779, per gli anni dal 2018 al 2026, incrementano i pagamenti
complessivi per investimenti in misura non inferiore al valore dei medesimi pagamenti
per l’anno 2017 rideterminato annualmente applicando all’anno base 2017 la
percentuale del 2 per cento per l’anno 2018, del 2,5 per cento per l’anno 2019, del 3 per
cento per l’anno 2020 e del 4 per cento per ciascuno degli anni dal 2021 al 2026. Ai
fini di cui al primo periodo, non rilevano gli investimenti aggiuntivi di cui all’articolo
1, commi 140-bis e 495-bis, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, e, per il solo calcolo
relativo all’anno 2018, i pagamenti complessivi per investimenti relativi all’anno 2017
da prendere a riferimento possono essere desunti anche dal preconsuntivo;
VISTO, in particolare, l’articolo 1, comma 781, della medesima legge n. 205 del 2017,
ai sensi del quale le regioni di cui al comma 779 certificano l’avvenuta realizzazione
degli investimenti di cui al comma 780 entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello
di riferimento, mediante apposita comunicazione al Ministero dell’economia e delle
finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato;
VISTO l’articolo 1, comma 884, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, ai sensi del
quale la Regione siciliana provvede a riqualificare la propria spesa dal 2019 al 2025
attraverso il progressivo aumento della spesa per investimenti incrementando i relativi
impegni verso l’economia in misura non inferiore al 2 per cento per ciascun anno
rispetto all’anno precedente;
VISTO l’articolo 1, comma 886, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, ai sensi del
quale la Regione siciliana può applicare i commi da 779 a 781 dell’articolo 1 della legge
27 dicembre 2017, n. 205, a condizione che nel 2018 abbia incrementato gli impegni
delle spese per investimento dell’esercizio 2018 in misura non inferiore al 2 per cento
rispetto al corrispondente valore del 2017;
RITENUTO NECESSARIO, altresì, aggiornare gli impegni a carico della Regione
siciliana ai quali è subordinato il regime di ripiano del disavanzo di cui all’articolo 1,
comma 841, della legge 29 dicembre 2022, n. 197;

Il Ministro dell’economia e delle finanze e il Presidente della Regione siciliana

CONVENGONO
1) Per ciascuno degli anni 2023 e successivi sino al completamento del ripiano del
disavanzo oggetto del presente Accordo, la Regione si impegna ad incrementare il
ripiano annuale del disavanzo previsto dall’articolo 1, comma 841, della legge
n. 197 del 2022 di un importo almeno pari a euro 70 milioni annui. La quota di
ripiano annuale così rideterminata è applicata a ciascun esercizio del bilancio di
previsione. Qualora, in un esercizio, il ripiano annuale del disavanzo risulti superiore
a quello stabilito nel presente punto, la maggiore riduzione del disavanzo ottenuta
verrà detratta dall’obiettivo di riduzione del disavanzo degli esercizi successivi
secondo le modalità previste dai paragrafi 9.2.30 dell’allegato 4/2 al decreto
legislativo n. 118 del 2011. Qualora il ripiano annuale del disavanzo risulti inferiore
a quello stabilito nel presente punto per un ammontare non superiore al 20 per cento
di quello programmato, il minore disavanzo ripianato deve essere recuperato
nell’esercizio successivo.
2) La Regione si impegna ad approvare il piano di rientro del disavanzo accertato con
il rendiconto 2018 attuativo del presente accordo, cui si applicano i principi contabili
di cui ai paragrafi 9.2.25 e successivi dell’allegato 4/2 al decreto legislativo n. 118
del 2011, fermo restando l’impegno di ripianare annualmente il disavanzo
incrementato secondo le modalità indicate al punto 1).
3) Per ciascuno degli anni 2023 e successivi, sino al completamento del ripiano del
disavanzo oggetto del presente Accordo, la Regione si impegna a non ridurre,
rispetto ai risultati dell’ultimo rendiconto approvato dalla Giunta regionale alla data
di sottoscrizione del presente accordo, l’ammontare degli impegni e dei pagamenti
riguardanti le seguenti voci dell’allegato n. 6/1 al decreto legislativo n. 118 del 2011:
U.1.04.01.02.002 “Trasferimenti correnti a Province”;
U.1.04.01.02.003 “Trasferimenti correnti a Comuni”;
U.1.04.01.02.004 “Trasferimenti correnti a Città metropolitane e Roma capitale”;
U.1.04.02.02.999 “Altri assegni e sussidi assistenziali”.
4) La verifica del rispetto degli impegni di cui ai punti 1) e 3) è effettuata attraverso
l’esame dei dati di rendiconto trasmessi alla BDAP ai sensi dell’articolo 18, comma
2, del decreto legislativo n. 118 del 2011 a decorrere dal rendiconto generale per
l’esercizio finanziario 2023. Nelle more dell’approvazione definitiva del
rendiconto, e comunque entro il 30 giugno di ciascun anno, è effettuata una
preliminare verifica dei risultati conseguiti sulla base del rendiconto approvato
dalla Giunta o, in assenza dell’approvazione del rendiconto da parte della Giunta,
sulla base dei dati di preconsuntivo.
5) Fermo restando quanto previsto dal combinato disposto dell’articolo 1, comma
886, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 e dell’articolo 1, commi 779 e successivi,
della legge 27 dicembre 2017, n. 205 – che prevede, a fronte del beneficio del
ripiano ventennale del disavanzo 2014, l’obbligo per la Regione di incrementare i
pagamenti per investimenti dal 2019 al 2026 con percentuali crescenti rispetto al
valore registrato nel 2017 – la Regione si impegna anche per gli anni dal 2027 al
2030 a riqualificare la propria spesa attraverso il progressivo aumento dei
pagamenti complessivi per gli investimenti in misura non inferiore al 2 per cento
per ciascun anno rispetto all’esercizio 2026.
6) La verifica del rispetto di cui al punto 5), con riferimento agli esercizi 2019 – 2030,
è effettuata confrontando, rispettivamente, la sommatoria dei pagamenti risultanti
dal rendiconto trasmesso alla BDAP per “Investimenti fissi lordi e acquisto di
terreni” (Macroaggregato U.2.02 dell’Allegato n. 6/1 al decreto legislativo n.
118/2011 – Piano dei conti finanziario) e per “Contributi agli investimenti diretti e
indiretti” (Macroaggregato U.2.03 dell’Allegato n. 6/1 al decreto legislativo n. 118
del 2011 – Piano dei conti finanziario), con la corrispondente sommatoria dell’anno
base di riferimento. Resta fermo il rispetto dell’articolo 1, comma 781, della
medesima legge n. 205 del 2017, ai sensi del quale le regioni di cui al comma 779
certificano l’avvenuta realizzazione degli investimenti di cui al comma 780 entro il
31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento, mediante apposita
comunicazione al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato.
7) In caso di mancata attuazione degli impegni di cui ai punti 1), 2), 3) e 8), lettera b),
nonché in caso di mancata attuazione dell’impegno di cui al punto 5) per due
esercizi nel periodo oggetto del presente accordo, viene meno il regime di ripiano
pluriennale del disavanzo di cui all’articolo 1, comma 841, della legge n. 197 del
2022 e trova applicazione il regime ordinario di ripiano previsto dall’articolo 42
del decreto legislativo n. 118 del 2011. Con riferimento ai rendiconti degli esercizi
2023-2030, la facoltà di ripiano pluriennale del disavanzo di cui all’articolo 1,
comma 841, della legge n. 197 del 2022, viene meno anche a seguito della mancata
trasmissione alla BDAP:
a) entro il 31 maggio di ciascun anno del rendiconto dell’esercizio
precedente approvato dalla Giunta o, nelle more dell’approvazione del
rendiconto da parte della Giunta, del preconsuntivo;
b) entro 30 giorni dalla definitiva approvazione del rendiconto dell’esercizio
precedente.
8) Con particolare riguardo all’impegno:
a) di cui al punto 1), si tiene conto della flessibilità prevista dal paragrafo 9.2.30
dell’allegato 4/2 al decreto legislativo n. 118 del 2011;
b) di cui al punto 5), in caso di mancata realizzazione dell’obiettivo di
incremento dei pagamenti per investimenti per un solo esercizio nel periodo
oggetto del presente accordo, la Regione è tenuta per l’annualità successiva
ad incrementare del 100 per cento l’importo di 70 milioni di euro previsto al
punto 1).
9) In attuazione dell’Accordo tra il Presidente della Regione siciliana e il Ministro
dell’Economia e delle finanze sottoscritto in data 16 dicembre 2022, il Governo
riconosce alla Regione euro 300 milioni nell’esercizio 2023. Per gli esercizi
successivi, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica, il Governo si
impegna ad individuare con la prossima legge di bilancio le coperture necessarie a
concorrere progressivamente all’onere derivante dall’innalzamento della quota di
compartecipazione regionale alla spesa sanitaria dal 42,50 al 49,11 per cento.
10) Fermo restando il contenimento della spesa di personale, al netto dei rinnovi
contrattuali nei limiti previsti per il medesimo periodo a livello nazionale, incluso
il trattamento accessorio, le assunzioni di personale del comparto non dirigenziale
sono effettuate sulla base della regola del turn over al centoventicinque per cento
delle cessazioni dal servizio verificatesi nell’anno precedente per il triennio
2023-2025, e al cento per cento a decorrere dall’anno 2026. Per il personale con
qualifica dirigenziale le assunzioni sono effettuate sulla base della regola del turn
over al centoventicinque per cento delle cessazioni dal servizio verificatesi
nell’anno precedente per il biennio 2023-2024, e al cento per cento a decorrere
dall’anno 2025.
11) Il presente accordo sarà recepito in specifiche disposizioni legislative.
Roma,
Il Ministro dell’economia e delle finanze Il Presidente della Regione Siciliana

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