Che cosa sta succedendo al largo del mare di Licata? Oltre a esplosioni terribili quanto gas stanno immettendo nell’atmosfera? Lo sanno che questo fa innalzare la temperatura?

Una lettera che alcune associazioni ambientaliste hanno inviato al Comandante della Guardia costiera di Porto Empedocle apre uno scenario inquietante

Che stanno combinando nel mare di Licata? Abbiamo affrontato questo argomento riprendendo una lettera che Domenico ‘Mimmo’ Macaluso ha inviato due anni fa al Governo regionale siciliano. Per la cronaca, Macaluso ricopre la carica di Ispettore onorario dell’assessorato dei Beni culturali della Regione siciliana in materia di Geologia marina, esponente del WWF Sicilia Area Mediterranea ed è considerato uno dei maggiori conoscitori dei fondali del Mediterraneo. Due anni fa Macaluso segnalava i danni che le trivelle dei petrolieri potrebbero provocare andando a cercare petrolio e gas nei fondali marini dove sono presenti i fenomeni di vulcanesimo sedimentario (qui il nostro articolo dello scorso 14 Marzo). Da qualche temponel mare al largo di Licata avvengono strane esplosioni, visibili anche dalla costa (come potete vedere nelle due foto che pubblichiamo: la foto sopra è stata scattada da Licata, la foto sotto dalla spiaggia di San Leone ad Agrigento). Oggi diamo spazio a una lettera che i rappresentanti delle associazioni Mareamico Agrigento (Claudio Lombardo), Mareamico Sicilia (Fabio Galluzzo), Marevivo, Legambiente Agrigento, WWF Sicilia Area Mediterranea (Domenico Macaluso) hanno inviato al Comandante della Guardia costiera di Porto Empedocle.

Le fiammate visibili anche dalla costa agrigentina da una distanza di 18 miglia sono legate alla ricerca di idrocarburi in corso al largo di Licata?

I rappresentanti delle associazioni ambientaliste “chiedono chiarimenti sulla natura delle imponenti fiammate in mare, segnalate e riprese in video e foto al largo di Licata e di San Leone (Agrigento), poco prima delle ore 22,00 del 2 Febbraio 2024. Questo tratto di mare è attualmente interessato dalle prospezioni per la ricerca ed emunzione di idrocarburi nell’ambito del progetto Offshore Ibleo – Campi Gas Argo e Cassiopea – dove sta operando la nave Saipem 3000. Ciò che chiediamo è se le enormi fiammate, seguite in alcuni casi da boati, registrate anche alcuni giorni prima dell’evento del 2 Febbraio, siano da mettere in relazioni con le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi in corso in quest’area, di che natura sono le fiamme visibili da oltre 18 miglia di distanza e se queste possano rappresentare un pericolo per la popolazione, come nel caso dovesse trattarsi di combustione di idrocarburi”. Non c’è nemmeno bisogno di aggiungere che e le fiammate sono visibili dalla costa, da una distanza di 18 miglia si deve essere trattato di fenomeni imponenti. Pannelli fotovoltaici al posto delle aziende agricole, pale eoliche in mezzo al mare, petrolieri che cercano gas e petrolio nel Mediterraneo: ma la Sicilia di oggi cos’è diventata? La mecca di tutte le energie possibili e immaginabili? E cosa stanno guadagnando i siciliani da tutto questo? Fino ad oggi una beata minchia!

Che rischi ci sono per la popolazione?

“Le preoccupazioni da noi espresse – prosegue la lettera inviata alla Guardia costiera di Porto Empedocle – riguardano innanzitutto la salute degli operatori a bordo delle unità navali impegnante in queste attività, ma anche eventuali danni all’ecosistema marino e soprattutto rischi per la popolazione che vive lungo una costa fortemente antropizzata come quella prospiciente il tratto di mare interessato da queste operazioni di ricerca ed estrazione di idrocarburi. In questi giorni la popolazione di Licata, la città più vicina a questo tratto di mare, è preoccupata dalla potenziale liberazione di diossina dopo il recentissimo disastroso incendio del deposito di rifiuti OMNIA, un rischio che ha condotto l’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) a monitorare la qualità dell’aria della città agrigentina, considerato il rischio
sia per la salute dei residenti in questa zona, che il grave rischio economico per una dei più importanti
centri di produzioni agricole della Sicilia. Aggiungere a questo rischio anche quello legato alla liberazione di gas o alla sua combustione sarebbe gravissimo”.

Questi signori l’hanno capito che l’immissione di metano nell’atmosfera fa aumentare la temperatura? Non ci basta il caldo provocato dal Sole e dalla CO2?

Quanto sta avvenendo nel totale silenzio nel mare di Licata desta grande preoccupazione. Il Mediterraneo è pieno di gas. Nei fondali marini sono presenti particolari strutture circolari, ovvero crateri da esplosione di metano chiamati pockmarks. Per quello che noi conosciamo graie alle informazioni forniteci da Macaluso, al largo di Licata non ci dovrebbero essere pockmarks. E questo è già un fatto positivo, perché l’esplosione di pockmarks possono provocare maremoti, come avvenne a Sciacca nel 1951 (qui un articolo). Però c’è sempre il condizionale, perché le sorprese, in mare, sono sempre dietro l’angolo. Ci sono altri problemi. Intanto ai pescatori di Licata – dove c’è un importante porto peschereccio – è stato vietato di pescare in un ampio tratto di mare. Le esplosioni in mare spiegano anche il perché… Di più. Già nella stagione estiva il caldo, nell’area mediterranea, sta diventando insopportabile. Le immissioni di metano nell’atmosfera aggravano il problema, perché il metano (CH4) è trenta volte più climaterante dell’anidride carbonica (CO2). Ciò significa che il metano riscalda l’ambiente con una potenza trenta volte maggiore del riscaldamento indotto dall’anidride carbonica. L’Unione europea si preoccupa del metano prodotto dagli allevamenti animali intensivi: preoccupazione più che legittima; ma la stessa Ue fa finta di non vedere il metano che si libera nell’atmosfera a causa dei petrolieri che ‘spirtusano’ (bucare per i non siciliani) i fondali marini (qui un articolo nel quale si parla anche dei problemi legati allo scongelamento del Permafrost: problema ecologico gravissimo). Nel Mediterraneo, da Gibilterra, entrano i tonni che alimentano il mercato giapponese di questo pesce pelagico. Ricordiamo infine che dal Mediterraneo passano anche le petroliere di mezzo mondo: non c’è bisogno di illustrare cosa succederebbe se l’esplosione di metano fuoriuscito dai fondali marini coinvolgerebbe una petroliera…

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